Lo scorso 27 dicembre l’ex pm Maria Angioni in una diretta instagram sul profilo del blog @_conoscere ha risposto ad alcune domande della sottoscritta e del blogger Michele Belfiore relative alla prima udienza del processo che la vede imputata per false dichiarazioni ai pm nella vicenda della sparizione di Denise Pipitone.

Come ho chiarito in questo blog, la dottoressa Angioni che è stata titolare delle indagini sul rapimento della piccola di Mazara del Vallo dall’ottobre 2004 al luglio 2005, non è stata indagata e mandata a processo perché i depistaggi e le connivenze da lei denunciati in tv e in Procura erano privi di riscontro ma solo perché, essendo passati 17 anni, l’ex pm non poteva ricordare tutto alla perfezione e su alcuni passaggi rischiava di essere imprecisa come lei stessa aveva ribadito ai pm Roberto Piscitello e Giuliana Rana quando fu ascoltata a sommarie informazioni prima del rinvio a giudizio.

In questi mesi la dottoressa Angioni, da imputata, ha avuto modo di venire in possesso di tutti gli atti del primo filone di indagine sul rapimento di Denise Pipitone e nella prima udienza tenutasi lo scorso 23 dicembre, i suoi legali hanno fornito alla Procura di Marsala una lista di 14 persone che saranno chiamate a testimoniare a partire dal prossimo 10 gennaio quando in aula saranno presenti anche le telecamere della trasmissione Quarto Grado, in un primo momento respinte dalla Procura e in seguito autorizzate dal giudice monocratico che ha ritenuto il processo di interesse pubblico.

Nella lista testi compaiono nomi importanti, alcuni dei quali, come dichiara la dottoressa Angioni, hanno manifestato spontaneamente la volontà di testimoniare. Fra i testimoni compaiono Antonio Sfamemi, all’epoca dei fatti dirigente del commissariato di Mazara del Vallo, Stefania Letterato, all’epoca dei fatti fidanzata ed in seguito moglie di Sfamemi, e Gioacchino Genchi, all’epoca dei fatti consulente informatico della Procura di Marsala.

La dottoressa Angioni, nel corso della diretta Instagram, ha ricordato il clima fatto di ostacoli e difficoltà in cui si è trovata a lavorare nei mesi successivi al rapimento della bimba e ha confermato il sospetto di un conflitto di interessi dovuto al fatto che Stefania Letterato, allora fidanzata con il commissario Sfamemi, avesse intrattenuto con Anna Corona, una delle principali indiziate, un assiduo scambio telefonico per una media di tre chiamate al giorno e per un totale di 1.233 contatti in un anno per poi interrompere bruscamente tali conversazioni telefoniche dopo la sparizione della piccola. Alla luce di questi fatti, Antonio Sfamemi era la persona più indicata per interrogare Stefania Letterato e condurre le indagini sul rapimento di Denise?

Il consulente Gioacchino Genchi riferì che l’80% dell’insuccesso delle indagini e del mancato ritrovamento di Denise era ricollegabile al rapporto amicale e ai numerosi contatti fra Anna Corona e Stefania Letterato. Per queste dichiarazioni Genchi fu querelato e poi archiviato. In ogni caso le dichiarazioni rese da questi tre testimoni saranno di particolare rilevanza.

Un’altra persona chiamata a testimoniare è Giovanni Caravelli, l’attuale direttore dei servizi segreti dell’Aise in quanto, come dichiara la dottoressa Angioni, all’epoca dei fatti “ci fu anche la stranezza dell’intervento dei servizi segreti e io, come pubblico ministero, non riuscivo a controllare la situazione perché intorno c’erano elementi incontrollabili”.

Fra gli altri testi per cui si richiede l’audizione in aula ci sono anche Antonino Silvio Sciuto, ex procuratore capo di Marsala, e Luigi Boccia, ex sostituto procuratore che furono fra i primi titolari dell’inchiesta insieme alla dottoressa Angioni, alcuni periti, investigatori, membri della polizia giudiziaria, ex ufficiali dei carabinieri e Angelo Maria Perrino, direttore della testata Affari Italiani per le dichiarazioni rese durante la trasmissione “Ore 14” circa il coinvolgimento di magistrati e politici nei tentativi di insabbiamento di alcune intercettazioni.

“Ora nella veste di imputata devo difendermi ma nello stesso tempo posso capire esattamente quello che è successo, ho il diritto di sentire cosa diranno i testimoni e ho la possibilità di far emergere la verità per rendere giustizia a Denise e ai suoi genitori”: queste le parole dell’ex pm Angioni che ritiene il processo a suo carico un’occasione per fare luce su una vicenda che non deve considerarsi affatto conclusa con l’archiviazione delle indagini a carico di Anna Corona e Giuseppe Della Chiave.

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