di Marco D’Ercole

Gentile Sanna Marin,

Voglio sinceramente congratularmi per l’importante traguardo politico raggiunto. Ammetto di provare veramente tanta invidia nei suoi confronti: come cittadino italiano speravo con tutto il cuore di avere (finalmente) una presidente della Repubblica. Invece la vecchia guardia ha avuto paura e si è riciclata sull’usato garantito – che occasione sprecata!

Le scrivo per chiederLe (come rappresentante delle istituzioni) e chiederti (abbiamo la stessa età) una cosa – per me – importantissima. Cerca di convincere il tuo paese e la gente del tuo paese, che aderire alla Nato spinti dalla paura sarebbe una scelta non razionale e soprattutto dirotterebbe risorse dal welfare (istruzione, sanità, pensioni) a cui noi, Europa, e voi, popoli scandinavi ancora di più, siete così attenti e premurosi. Per farci cosa? Comprare armi. Semplice. Non difesa reale (agenzie poste a difesa della nazione), ma un riarmo in ottica “ti sconsiglio di attaccarmi perché ho più armi di te”.

Ti invidio perché, io, cittadino italiano, sono rappresentato da un primo ministro che da quando è scoppiata la guerra attua politiche da guerra – e.g. riattiviamo le centrali a carbone, sconto delle accise sui carburanti prorogate di mese in mese… Eppure reputo Mario Draghi una persona intelligente che ha salvato l’euro da sciacalli interni; whatever it takes, tre parole che hanno fatto storia. Il mio primo ministro voleva dare da un anno all’altro 14 miliardi di euro in più alla Nato; qualcuno gli ha fatto notare che erano troppi e che non ce lo potevamo permettere. Apriti cielo: subito tacciato di filoputinismo… Eppure Mario Draghi aveva promesso più investimenti nella scuola, sembrerebbero disillusi – che tristezza.

Infine una cattiveria: l’Italia non possiede più un esercito regolare. Il mio bisnonno fu un ragazzo del ’99, era nato a maggio del 1899. L’Italia stava perdendo la prima Guerra Mondiale, aveva bisogno di truppe, e pur di vincere la guerra al compimento dei suoi 16 anni gli arrivò cartolina di arruolamento. Io oggi esisto perché il mio bisnonno non fu mandato al fronte, ma fu mandato nelle retrovie.

Se il tuo paese scegliesse di aderire alla Nato, fosse attaccato e mi arrivasse cartolina di arruolamento, io diserto (non diserterei). Diserto perché non voglio imbracciare un fucile: questi 77 anni di pace mi piacciono tantissimo. Diserto perché dovrei combattere per una nazione che non conosco e che non ho avuto modo di apprezzare. Diserto perché non sarebbe l’Europa a chiederlo ma la Nato, un’entità non governativa e soprattutto non europea.

Per queste e molte altre ragioni, Le chiedo e ti chiedo ti valutare con molta attenzione il desiderio di aderire alla Nato. Preferisco avere un euro speso nell’istruzione, sanità e pensioni, che non nelle armi. Perché la pace si fa senza armi.

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