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La Flotilla squarcia il velo dell’ipocrisia e della complicità del nostro governo nel genocidio

Dobbiamo essere infinitamente grati a coloro che per realizzare imprese come questa mettono a repentaglio la propria incolumità personale
La Flotilla squarcia il velo dell’ipocrisia e della complicità del nostro governo nel genocidio
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Le missioni delle varie Flotille dimostrano con estrema chiarezza due cose. Primo, l’esistenza di un grande movimento di solidarietà, nonviolento ma fortemente determinato, che comprende persone di ogni origine ed estrazione e non si piega di fronte alle minacce e ai soprusi. Secondo, quella di uno Stato terrorista e canaglia che non rispetta né il diritto internazionale né le più elementari norme di umanità.

Il governo italiano, col suo vergognoso silenzio, all’ombra del quale continua in realtà ad alimentare in vario modo la macchina del genocidio, sceglie ancora una volta di stare dalla parte degli assassini. È dovere costituzionale di ogni cittadino italiano mobilitarsi per porre fine a questo scandalo inaudito.
Infatti la nostra Costituzione sia nei suoi principi generali (dovere di solidarietà previsto dall’art. 2) che nelle chiarissime norme di cui all’art. 10 (conformità al diritto internazionale) e all’art.11 (ripudio della guerra) impone alla Repubblica di operare per l’instaurazione e la salvaguardia in ogni circostanza di un ordinamento internazionale atto a garantire a ogni essere umano, nessuno escluso, di godere della pace e dei diritti umani, a partire da quello fondamentale all’autodeterminazione.

E la Repubblica sarebbe ben poca cosa se consistesse solo nei suoi organi di vertice, specialmente se essi rispondono ai nomi di Giorgia Meloni e Ignazio Benito La Russa. La Repubblica siamo noi tutte e tutti consociate e consociati e in quanto tali siamo tenuti ad operare in modo fattivo per il rispetto e l’attuazione dei valori costituzionali.

Quanto avviene da tempo, e con intensità crescente dopo il 7 ottobre 2023, in Palestina e in tutto il Medio Oriente rappresenta un’evidente e costante violazione di ogni principio costituzionale e internazionale. Da sempre viene negato al popolo palestinese il diritto sacrosanto a uno Stato che ne protegga e promuova l’esistenza pacifica e finanche la sua stessa identità, pur riconosciuta dal diritto internazionale e riaffermata di recente in varie occasioni dalla Corte internazionale di giustizia.

Questa negazione, che il governo israeliano stolidamente ritiene essenziale alla propria sicurezza, costituisce la premessa ineliminabile di ogni altra crisi e conflitto nella strategica area mediorientale. In particolare dell’intervento in Libano, che il governo israeliano vorrebbe trasformare in una nuova Gaza, e dell’aggressione contro l’Iran, scatenata da Trump e Netanyahu per punire tale Stato del suo irriducibile appoggio alla resistenza del popolo palestinese.

Questa guerra, durata dal 28 febbraio all’8 aprile, potrebbe riprendere in ogni momento, dato che gli Stati Uniti e Israele non accettano di essere stati sconfitti come è invece del tutto evidente a tutti gli osservatori imparziali, a cominciare da importanti testate giornalistiche statunitensi per tale motivo accusate di follia da Trump. Lo scontro con l’Iran è del resto il fronte planetario principale sul quale l’amministrazione di Washington tenta, con scarsi risultati, di mantenere quel che resta della sua ormai terminata supremazia mondiale, agitandosi maldestramente e pericolosamente provocando guerre e genocidi tentando di bullizzare, come un ubriaco violento o un brigante senza principi, chiunque si opponga alle sue pretese, da Cuba alla Groenlandia, dalla Palestina allo Yemen.

Come confermato dal rilievo del tutto centrale della questione palestinese, al cuore della presente situazione di instabilità interessante c’è infatti proprio il tramonto del sistema prima coloniale e poi neocoloniale, che ha dominato il mondo per circa cinque secoli, e dalle cui rovine fumanti stanno emergendo nuovi protagonisti geopolitici ed economici, prima fra tutti la Cina popolare e socialista, forte dell’innegabile superiorità del suo sistema, basato sulla supremazia dell’interesse pubblico sui potentati privati.

Non si tratta certo di sostituire una potenza dominante a un’altra, come opportunamente ricordato a Trump da Xi Jinping durante il loro recente incontro a Pechino rievocando la trappola di Tucidide. Si tratta invece di mettere finalmente in campo un nuovo sistema multipolare e policentrico in grado di garantire pace e diritti dell’umanità nel suo complesso a partire dalle sue parti più oppresse e sfavorite.

Imprese epiche come la Flotilla vanno sicuramente in questa direzione e dobbiamo essere infinitamente grati a coloro che per realizzarla mettono a repentaglio la propria incolumità personale, centinaia di eroici volontari tra i quali voglio ricordare l’europarlamentare dei 5S Carotenuto, l’inviato del Fatto Alessandro Mantovani e l’ex consigliera comunale fiorentina Antonella Bundu, ma anche tutte le altre e gli altri.

Di fronte alle ennesime gravissime violazioni del diritto internazionale da parte di Israele l’indegno governo italiano smetta di esserne complice, e sia sostituito al più presto da uno in grado di rappresentare le speranze e le aspirazioni del popolo italiano nel contesto mondiale in rapida evoluzione.