La classica corsa al lettino in piscina questa volta è finita in tribunale. Secondo quanto riportato dal The Guardian, un turista tedesco è stato infatti risarcito con quasi mille euro dopo una vacanza in Grecia segnata dalla continua impossibilità di trovare un posto libero per sé e la sua famiglia. L’uomo aveva trascorso le ferie sull’isola di Kos insieme alla moglie e ai due figli, arrivando a spendere addirittura oltre 7.000 euro per il soggiorno. Ma, secondo quanto ricostruito davanti ai giudici di Hannover, ogni mattina si ritrovava a fare i conti con i lettini già occupati dagli asciugamani lasciati dagli altri ospiti del resort.
Nemmeno la sveglia all’alba sarebbe bastata. Il turista ha raccontato di essersi alzato presto ogni giorno per tentare di trovare quattro lettini liberi, senza però riuscirci. In alcuni casi, ha spiegato, i figli sarebbero stati costretti a sdraiarsi direttamente sul cemento attorno alla piscina. Dopo le proteste, l’hotel aveva riconosciuto solo un rimborso parziale. La vicenda è però arrivata davanti al tribunale distrettuale di Hannover, che ha stabilito un risarcimento più alto: 986,70 euro.
La decisione del tribunale
Secondo i giudici, il problema non riguardava semplicemente la mancanza di posti, ma soprattutto l’assenza di controlli sulle cosiddette “prenotazioni” dei lettini tramite asciugamani. Il turista aveva infatti segnalato più volte la situazione allo staff del resort, sostenendo che nessuno intervenisse per far rispettare le regole interne contro l’occupazione abusiva delle sdraio. Il tribunale ha chiarito che, pur non essendo possibile garantire un lettino a ogni cliente in qualsiasi momento, una struttura turistica deve comunque assicurare una gestione “ragionevole” degli spazi comuni.
Il giudice ha inoltre sottolineato che non dovrebbe spettare ai clienti intervenire personalmente, ad esempio rimuovendo gli asciugamani altrui: prevenire conflitti e garantire un utilizzo corretto dei lettini sarebbe compito dell’organizzazione della struttura. La decisione del tribunale ha attribuito dunque la responsabilità al tour operator tedesco che aveva organizzato il pacchetto vacanza. In base alla normativa sui viaggi organizzati, infatti, anche i servizi offerti dall’hotel ricadono sotto la responsabilità dell’operatore.