Un patto trasversale tra Rai e Mediaset per fermare il progressivo allungamento dell’access prime time e chiudere le trasmissioni della fascia serale entro le 21.30. È la “pax di Dogliani”, la proposta lanciata da Gerry Scotti direttamente a Stefano De Martino dal palco del Festival della tv, durante un incontro con Alessandra Comazzi. Il conduttore ha raccontato di aver provato a chiamare il collega, in volo verso Napoli con il cellulare staccato, per definire l’accordo: “Vogliamo lanciare la ‘pax di Dogliani’, siamo d’accordo che l’access time debba finire alle 21.30″. Scindendo il proprio ruolo tra telespettatore e addetto ai lavori, Scotti ha spiegato: “Se parlo come Virginio Scotti, da spettatore, la risposta del signor Virginio, che intorno alle 22 si addormenta, è facile”. “Il signor Virginio si unisce all’urlo di dolore della popolazione italiana. Allora propongo di stilare la pace di Dogliani, entra De Martino a torso nudo e mettiamo la firma sul foglio: si finisce alle 21.30″.
Il mercato pubblicitario e i numeri “sovrannaturali” della tv generalista
Subito dopo la battuta, il conduttore ha però riportato l’analisi sulle dinamiche economiche aziendali. “Ora parla Gerry Scotti che fa televisione”. “La Rai, il servizio pubblico, ha il canone. Poi ci sono le tv strafighe a cui anche io sono abbonato. Ma prendiamo un editore che fa tv commerciale, si mantiene con la pubblicità, non vi ha chiesto mai un euro: perché dovrebbe essere il primo a fare un passo indietro?”. L’attuale sfida televisiva dell’access prime time fotografa uno stato di salute eccellente per le reti ammiraglie. “In questo momento io ho un solo vero competitor: Stefano De Martino”. “Gli altri sono competitor per modo di dire”. “La cosa meravigliosa è che con La ruota della fortuna facciamo il 25%. Sull’altro davanzale c’è un ragazzo bello, bravo, simpatico, che conduce Affari tuoi e anche lui fa il 25% di share”. Un bacino d’utenza che, combinato, raccoglie 12 milioni di spettatori. “Se uno fa il 25 per cento oggi è già un fenomeno”. “Ma se fa il 25 per cento e il suo competitor fa anche lui il 25, siamo nel sovrannaturale“, ha sottolineato Scotti, definendolo un evento che non accadeva dal dopoguerra. “La tv generalista è come il Nilo, un grande fiume per cui, grazie al nostro limo, possono crescere altre reti”.
Il rapporto con De Martino e l’ipotesi Sanremo
Sul collega di Rai 1, Scotti ha speso parole di profonda stima, evidenziandone soprattutto l’atteggiamento: “Quando ci siamo conosciuti la prima volta lui era un ragazzo di Amici e io ero già Gerry Scotti“. “Ha sempre mantenuto un grande rispetto, mentre la prima cosa su cui può inciampare un ragazzo giovane che arriva al successo è perdere il senso della misura”. Alla domanda su cosa gli invidiasse, ha risposto con ironia: “Sinceramente solo una cosa: l’età”. Riguardo alle voci che indicano De Martino come possibile futuro conduttore del Festival di Sanremo, Scotti ha allontanato l’ipotesi di una co-conduzione sul palco dell’Ariston: “No, no. Non faccio parte della scuderia Rai”. “Chissà, può darsi che Stefano arriverà a invitarmi come fece Carlo Conti. Ma per adesso non ne abbiamo ancora parlato”.
I 40 anni a Mediaset, la vita privata e il rifiuto della politica
Dal punto di vista professionale, Scotti ha ribadito la sua fedeltà a Canale 5: “Sono nato pollo ruspante nell’aia di Mediaset, sono 42 anni e non ho mai dovuto decidere se firmare. Sono sempre stato bene, felice di fare una scelta in una società dove non ci sono più bandiere, neanche nel calcio”. Prossimo ai 70 anni, che compirà il 7 agosto, si è definito sereno e fiero dei nipotini. Attraverso gli amici presenti a Dogliani, ha inoltre smentito l’indiscrezione pubblicata dalla rivista Gente in merito a un presunto matrimonio segreto celebrato un anno e mezzo fa. Commosso al ricordo del padre tipografo, ha riflettuto sul suo rapporto con il pubblico: “Sono nato in campagna, in una famiglia di contadini, non me la sento di mettermi sul gradino più alto. Nel ruolo di badante e baby sitter mi trovo benissimo, sono percepito come una persona della quale fidarsi, mi chiedereste di portare fuori il cane a fare la pipì”.
Guardando al passato, c’è un solo capitolo che cancellerebbe: l’esperienza politica. L’ha definita il suo periodo peggiore “dopo il covid”. “Ti presti a fare qualcosa che pensi serva e invece sei un numero e non conti niente”. “Servi solo quando devi schiacciare un pulsante, nessuna decisione passa attraverso di te: lo considero aberrante”. Un pensiero finale è stato rivolto alle istituzioni attuali: “Sono contento che questa esperienza negativa sia finita con la prima Repubblica, è arrivata la seconda e siamo qui a aspettare la terza, prima o poi arriverà. Grazie a Dio abbiamo la Repubblica e il presidente Mattarella, è la luce che illumina tutte le nostre scelte”.