Foggia continua purtroppo a far parlare di sé per fatti di criminalità mafiosa. E oggi siamo pienamente consapevoli delle variegate responsabilità di questo sfacelo. I clan della Capitanata sono nati, cresciuti e pasciuti anche a causa di una lunga e irresponsabile sottovalutazione da parte degli apparati pubblici. La prima sentenza definitiva sulla mafiosità della “Società foggiana” è del 1999 (processo Panunzio) e, persino dopo quella storica pronuncia della Cassazione, politica e istituzioni non smisero di sminuire il problema. Per dirla con Sciascia, “i mali sociali sono proprio come le malattie individuali: nasconderli, negarli, minimizzarli vuole dire soprattutto non volerli curare, non volere liberarsene”. Ecco perché adesso ci ritroviamo in queste condizioni.

Piernicola Silvis – che è stato Questore di Foggia dal 2014 al 2017 – conosce bene la storia della mafia dauna e nel suo ultimo libro, Capire la mafia (Luiss University Press, 2022), ricorda come il potere pubblico abbia per troppo tempo preso sotto gamba il fenomeno, “riconducendolo all’espressione di manifestazioni pseudo-tribali della sottocultura della malavita foggiana“. Negli anni Ottanta, gli affiliati alle “batterie” erano, per molti foggiani, soltanto degli “zotici che si sfidavano a colpi di pistola”.

“Questa visione riduzionista – sottolinea Silvis – era coltivata anche dalla stessa magistratura, non ancora culturalmente pronta a considerare realistica la presenza sul territorio di un’organizzazione armata e pericolosa. E, come era normale, tutto ciò consentì alla Società foggiana di crescere indisturbata”. Certo, perché la sottovalutazione si traduce naturalmente in impunità per i boss e la reputazione principale del mafioso è legata proprio all’impunità.

Negli anni Ottanta e Novanta, la reazione degli uffici giudiziari foggiani fu blanda, anzi “quasi assente”, come racconta Luciano Violante nel suo Non è la piovra (Einaudi, 1994). “Le lentezze di Foggia – spiega l’allora Presidente della Commissione parlamentare antimafia – sono state determinate probabilmente dall’alto grado di conflittualità che si è manifestato tra i magistrati”. Ma neanche l’azione della lontana Direzione Distrettuale di Bari fu adeguata, sicuramente non all’altezza del “lavoro eccellente” svolto dall’Autorità giudiziaria salentina.

Torniamo però ai nostri giorni, quando è ormai assodato che la mafia esiste pure a Foggia e sul Gargano. Nonostante questo, non possiamo non rilevare che non si fa abbastanza per interrompere il consolidamento delle cosche e neppure per combattere la delinquenza in genere. Dopo la soppressione del Tribunale di Lucera avvenuta nel 2012 – si è passati così da otto uffici giudiziari a uno solo – la Procura e il Tribunale di Foggia sono costantemente in affanno. Come si può pensare che ci possa essere una risposta soddisfacente alla domanda di giustizia dei cittadini? Nella provincia di Foggia, come altrove, non ci sono soltanto le mafie, c’è anche l’altrettanto insidiosa criminalità dei colletti bianchi, ci sono gli odiosi delitti predatori e tutti gli altri crimini che provocano comunque danni alle vittime e alla comunità. La frequente mancata punizione dei reati è senza dubbio tossica, perché genera nella popolazione sconforto, rassegnazione, paura e quindi sfiducia nello Stato. Come potremo pretendere collaborazione con la giustizia da chi non crede più nella giustizia?

Ieri ho pensato di contattare Michele Carota, Segretario provinciale del Siulp – Polizia di Stato, per sentire il suo punto di vista. Mi ripete ancora una volta il suo giudizio negativo sulla chiusura del Tribunale di Lucera e della Scuola allievi agenti di Foggia: “La riapertura di questi due presidi di legalità sarebbe un segnale importante per una comunità che si sente abbandonata”, mi dice.

La situazione è molto grave – meglio essere chiari – e tutti dobbiamo rimboccarci le maniche. Intanto apprendiamo dalla stampa che il nuovo Procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo, verrà a Foggia il prossimo 18 luglio per un convegno organizzato dall’Aiga e dall’Ordine degli avvocati. Il tema sarà: “Criminalità organizzata: strategie di contrasto, territori e ruolo della società civile”.

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