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“Per entrare in grotta servono brevetti specifici e nessuno lo aveva”: i dubbi sull’immersione dei cinque sub morti alle Maldive

L’avvocata e speleosub Orietta Stella, legale del tour operator Albatros Boat Tour, sostiene che il vero nodo non fosse la profondità ma la penetrazione nella grotta: “Senza filo di Arianna, torce e formazione adeguata non si rispettano gli standard internazionali”.
“Per entrare in grotta servono brevetti specifici e nessuno lo aveva”: i dubbi sull’immersione dei cinque sub morti alle Maldive
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Più che la profondità raggiunta, il vero nodo della tragedia dei cinque sub italiani morti alle Maldive sarebbe stata la natura stessa dell’immersione: una penetrazione in grotta che, secondo gli standard internazionali, richiede brevetti specifici, attrezzature dedicate e una preparazione tecnica avanzata. È questo il punto centrale dell’analisi di Orietta Stella, avvocata specializzata nell’assistenza internazionale agli operatori turistici e subacquei, ma soprattutto come racconta in una intervista al Corriere della Sera speleosub con trent’anni di esperienza nelle acque maldiviane. Da giorni si trova a Malé per seguire le operazioni legate al recupero dei corpi e all’avvio delle indagini. Monica Montefalcone, secondo l’opinione di chi lavorava con lei e chi la conosceva bene, non solo era esperta ma attenta e meticolosa nella preparazione di tutte le immersioni. Oltre 5mila quelle effettuate dalla scienziata.

“Qui non è in gioco la profondità, ma la penetrazione in grotta per la quale ci sono degli standard ben precisi, ci vogliono dei brevetti specifici”, spiega Stella, sottolineando come il tema centrale dell’inchiesta non riguardi tanto i limiti dei 30 metri previsti dalla normativa maldiviana per le immersioni ricreative, quanto il tipo di ambiente affrontato dal gruppo. L’avvocata distingue nettamente tra immersione in “caverna” e immersione in “grotta”. “La prima parte dell’immersione può essere considerata una immersione in caverna, perché la luce trapela ancora e l’uscita è visibile. L’immersione in grotta inizia nel momento in cui l’occhio di luce scompare”. Da quel punto, aggiunge, cambiano completamente le regole operative.

Secondo Stella, un’immersione speleosubacquea richiede dotazioni precise: “Si deve seguire un percorso completamente diverso, con il Filo di Arianna, cioè un cavo abbastanza lungo per coprire tutto il tragitto, torce e una ridondanza di attrezzatura”. Fondamentali anche marker direzionali e sistemi di orientamento tattile e visivo per evitare di perdersi nei cunicoli sommersi. “Senza queste dotazioni, l’immersione in grotta non è conforme agli standard delle associazioni didattiche”, afferma. E aggiunge un elemento destinato a pesare nelle verifiche investigative: “Risulta che alcuni dei componenti di questa penetrazione non avessero una preparazione specifica”. Alla domanda se i cinque sub disponessero di brevetti e attrezzature adeguate, Stella risponde in modo netto: “Che io sappia nessuno dei cinque sub aveva una preparazione specifica per l’immersione in grotta e il brevetto di grotta”.

Da qui, secondo il legale, deriverebbe anche l’estraneità del tour operator rispetto all’immersione tecnica effettuata dal gruppo. Albatros Boat Tour sostiene infatti di essere organizzato esclusivamente per attività ricreative e non per immersioni tecniche profonde o speleosubacquee. “Noi siamo attrezzati per fare missioni ricreative, non per immersioni tecniche di questo tipo”, precisa Stella. A bordo della Duke of York, aggiunge, non erano disponibili le attrezzature necessarie per una penetrazione in grotta.

Secondo la ricostruzione fornita dalla legale, i sub avevano con sé parte della propria dotazione personale – computer subacquei, jacket ed erogatori – mentre il tour operator avrebbe fornito soltanto bombole standard, piombi e cinture. “E basta”, sottolinea Stella, escludendo quindi la presenza di equipaggiamenti specialistici compatibili con immersioni in ambienti chiusi e profondi.

Stella evidenzia inoltre che la spedizione autorizzata dal governo maldiviano e dall’Università di Genova riguardava attività scientifiche come campionamenti di coralli, misurazioni delle specie ittiche e raccolta di dati ambientali. “Non eravamo informati dell’immersione con penetrazione in grotta. Non ne sapevamo nulla, e non l’avremmo mai autorizzata proprio per la mancanza di attrezzatura e di autorizzazione”. Resta poi aperto il tema del ruolo di Gianluca Benedetti, il capobarca e istruttore sub che avrebbe guidato l’immersione. Su questo punto Stella preferisce non esporsi: “Aspetto le indagini”. L’avvocata conferma però che Benedetti non era dipendente diretto di Albatros Boat Tour, bensì della Island Cruise Private Limited, società che gestisce il management della Duke of York e di altre imbarcazioni.

Nelle prossime settimane saranno soprattutto i dati tecnici a chiarire cosa sia realmente accaduto nella grotta di Alimatha. Computer subacquei e videocamere GoPro recuperati dagli speleosub finlandesi potrebbero ricostruire il percorso seguito dal gruppo, le profondità raggiunte e gli ultimi minuti dell’immersione. “Sono sicura che i computer e le GoPro ci diranno cos’è accaduto”, conclude Stella, ribadendo la volontà del tour operator di collaborare con le autorità italiane e maldiviane mentre proseguono le indagini sulla tragedia.

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