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Inchiesta “Epicentro 2”, indagato per ‘Ndrangheta era candidato (non eletto) di Alternativa popolare alle comunali di Reggio Calabria

Si tratta del commercialista Francesco Stillittano che aveva chiesto al boss Nicola Gattuso di regalare la dote del "Vangelo" al figlio Domenico che si stava laureando in Economia e commercio. Indagini anche su un giro di banconote false messe in circolazione dall'aspirante consigliere comunale.
Inchiesta “Epicentro 2”, indagato per ‘Ndrangheta era candidato (non eletto) di Alternativa popolare alle comunali di Reggio Calabria
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“Noi siamo contro la ‘ndrangheta senza se e senza ma, sotto ogni forma”. “La ‘ndrangheta ci fa schifo”. “Servono voti puliti, liberi, trasparenti”. Chissà cosa penserà il neosindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro rileggendo, a distanza di qualche settimana, le parole che ha pronunciato in campagna elettorale quando disse ai suoi candidati: “Meglio un voto in meno oggi che un’ombra sulla nostra dignità domani”.

Forse, con il senno di poi, quest’ultima frase potrebbe essere trasformata in “meglio un candidato in meno oggi che un’ombra sulla nostra dignità domani”. Ne parlerà sicuramente con il suo neo-assessore Massimo Ripepi a cui ha affidato le deleghe alla Protezione civile, all’edilizia residenziale pubblica e pure quelle sulle politiche dell’Area integrata dello Stretto. In passato candidato al Senato con Fratelli d’Italia, oggi in Calabria Ripepi è l’uomo di Stefano Bandecchi che lo ha nominato leader regionale di “Alternativa popolare”. E proprio in questa veste, Ripepi (che è anche pastore della chiesa cristiana “Pace”) ha scelto i candidati della sua lista a sostegno del futuro sindaco Francesco Cannizzaro. E tra gli aspiranti consiglieri c’era anche un commercialista di 58 anni, Francesco Stillittano, che non è stato eletto ma ha portato 261 voti al centrodestra e ad “Alternativa popolare”. Peccato però che, quando è stato candidato, era già indagato dalla Procura di Reggio Calabria per associazione a delinquere di stampo mafioso e per concorso in falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate.

Ma andiamo con ordine. Il nome di Francesco Stillittano compare nelle carte dell’inchiesta “Epicentro 2”, l’operazione della Direzione distrettuale antimafia che la settimana scorsa ha portato all’arresto di 79 persone, compreso il figlio del commercialista, Domenico Stillittano. Quest’ultimo è il giovane che si è laureato nel 2024 in “Economia e commercio” e, per l’occasione, il padre aveva chiesto all’indagato Nicola Gattuso, “capo locale” di Oliveto (frazione pedemontana di Reggio), un singolare premio: una dote di ‘ndrangheta e, in particolare, quella del “vangelo”.

La storia è stata raccontata dal procuratore Giuseppe Borrelli e dall’aggiunto Walter Ignazitto durante la conferenza stampa sul blitz, ma i due magistrati, a causa delle linee guida “bavaglio” dettate dal Csm, avevano omesso i riferimenti all’identità del commercialista. Che, però, stanno nell’ordinanza di custodia cautelare. La premessa è d’obbligo: Francesco Stillittano è privo di “pregiudizi penali e di polizia” ma nel fascicolo dell’inchiesta c’è la sua iscrizione nel registro degli indagati.

Un atto dovuto dopo che i carabinieri sentono dalla sua viva voce le conversazioni intrattenute con esponenti di ‘ndrangheta. “Si laurea e gli voglio fare un regalo a mio figlio”. Alla richiesta del candidato, il boss risponde picche (“Non dire che gli possiamo dare il ‘Vangelo’ a tuo figlio!”) e trova d’accordo anche l’indagato Fortunato Marino che gli investigatori indicano essere un altro “capo locale”, quello della frazione di Aretina: “Minchia – dice – ma deve rompere le palle, cioè ci deve far passare per ridicoli a noi, se no non è lui!… noi siamo ridicoli quando facciamo queste cose”.

Secondo Marino, infatti, Gattuso dovrebbe chiarire a Stillittano che, a suo figlio, di regali “gliene ha fatti tre”. I pm non hanno dubbi: significa che al neo-laureando, nonostante la giovane età (classe 2001) “in passato gli sono state conferite altre doti di ndrangheta”.

Tornando al padre commercialista, nei suoi confronti i carabinieri ritengono di aver acquisito “elementi indizianti” che “hanno consentito di delineare un robusto quadro probatorio tale da ritenere qualificata la sua piena organicità all’associazione mafiosa denominata ndrangheta”. Nelle carte, infatti, si parla di una “sua consapevole, stabile e perdurante compartecipazione alle dinamiche” mafiose. A riscontro ci sono numerose conversazioni dove i carabinieri, per esempio, sentono lo stesso Stillittano dire: “Mi hanno chiamato per dargli, che gli diamo… la ‘Santa’ (altra dote di ‘ndrangheta, ndr)… al figlio di Giovanni Esposito, a Totò…. Ho detto: ‘che cazzo stai dicendo?”.
Negli ambienti mafiosi, solo chi ha un grado superiore può dire la sua sulle doti da assegnare agli affiliati. Per questo secondo gli investigatori, l’aspirante consigliere comunale era in “possesso di una elevata dote di ndrangheta”. Che consentiva al commercialista di dispensare addirittura consigli anche su quali bar frequentare sconsigliando quelli pieni “di telecamere e di microspie”.

Oltre all’associazione mafiosa, Francesco e Domenico Stillittano sono sotto inchiesta per un illecito giro di moneta falsa. L’11 dicembre 2023, infatti, padre e figlio propongono all’indagato Fortunato Marino l’acquisto di banconote contraffatte e realizzate con “la carta vaticana”. “Fatti perfetti. Li stanno facendo con la filigrana e con la carta adeguata come si fanno i soldi effettivamente” assicura il commercialista che, in un’intercettazione, spiega anche il costo delle banconote: “Allora, centomila… a noi vogliono venticinque, centomila! Però qualche altra fesseria me la faccio togliere, gli dico che sono miei personali”.

Per gli investigatori, tanto Francesco quanto Domenico Stillittano avrebbero già commercializzato alcune di queste banconote: “Io dove li ho passati se li sono presi”, “sono andato al bar dove c’è pure la macchinetta… e sono passati. Pure qua da Sarné”. Alle titubanze di Marino, è il figlio del commercialista che tenta di convincerlo: “Un paio li ho cambiati io… Qualche quindici ne ho cambiate… me ne sono andato dove vendono la verdura a Piazza del Popolo, tutti quei marocchini… una strage!… mutande, calzini”. Che, adesso, torneranno utili. Almeno al figlio del candidato di Alternativa popolare.

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