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Laura Bonafede, per l’amante di Messina Denaro condanna ridotta in appello: ma confermata l’associazione mafiosa

Era stata condannata in primo grado a 11 anni e 4 mesi, adesso a 9 anni. "Eravamo una famiglia", scriveva la maestra in uno dei pizzini trovati nel covo del boss
Laura Bonafede, per l’amante di Messina Denaro condanna ridotta in appello: ma confermata l’associazione mafiosa
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Pena ridotta in Appello a 9 anni, ma anche in secondo grado regge l’accusa di appartenenza a Cosa Nostra per Laura Bonafede, per tanti anni amante di Matteo Messina Denaro. Figlia di Leonardo Bonafede, capomafia di Campobello di Mazara, moglie di Salvatore Gentile, condannato per avere commesso due omicidi su ordine proprio di Messina Denaro, Laura era stata condannata in primo grado a 11 anni e 4 mesi e per il Tribunale di Palermo non c’era dubbio: “Deve ritenersi definitivamente accertato” che “ha consapevolmente preso parte all’associazione mafiosa Cosa nostra, capeggiata” da Matteo Messina Denaro. Così scriveva il giudice Paolo Magro nelle motivazioni della sentenza di primo grado.

“Eravamo una famiglia”, scriveva d’altronde lei in uno dei pizzini trovati nel covo di Campobello di Mazara. Pizzini che hanno permesso di ricostruire il lungo legame che univa la maestra di Campobello con l’ex primula rossa di Castelvetrano: “Mi manca tutto. Anche guardare un film assieme”. Addirittura un “rapporto che trova origine già nel 1996”, scriveva Magro. Che aggiungeva: è di “assoluta evidenza che le summenzionate condotte abbiano avuto un sicuro rilievo strategico per l’attività dell’associazione mafiosa e che non hanno solo consentito ad uno dei massimi esponenti di sottrarsi alle ricerche decennali ma, prima ancora, di continuare a svolgere il proprio ruolo di capo”, si legge ancora nelle motivazioni.

La donna appare pure in uno dei fotogrammi che mostrano il latitante mentre è intento a fare la spesa in un supermercato, due giorni prima della sua cattura, avvenuta il 16 gennaio del 2023. Lui si ferma davanti al reparto salumeria, come da accordi nei pizzini, e lei è lì che lo aspetta. Un lungo legame che prova nel tempo l’appartenenza mafiosa di lei. Mentre per il cugino di Laura, Andrea Bonafede junior, la Cassazione ha confermato la condanna, escludendo dunque definitivamente la sua appartenenza a Cosa Nostra, nonostante fosse provata la sua assistenza al boss durante la malattia, ma anche per incombenze futili, molti anni prima della malattia, sempre durante la latitanza di Messina Denaro, poi morto il 25 settembre del 2023. Bonafede è stata anche condannato a risarcire le parti civili: 25 mila euro ciascuno ai Comuni di Castelvetrano e Campobello di Mazara. Diecimila euro alla Regione siciliana e al ministero dell’Istruzione. Tremila euro al Centro studi Pio La Torre e alle associazioni Antonino Caponnetto, Antiracket e antiusura Trapani e Codici.

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