“Per tenere i prezzi così bassi, per vendere una pizza a quattro euro, che ingredienti usate? Cosa ci mettono dentro questi signori?“, queste le parole pronunciate nei giorni scorsi da Flavio Briatore in un video pubblicato su Instagram. Allusione, nemmeno troppo velata, all’utilizzo di ingredienti non di primo livello pur di mantenere basso il prezzo al consumatore. L’imprenditore ha replicato, a modo suo, a chi aveva criticato i prezzi del suo ristorante “Crazy Pizza“, in alcuni casi con tanto di scontrini rilanciati sui social: dai quindici euro per una margherita ai sessantacinque per quella con il Patanegra. Nei giorni successivi la replica direttamente dalla capitale della pizza: a Napoli, con una folla anti-Briatore, Gino Sorbillo davanti allo storico locale ha distribuito per protesta pizza gratis. A Porta a Porta, nella puntata in onda giovedì 23 giugno, si sono confrontati proprio il pizzaiolo napoletano, il titolare del “Crazy Pizza” e Ivano Veccia, vincitore del premio “Pizza dell’anno 2021″.

Una puntata che si è aperta con la musica di Morricone come ad annunciare il duello, nello stile di “Per un pugno di dollari”, ma non è finita a pizze in faccia. Di più a tarallucci e vino con Bruno Vespa al centro della mediazione. “Napoli è una città che adoro e abbiamo tanti ragazzi napoletani che lavorano qui da noi”, le parole di Briatore con il successivo invito di Sorbillo per un tour delle pizzerie partenopee. Con Veccia, ischitano trapiantano a Roma, che ha provato a spegnere il fuoco delle polemiche: “Il signor Briatore non ha cominciato la polemica ma ha semplicemente risposto a chi lo ha attaccato”. Lo stesso Veccia è autore di pizze al tartufo e al caviale da 70 euro.

Io non faccio le guerre per una pizza. Neanche per la mozzarella o per il Patanegra. Se qualcuno pensa di fare comunicazione attaccandosi al treno Briatore e poi al treno Sorbillo, credo che c’è molta gente che ha approfittato di questa cosa per avere un secondo di notorietà”, il commento di Briatore. Sorbillo ha difeso i prezzi standard: “Il problema non è a quanto viene venduta la pizza, perché ci sono ingredienti straordinari che il cliente può scegliere o meno. Può anche prendere una classica margherita che Briatore ha in carta a 15 euro. Il problema è precisare che la nostra pizza tradizionale è un piatto completo e può essere buona anche se sempliciotta come la facciamo noi. Sappiamo e ci fa piacere che i suoi locali sono molto frequentati, ma anche quelle da 5-6-8 euro, quelle del popolo, sono molto soddisfacenti”.

Briatore dal canto suo ha sottolineando le spese sostenute: “Io non pretendo di essere un pizzaiolo ma abbiamo fatto dei ristoranti, dove dentro c’è anche la pizza. Abbiamo affitti carissimi, da via Veneto a Roma alla via di Harrod’s a Londra, noi abbiamo fatto un upgrading di pizza in un luogo dove c’è il dj dalle dieci di sera alle due del mattino. Non è l’ingrediente che costa, è tutto il resto. Il cliente è variegato può venire da noi o andare da Sorbillo. L’importante è che la pizza sia buona. La differenza può essere la location. Viva la pizza e basta”. Pace fatta.

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