“Ho la miosite. Mi muovo con difficoltà. Probabilmente Tender Loving Care sarà il mio ultimo film”. Anche il regista britannico Mike Leigh sembra dire addio al cinema. E lo fa dal festival di San Sebastian dove nel presentare il suo sedicesimo lungometraggio di una carriera iniziata oltre 50 anni fa, ha voluto raccontare dettagli del suo privato: “Ho una patologia, la miosite, che influisce sui miei movimenti muscolari, e muovermi mi è piuttosto difficile. È certamente più difficile di quanto possa essere per un regista e quindi probabilmente questo sarà il mio ultimo film. Tutto qui”.
Niente Venezia, Cannes o Berlino per gli ultimi suoi due film (Peterloo finì in Concorso Venezia nel 2018 senza grandi riscontri), Leigh deve invece moltissimo al circuito festivaliero europeo che l’ha lanciato nell’olimpo dell’art house d’autore prima con la Palma d’Oro per Segreti e Bugie (1996) e poi per Il segreto di Vera Drake, Leone d’Oro a Venezia 2004. Come per il coetaneo Ken Loach, Leigh condivide l’essersi fatto le ossa nella tv britannica (BBC) negli anni sessanta e settanta, e nell’aver raccontato più che la classe operaia come Ken “il rosso”, la gente comune con le sue timide bugie e i propri laceranti segreti.
Un cinema politico basato su un approccio umanista teso ad osservare senza moralismi o patetismi la quotidiana solitudine e disillusione di singole pedine perse in quello strano flusso post thatcheriano che è poi stato travolto da una seconda piena neoliberista ancor più drastica e crudele dovuta alla finta socialdemocrazia blairiana da terza via. Leigh non ha mai avuto delle solide sceneggiature alla base dei suoi film.
Spesso il suo cinema si è composto in lunghe sessioni pre set con gli attori scelti più che per creare un personaggio, per sondare, costruire, stimolare un’alchimia tra pari. Un cinema spesso duro, quello di Leigh, finanche spitato, proprio come in un lavoro di ricostruzione storica verista e millimetrica come Peterloo dove è uscito dall’intimismo per raccontare le masse e il popolo travolti dalla violenza e dalla viltà dei potenti nell’Inghilterra di inizio ottocento.
Le recensioni di Tender Loving Care – passato a Toronto, Telluride e ora in Spagna – sono altalenanti: Variety non l’ha amato molto, mentre tra il pubblico che poi fornisce i suoi voti sui siti web aggregatori di opinioni ha numeri altissimi. Al centro del film ci sono due assistenti sociali nell’Inghilterra di oggi che, guarda caso, nonostante governino i laburisti affrontano tagli all’assistenza sociale pubblica. Staremo a vedere, sempre che in Italia il film lo si riesca a vedere in sala. Leigh, 82enne dell’Hertfordshire, è un ateo, antimonarchico e in prima fila a sostegno del fu leader lab Jeremy Corbyn. Pare che Leigh, così corpulento e barbuto, sia stato spesso scambiato per strada, proprio con il collega Ken Loach, magro magro, senza un pelo sul viso e non proprio un marcantonio. Il cinema di entrambi, così stilisticamente lontano e allo stesso tempo così naturalmente vicino, che si avvia a non esserci più mancherà a molti. Un suggerimento per chi non lo conoscesse o lo conoscesse poco: se non riuscite a reggere i lunghi piani sequenza a camera fissa di Segreti e bugie recuperate Turner, un atipico biopic sul celebre pittore girato in uno stato estetico ed estatico di grazia.