L’allarme internazionale - 2/3
La MV Hondius avrebbe dovuto far scendere il resto dei passeggeri a Capo Verde una settimana fa, ma l’emergenza sanitaria ha fatto crescere la preoccupazione internazionale, anche perché a bordo, dal primo aprile, erano presenti viaggiatori provenienti da 28 Paesi diversi. L’allarme legato all’Hantavirus è esploso il 2 maggio, quando una donna tedesca è diventata la terza vittima registrata sulla nave, alla vigilia dell’attracco previsto a Capo Verde.
Secondo le ricostruzioni, quello che oggi viene considerato il paziente zero aveva viaggiato insieme alla moglie tra Argentina e Cile prima dell’imbarco, spostandosi in furgone e dedicandosi al birdwatching in diverse aree. Sono proprio quegli spostamenti a essere ora analizzati dagli esperti per individuare l’origine del contagio. Due giorni dopo la morte dell’uomo olandese, la nave ha fatto tappa a Tristan da Cunha, ma il corpo è rimasto nel piccolo obitorio di bordo fino all’arrivo a Sant’Elena, il 24 aprile, quando anche la moglie mostrava ormai sintomi evidenti. “C’erano gel disinfettanti, ma la gente non indossava mascherine e c’era un solo medico, sempre super impegnato perché le persone non si sentivano bene, ma inizialmente si è pensato al mal di mare”, spiega ancora Çenet parlando dei giorni successivi al primo decesso.
“Il capitano e il medico erano completamente all’oscuro di tutto perché nessuno sapeva quale fosse la causa. Dopo il secondo decesso, era ovvio che a bordo ci fosse un virus, ma ormai era troppo tardi. Non siamo stati tenuti adeguatamente informati e per 12 giorni non è stata presa alcuna precauzione”. Il primo maggio, quando l’equipaggio ha chiesto se tra i passeggeri ci fosse qualcuno con competenze mediche disposto a collaborare in assenza del medico di bordo, si è fatto avanti l’oncologo in pensione Stephen Kornfeld. Il medico ha raccontato che diverse persone “presentavano molti sintomi virali tipici: febbre, affaticamento, vampate di calore, problemi gastrointestinali e difficoltà respiratorie”. Soltanto due uomini, il medico di bordo e un altro paziente, mostravano sintomi evidenti: “In quel momento nessuno dei due sembrava in condizioni critiche, ma il timore con l’Hantavirus è che si possa passare da una condizione grave a una critica molto rapidamente”, ha aggiunto.