Un ottantenne su cinque in Italia non ha ancora fatto la terza dose del vaccino contro il Covid, nonostante avrebbe i requisiti per riceverla. Si tratta del 20,38% degli over 80 potenzialmente vaccinabili con il booster o la dose addizionale. Sono i dati che emergono dal report settimanale del governo sull’andamento delle vaccinazioni, l’ultimo del 2021. Un anno che si chiude con 6,4 milioni di over 50 che hanno le due dosi ma sono ancora in attesa del booster, nonostante potrebbero riceverlo perché sono trascorsi più di 5 mesi dal completamento del primo ciclo vaccinale. Una situazione allarmante, perché i nuovi dati del Report esteso dell’Istituto Superiore di sanità confermano l’importanza della terza dose, soprattutto tra i più anziani: il tasso di decesso fra gli over80, nel periodo tra il 5 novembre e il 5 dicembre, nei non vaccinati è circa dieci volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo entro i 120 giorni (21,6 per 100.000) e 64 volte più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster (3,4 per 100.000).

Nel complesso a fine 2021 sono 19.563.209 le terze dosi inoculate, che corrispondono al 63,1% della popolazione potenzialmente oggetto di dose addizionale o booster. Persone che quindi hanno ultimato il ciclo vaccinale da almeno cinque mesi. A partire dal 10 gennaio questa soglia verrà ridotta a 4 mesi. Andando ad analizzare i dati del report, però, si scopre che tra chi è ancora scoperto ci sono appunto una grossa fetta di cittadini sopra i 50 anni. La terza somministrazione è fondamentale perché riporta la protezione dal contagio da variante Omicron intorno al 70%, ma soprattutto diminuisce notevolmente il rischio di contrarre una forma grave della malattia.

Eppure, proprio nelle fasce di età più a rischio, ancora si è lontani da una copertura soddisfacente: un fallimento nella gestione della campagna vaccinale. Dovuto in parte al ritardo con cui sono partite le somministrazioni del booster, ma anche al caos sulle prescrizioni. Inizialmente si era deciso di attendere 6 mesi dalla seconda dose, poi ridotti a 5 e infine a 120 giorni. Inoltre, le Regioni hanno tardato qualche settimana a far ripartire la macchina degli hub e delle prenotazioni, con un conseguente collo di bottiglia negli appuntamenti. Così, in molti hanno deciso di attendere o di confermare la prenotazione iniziale, magari fissata a più di 6 mesi dalla seconda dose.

I dati – Il risultato è che solo il 79,62% degli over 80 ha effettuato la terza dose. Ci sono quindi 844mila ultraottantenni che non hanno fatto il booster pur potendo. E le percentuali peggiorano scendendo con l’età: tra i 70-79enni solo il 73,25% di chi può ha ricevuto la terza dose. Mancano all’appello in 1,3 milioni. Tra i 60-69enni siamo al 68,65% (1,7 milioni non hanno il booster ma sono vaccinati da più di 5 mesi). Tra i 50enni si scende addirittura al 60 per cento: una platea di 2,5 milioni ancora scoperta nonostante possa richiedere la terza dose.

Tra gli under 50 le percentuali sono ancora più basse: di poco sopra al 50% per i 40-49enni, al 48% per i trentenni e al 46,4% per i 20-29enni. In queste fasce d’età, però, il rischio di una malattia grave è meno elevato. Inoltre, in questa platea rientrano molti cittadini che hanno ricevuto la seconda dose a luglio, quindi potrebbero aver prenotato la terza dose nel mese di dicembre e aver ricevuto l’appuntamento per l’inizio di gennaio. È innanzitutto fondamentale che le percentuali salgano tra chi è più a rischio.

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