Quando la città si svuota, il sospetto la ripopola: i racconti della detective - 2/6
L’estate sembra possedere una particolare capacità di amplificare ciò che durante l’anno rimane sullo sfondo. Gli orari cambiano, il sonno si fa più irregolare, aumentano la stanchezza e l’irritabilità. Le persone di riferimento partono, molti professionisti diventano meno reperibili e il silenzio delle città può trasformarsi, per chi sta attraversando un momento di fragilità, in uno spazio difficile da abitare. “Posso parlare soltanto di ciò che osservo nel mio lavoro, perché non dispongo di dati scientifici che mi permettano di dire che questi casi aumentino in maniera esponenziale“, precisa Murnau. “Ma durante l’estate ricevo sicuramente più telefonate di questo tipo. Il caldo non genera automaticamente paranoia e non bisogna mai fare affermazioni così superficiali. Può però sommarsi alla mancanza di sonno, alla solitudine, all’ansia e alla perdita delle normali abitudini. È così che alcune paure possono diventare totalizzanti”.
Il meccanismo raccontato dalla detective segue spesso lo stesso percorso. All’inizio c’è un episodio apparentemente comune: un vicino che fa rumore, un’automobile vista più volte, due persone che parlano sottovoce, uno sconosciuto che guarda nella stessa direzione. Poi gli episodi si moltiplicano e cominciano a collegarsi fra loro. “Un dubbio diventa un sospetto. Il sospetto diventa una certezza. E, a quel punto, ogni cosa sembra confermarla. Il vicino non sta chiudendo una porta ma sta inviando un segnale. La macchina non è parcheggiata per caso, sta controllando la casa. Le persone non stanno parlando tra loro, stanno parlando di te. Il mondo intero comincia ad assumere un significato personale”.