Penelope che lavora a maglia e Telemaco bambino: come cambia il mito nella memoria collettiva - 5/6
Persino i personaggi principali dell’Odissea vengono deformati dal ricordo comune. Penelope, per esempio, viene immaginata dal 64% degli italiani come una donna impegnata a lavorare a maglia. Nel poema, invece, tesse al telaio il sudario di Laerte, il padre di Ulisse, utilizzando lo stratagemma della tela disfatta ogni notte per rimandare la scelta di un nuovo marito.
Anche Telemaco viene rappresentato in modo completamente diverso dall’opera originale: il 71% degli intervistati lo considera un bambino indifeso, mentre nell’Odissea è un giovane adulto che intraprende il proprio viaggio alla ricerca del padre e combatte al suo fianco contro i Proci. Non va meglio per altri elementi del poema: il 63% confonde Scilla e Cariddi, trasformandoli in isole o figure diverse dai mostri marini descritti da Omero, mentre molti dimenticano il ruolo decisivo di personaggi come Circe e Calipso, personaggi con cui Ulisse trascorre complessivamente 8 anni. Due figure femminili che nell’Odissea non sono semplici antagoniste, ma momenti di sospensione del destino dell’eroe. Circe, la maga capace di trasformare gli uomini e di dominare la natura, rappresenta il fascino di un mondo alternativo, in cui Ulisse può fermarsi e acquisire una nuova consapevolezza. Calipso, invece, è la figura della rinuncia definitiva: la ninfa che offre all’eroe una vita eterna lontana dal dolore e dal tempo, ma al prezzo di perdere ciò che lo definisce, il desiderio di tornare a casa.