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Nuova intimidazione a Sicily by Car: dopo i colpi di kalashnikov, incendiate 20 auto in un deposito nel Palermitano

Si tratta dell’ennesimo episodio di violenza che ha colpito il Palermitano che sembra ripiombato negli anni ’80. L'imprenditore Dragotto: "Io non mi piego”
Nuova intimidazione a Sicily by Car: dopo i colpi di kalashnikov, incendiate 20 auto in un deposito nel Palermitano
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Un raid violento e rapido. Tre giovani scavalcano la recinsione, gettano benzina sulle auto, accendono il fuoco e fuggono. Venti auto andate in fiamme in pochi minuti, di cui dieci completamente distrutte. È successo nella notte, nel deposito Sicily by Car di Carini (Palermo) della società di noleggio dell’imprenditore palermitano Tommaso Dragotto, inaugurata appena 20 giorni fa. Si tratta dell’ennesimo episodio di violenza che ha colpito la città di Palermo e che, da diversi mesi, è tornata a terrorizzare imprenditori, commercianti e cittadinanza. Ma anche il secondo episodio intimidatorio nei confronti di Sicily by Car, che nella notte dello scorso 20-21 marzo, è stata attaccata da un commando che ha esploso 30 colpi di kalashnikov contro il deposito auto nel quartiere San Lorenzo, colpendo quattro macchine. “Abbiamo visto le immagini dei sistemi di videosorveglianza. Ci sono tre giovani che scavalcano la ringhiera gettano benzina sulle auto e fuggono via. In tre minuti hanno dato fuoco alle auto. Non mi è arrivata alcuna richiesta e se dovesse arrivare non avranno mai nulla. Io non mi piego”, ha commentato l’imprenditore Dragotto.

Escalation di violenza

La città di Palermo sembra ripiombata negli anni ’80, quando era stata ribattezzata Beirut, per i numerosi omicidi di mafia che insanguinavano le strade del capoluogo siciliano. Di mira sono state prese le attività commerciali, ma sono numerosi anche gli episodi di violenza privata e sparatorie. Nella notte tra il 23 e 24 novembre, diverse bottigliette di plastica riempiete di benzina e con un biglietto con la scritta “5 mila euro” sono state lasciate davanti l’ingresso di alcune attività commerciali a Sferracavallo, frazione balneare del capoluogo siciliano. Dopo diversi mesi di silenzio, torna gli episodi di violenza. Tra il 27 e 28 marzo, una macchina rubata è stata incendiata dentro l’autolavaggio Q8 nel quartiere Tommaso Natale. Tra l’8 e 9 aprile, 30 colpi di kalashnikov sono esplosi contro un’autorimessa a Sferracavallo, e alcune settimane dopo, sempre nello stesso borgo marinaro, alle 2 e mezza di notte tra il 24 e 25 aprile, la banda del Ak-45 spara altri 30 colpi contro il ristorante “Al Brigantino”. Il giorno successivo, il bersaglio del raid è un barbiere a cui viene lasciato come messaggio la testa di un manichino, dopo che alcune persone si sono introdotte nel suo salone spaccando la saracinesca e rubando alcuni oggetti. La notte del 10 maggio, nella Zona Espansione Nord (Zen), in successione vengono esplosi 5 colpi di fucile contro la vetrina del panificio Armanio’s Bakery (Zen), e quattro colpi di pistola contro la saracinesca della macelleria da Totuccio. Alcuni giorni dopo (13-14 maggio), spuntano ancora una volta le bottigliette di plastica riempite di benzina e il bigliettino “5 mila euro”, questa volta lasciate davanti alcuni lidi balneari a Isola delle Femmine.

Cani sciolti o una regia mirata?

Sugli episodi indaga da diversi mesi la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, guidata dal procuratore capo Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Vito Di Giorgio. Gli imprenditori vittima dei raid violenti hanno ribadito più volte di non aver ricevuto richieste estorsive e di minacce prima degli attacchi. Eppure il modus operandi risulta agli inquirenti alquanto anomalo. Il “pizzo” viene chiesto dopo una prima visita e ambasciata da parte del clan, e nel caso in cui non si ha voglia di pagare, si passa alla violenza. In questi casi invece, gli estortori non si sarebbero presentati di persona, ma avrebbero lasciato le bottigliette di benzina e il biglietto “5 mila euro”. In seguito, avrebbero iniziato a sparare. In più, seppure a Palermo proliferi la diffusione di coltelli e pistole, il kalashnikov (Ak-45) resta un’arma da guerra, quindi si presume che chi la utilizzi è in grado di reperire armi di un certo calibro. Chi c’è dietro? È la domanda che si pongono gli inquirenti. Giovani rampanti, che in stile “Gomorra” e magari sotto l’effetto di stupefacenti, puntano a conquistare il mercato di droga e racket, compiendo raid in più zone diverse per mostrare forza e coraggio? Oppure c’è dietro la regia di qualcuno, magari boss di un centro calibro e status, che innescano le libere scorribande per poi mostrarsi al momento giusto e riportare l’ordine? Una vecchia tecnica per “destabilizzare e poi stabilizzare”. Una cosa è certa, nella città di Palermo sono tornate in libertà diverse figure di spessore di Cosa Nostra, e molte altre hanno invece ottenuto speciali permessi premio di libertà vigilata. Tra i nomi più ricorrenti, c’è Giuseppe Serio, fratello di Nunzio e DomenicoSerio, entrambi arrestati nel blitz dei 180, Calogero Lo Piccolo, figlio di Salvatore il “barone di San Lorenzo”; e in fine Giuseppe Biondino, figlio di Salvatore, l’autista di Totò Riina, nonché nipote di Girolamo Biondino.

Movida insanguinata

Sullo sfondo però, resta un altro problema, quello dell’ordine pubblico nel capoluogo siciliano. Oltre al proliferare delle droghe, sono sempre più frequenti gli episodi di violenza privata che riguardano i giovani e la movida palermitana, sfociati in pieno centro città. Domenica scorsa è stata ricoverata d’urgenza all’ospedale Villa Sofia, una 22 enne colpita da un proiettile vagante esploso dopo una rissa. Ad ottobre scorso, ha perso la vita Paolo Taormina (21 anni), ucciso con un colpo alla tempia sparato da Gaetano Maranzano (28 anni) al culmine di un diverbio. Il 15 settembre, il magazziniere Stefano Gaglio (39 anni) è stato freddato con quattro colpi di pistola dal cognato Giuseppe Cangemi (62 anni) davanti una farmacia, e non possiamo dimenticare la strage di Monreale, tra il 26 e 27 aprile, in cui hanno perso la vita Salvatore Turdo (23 anni), Massimo Pirozzo e Andrea Miceli (26) e sono rimasti feriti altri due ragazzi, uno di loro di soli 16 anni, freddati da tre giovani che hanno esploso 20 colpi di pistola. Nel dicembre 2023 invece, in appena una settimana, alcune risse sfociarono in far west nei pressi dei locali notturni della movida cittadina: prima un giovane esplose alcuni colpi di pistola in aria senza ferire nessuno, poi un 17enne uccise con due colpi di pistola Lino Celesia (22 anni) dentro la discoteca Notr3. La Prefettura di Palermo, dopo diverse riunioni di ordine pubblico e l’intervento del ministro dell’interno Matteo Piantedosi, ha istituito alcune “zone rosse” nel centro della città, con controlli maggiori della forze dell’ordine. Ma al momento sembra non bastare.

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