Trentanove anni fa la mafia assassinava a Palermo il giudice Rocco Chinnici, insieme alla sua scorta e al portiere del palazzo di via Pipitone Federico davanti al quale si consumò la strage. E a quasi quattro decenni da quel giorno, resta attuale la sua intuizione: la capacità di infiltrazione di Cosa nostra nell’economia e l’allarme sulle complicità della borghesia mafiosa. A ricordarle è stato anche il presidente della Camera, Roberto Fico, nel suo messaggio inviato per la commemorazione del giudice, il primo a ideare l’istituzione del “pool antimafia”: “I suoi metodi erano innovativi, fondati sul coordinamento delle inchieste e sulla valorizzazione di giovani magistrati, motivati ed entusiasti, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Sono questi gli aspetti essenziali di una visione valida ancora oggi per combattere le ramificazioni della mafia nelle dinamiche sociali, politiche ed economiche”.

Quindi la terza carica dello Stato ha sottolineato come nella “delicata” fase di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è “forte il rischio che le mafie tentino ogni strada e ogni mezzo per insinuarsi ed accaparrarsi le risorse destinate al rilancio”. Pertanto è necessario, ha aggiunto, “vigilare con strumenti efficaci e rigorosi contro queste infiltrazioni, consapevoli dei danni irreversibili causati da una criminalità organizzata che soffoca l’economia e pregiudica il rilancio del Paese” e che “impedisce la crescita culturale dei giovani e inquina il mercato del lavoro”, oltre a danneggiare, ha sottolineato Fico, i “servizi pubblici essenziali” tentando di “ridurre la società civile ad uno stato di apatica rassegnazione”. Dove “c’è mafia, non c’è futuro – ha concluso Fico – Questo Chinnici lo sapeva bene e, a quasi quarant’anni dalla sua morte, la sua lezione resta per noi ancora molto preziosa”.

Nel corso del convegno organizzato dalla Fondazione Rocco Chinnici con il tema centrato proprio sulle infiltrazioni nell’economia, la procuratrice generale di Palermo Lia Sava ha ricordato come Chinnici avesse “misurato le potenzialità della mafia in un’epoca in cui si riteneva ancora che fosse solo ‘coppola e lupara’, aveva tracciato le vere coordinate del potere mafioso e compreso che la borghesia mafiosa si pone come strumentale al potere mafioso”. Quindi ha sottolineato: “Se fosse vivo oggi ci direbbe di stare attenti alla borghesia mafiosa e al rischio che sia strumentale alla realizzazione di frodi e truffe legate al Pnrr”. Della necessità di usare i finanziamenti europei con celerità, ma nel rispetto della legalità ha parlato la figlia Caterina Chinnici , candidata del centrosinistra alle prossime Regionali, che si è detta “certa che l’Italia abbia gli strumenti per mettere i fondi dell’Europa al riparo”. Quel che occorre – ha spiegato – è “una collaborazione piena tra amministratori locali, magistratura, forze dell’ordine e società civile”.

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