I casi più eclatanti: "Una signora era convinta che il marito fosse morto in un'operazione internazionale di altissimo livello" - 4/6
Tra le telefonate rimaste impresse nella memoria della detective ce n’è una ricevuta molti anni fa. Murnau precisa di aver modificato alcuni dettagli per rendere la vicenda completamente irriconoscibile. “Mi chiamò una signora e cominciò a raccontarmi una storia che sembrava la trama di un film di spionaggio. Dopo la morte del marito, che svolgeva un lavoro comunissimo, aveva iniziato a convincersi che l’uomo fosse stato in realtà coinvolto in un’operazione internazionale di altissimo livello. Nella sua ricostruzione, la morte del marito non rappresentava la fine della vicenda, anzi, era l’inizio della persecuzione nei suoi confronti”.
Le verifiche possibili descrivevano una vita professionale normale. Ma nel racconto della donna il marito apparteneva a una dimensione segreta della quale lei era diventata, suo malgrado, l’unica depositaria. “Mi spiegava che, ogni volta che usciva di casa, l’intero paese si attivava per molestarla. I vicini producevano rumori apposta. Le persone le parlavano alle spalle. I bambini le facevano le pernacchie, la apostrofavano con epiteti ingiuriosi e la seguivano per strada. Non era più un singolo vicino, non era più una persona: era diventata un’intera comunità”.
La persecuzione, secondo la donna, riusciva a superare persino i confini nazionali. “Era partita per un Paese estero e, appena arrivata in aeroporto, aveva sentito le persone intorno a lei mormorare frasi che riteneva riguardassero la sua vita. Per lei fu la prova definitiva: se anche degli sconosciuti, in un altro Stato, conoscevano la sua storia, allora l’organizzazione doveva essere enorme”. Con il tempo, la signora aveva elaborato una vera e propria struttura gerarchica. “Sosteneva di aver scoperto una società sotterranea operante nella sua regione e governata da un uomo chiamato Zago. I bambini incaricati di seguirla e disturbarla erano, nella sua definizione, gli ‘zagottini‘. La ricostruzione possedeva nomi, ruoli, collegamenti, livelli di comando. Era un universo completo”. “Era lucidissima. Ed è questo che colpisce”
Il pregiudizio tende a rappresentare chi vive simili esperienze come una persona necessariamente sconnessa, incoerente o incapace di comunicare. La realtà incontrata da Klara è spesso molto diversa. “La cosa che mi ha sempre impressionata è l’educazione di queste persone, la precisione con cui espongono i fatti e la loro straordinaria capacità argomentativa. Possono raccontare tutto in modo ordinato, fornire date, orari, interpretazioni e collegamenti. Sono capaci di parlare per ore senza perdere il filo”.
La coerenza formale del racconto, tuttavia, non equivale alla sua verificabilità. “Una storia può essere perfettamente costruita e, nello stesso tempo, partire da una premessa che non trova conferma nella realtà. Il compito dell’investigatore è non lasciarsi sedurre dalla perfezione narrativa. Perché noi lavoriamo sui riscontri, non sulla qualità della sceneggiatura, seppur spesso devo dire, può essere eccezionale.” Alcune persone riferiscono anche percezioni visive o uditive: voci, mormorii, immagini, rumori o messaggi che sembrano rivolti esclusivamente a loro. “Non sta a me stabilire se una persona abbia avuto in un determinato momento un’allucinazione. Non sono una psichiatra e non devo improvvisarmi tale. Posso però verificare se ciò che mi viene raccontato trova conferma esterna. Se i riscontri non ci sono e la sofferenza è evidente, l’indagine privata non è lo strumento adatto”.
La signora della società segreta richiamò Klara più volte nel corso della stessa estate. “Era evidente che non avesse bisogno di una azione di intelligence. Aveva bisogno di parlare con qualcuno che non la deridesse e non la interrompesse dopo trenta secondi. La lasciai raccontare. Non ebbi cuore di chiudere bruscamente quelle telefonate, perché sentivo tutta la sua solitudine”. Ascoltare, tuttavia, non significava accettare come vera l’esistenza degli ‘zagottini’. “Con persone in uno stato di paura così profondo non serve dire brutalmente: ‘È tutto falso, si rende conto che non è la realtà?’ Una frase simile che umiliazione e genera chiusura. Ma non si deve neppure rispondere: ‘Ha ragione, esiste una società segreta e ora la troveremo’. Riconoscere la sua angoscia senza confermare la persecuzione. “Capisco che ciò che sta vivendo sia spaventoso. Cerchiamo però di distinguere quello che sente da ciò che possiamo verificare'”. Dopo qualche tempo, Murnau venne a sapere che la famiglia era riuscita ad accompagnare la donna verso un sostegno terapeutico adeguato. “Fu la soluzione che nessuna attività investigativa avrebbe potuto offrire.”.