Il mondo FQ

Accise, lo sconto è già sparito. Le scelte del governo e il possibile gioco delle tre carte sui 14,4 miliardi di flessibilità Ue

Dopo oltre 2,2 miliardi spesi per calmierare i carburanti, il diesel è tornato ai livelli del 4 agosto. Bruxelles esclude gli aiuti alla pompa dalla clausola di salvaguardia per le spese energetiche. La maggiore libertà sui conti può comunque aprire spazi per la manovra pre-elettorale
Accise, lo sconto è già sparito. Le scelte del governo e il possibile gioco delle tre carte sui 14,4 miliardi di flessibilità Ue
Icona dei commenti Commenti

In pieno agosto, con il governo in ferie, il prezzo del gasolio torna ai livelli di due settimane fa: vale a dire che il rinnovo del taglio delle accise è già stato totalmente riassorbito dall’aumento dei prezzi dei carburanti causato dal blocco dello Stretto di Hormuz. Alla ripartenza – la misura scade il 24 – Palazzo Chigi dovrà decidere se intervenire ancora e soprattutto dove trovare le risorse per farlo, dopo gli oltre 2,2 miliardi già spesi per contenere gli aumenti. La questione si intreccia con la partita europea sulla flessibilità per le spese energetiche. La Commissione ha appena ufficializzato che, come già noto, sussidi come lo sconto fiscale varato da Roma sono fuori dall’elenco delle misure finanziabili senza che le maggiori spese pesino sul rispetto della traiettoria dei conti pubblici concordata con Bruxelles. Non significa però che i 14,4 miliardi complessivi che il governo Meloni può sfruttare tra quest’anno e il prossimo non siano d’aiuto: se via XX Settembre farà in modo di portare sotto l’ombrello della clausola una quota di uscite che sarebbero state sostenute comunque, si libereranno risorse da destinare ad altre priorità in vista della legge di Bilancio pre-elettorale. Per mantenere almeno una parte delle promesse fioccate prima della pausa estiva.

Ripartiamo dai prezzi alla pompa. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit, il gasolio self in autostrada è tornato a quota 2,173 euro al litro, esattamente come il 4 agosto. Sulla rete stradale nazionale il prezzo medio è arrivato a 2,099 euro al litro. Anche la benzina, non scontata, continua a rincarare: in autostrada al self è a 2,073 euro, 1,994 sulla rete ordinaria: sopra i livelli del 27 luglio, prima del varo del nuovo aiuto arrivato sull’onda dell’aumento repentino dei prezzi legato alla crisi in Medio Oriente. Come sempre è scattato il pressing delle associazioni consumatori per un intervento più corposo, mentre le organizzazioni imprenditoriali lamentano la lievitazione dei costi di produzione e trasporto e il rischio di impatti sugli investimenti e l’occupazione a partire dai settori più esposti, come autotrasporto e pesca.

Ma, al netto dell’iniquità degli sconti generalizzati, resta il problema dell’efficacia di questi rimedi temporanei. Il taglio delle accise riduce il prezzo alla pompa, ma agisce su una sola componente del prezzo finale (per quanto corposa, più del 50% nel caso della benzina) mentre la quotazione del petrolio continua a muoversi. Quando il Brent risale, il beneficio viene rapidamente riassorbito. Mentre, come gli automobilisti sperimentano sulla loro pelle, un eventuale calo si trasferisce ben più lentamente al consumatore. Un’analisi dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani sul rapporto tra prezzo del Brent e prezzi alla pompa in Italia lo confermato: osservando i dati dal 2005 a luglio 2026, è emerso che un rincaro del barile si riflette sul prezzo della benzina per circa due terzi già nei primi tre giorni e quasi completamente entro dieci. Mentre, nel caso di una riduzione, dopo tre giorni alla pompa si vede solo un terzo dell’effetto e ne servono 17 per arrivare a quattro quinti. E’ tanto più vero nell’anno in cui la guerra in Iran ha fatto esplodere i margini di raffinazione europei, cioè la differenza tra il costo della materia prima e il prezzo dei prodotti raffinati).

Ecco spiegato perché, a fronte di spese miliardarie per le casse pubbliche, il beneficio che arriva alle famiglie è piccolo e di breve durata. Razionalmente, una pessima idea. Eppure pare improbabile che il governo scelga la strada impopolare di fermare i sostegni al consumo di carburante. Di qui l’importanza della clausola di salvaguardia sull’energia concessa a inizio giugno, che ha affiancato quella per la difesa e di cui sono appena state pubblicate le linee guida. La deroga vale solo per interventi decisi dopo il 28 febbraio 2026 e destinati a rafforzare strutturalmente la sicurezza energetica: rinnovabili, reti, accumuli, efficienza, elettrificazione e investimenti nel nucleare per la gioia del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che ha prontamente espresso soddisfazione. A titolo di esempio la Commissione elenca sovvenzioni per sostituire le caldaie a combustibili fossili con alternative pulite come le pompe di calore, sovvenzioni per investire in colonnine di ricarica per veicoli elettrici, sussidi per l’energia geotermica e solare, per sistemi residenziali di immagazzinamento dell’energia e per ristrutturare edifici residenziali. Gli investimenti pubblici potranno includere invece trasporti urbani puliti e infrastrutture ferroviarie. Esclusi tout court la riduzione di imposte sui combustibili fossili e altri sussidi per attenuare l’impatto dei prezzi dell’energia.

Formalmente, quindi, il governo non potrà quindi far rientrare nell’ambito di applicazione della flessibilità un nuovo taglio delle accise. In compenso, la possibilità – a valle del via libera del Parlamento allo scostamento di bilancio – di escludere alcune spese energetiche già programmate dal percorso ordinario di aggiustamento allargherà i margini disponibili nei conti nazionali. Resta il fatto che nel 2028 la clausola si esaurisce: non può quindi essere quella la via per finanziare interventi strutturali come il tanto auspicato innalzamento da 50 a 60mila euro del tetto di reddito entro il quale si applica il secondo scaglione Irpef con aliquota del 33%. Per “alleggerire le tasse” come vorrebbe la premier toccherà inventarsi qualcos’altro.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione