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Il settimanale “Gente”: “Morto in Colombia Giovanni Motisi, ultimo boss latitante di Cosa nostra. Ma le indagini non confermano

Gli accertamenti della Polizia non hanno riscontrato le dichiarazioni del fotoreporter Antonello Zappadu
Il settimanale “Gente”: “Morto in Colombia Giovanni Motisi, ultimo boss latitante di Cosa nostra. Ma le indagini non confermano
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Il settimanale Gente lo aveva dato per morto in una clinica di Cali, in Colombia. Ma la Procura di Palermo non ha trovato conferme del decesso di Giovanni Motisi, 66 anni, l’ultimo grande latitante della fase stragista di Cosa nostra, ricercato dal 1998. Sicario di Totò Riina, già capomandamento del quartiere Pagliarelli, deve scontare una condanna all’ergastolo per l’omicidio del vicecapo della Squadra mobile di Palermo Ninni Cassarà, trucidato a colpi di kalashnikov il 6 agosto del 1985 insieme all’agente Roberto Antiochia. Nelle scorse settimane, su delega dei pm della Direzione distrettuale antimafia palermitana, la Polizia ha ascoltato Antonello Zappadu, fotoreporter sardo autore dell’articolo, che ha riferito di aver saputo della morte del padrino da un mediatore con cui era in contatto per un’intervista. Zappadu ha indicato anche il nome della clinica in cui il boss, ammalato a suo dire di tumore al pancreas, sarebbe stato ricoverato. Le indagini dello Sco (Servizio centrale operativo), però, non hanno riscontrato le dichiarazioni: Motisi, quindi, resta ricercato.

Le ultime notizie di una presenza in Sicilia del boss risalgono al 2007, quando i carabinieri fecero irruzione in una villa a Casteldaccia, vicino Palermo, scoprendo che nel ’99 aveva festeggiato lì il compleanno della figlia. Da anni gli investigatori seguono anche fuori dall’Italia le tracce del latitante, che agli inizi del 2000 ha lasciato la moglie, rimasta in Sicilia. La donna chiese e ottenne dai vertici del “mandamento” di potersi rifare una vita. Nel 2002 il padrino è stato costretto a cedere la guida del clan di Pagliarelli al legittimo capo, Antonino Rotolo, a cui nel frattempo era stata concessa la detenzione domiciliare. Lo scorso anno la polizia aveva diffuso un nuovo identikit del boss realizzato con la tecnica dell’age progression, l’invecchiamento artificiale di alcune foto degli anni ’80 e ’90 trovate a casa sua: nel nuovo identikit il boss – detto ‘u pacchiuni, “il ciccione” – ha una struttura fisica robusta e i capelli grigi.

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