I loro corpi senza vita, sul ponte Vrbanja a Sarajevo in Bosnia ed Erzegovina, sono rimasti vicini per otto giorni senza che nessuno li recuperasse. La mancanza di un cessate-il-fuoco non lo consentiva. Uccisi nel 1993 dai cecchini durante la guerra dei Balcani, Admira Ismic e Bosko Brkic si amavano. Lei musulmana lui serbo, avevano 25 anni e speravano di fuggire al massacro delle bombe. Avevano un progetto semplice. Il futuro. Altrove e insieme. Con il benestare delle rispettive famiglie. Ma non è andata così. Ora riposano fianco a fianco al Lion Cemetery di Sarajevo. E sono diventati il simbolo dell’amore che sconfigge l’odio e le differenze di credo e cultura. Sono loro gli amanti di Shakespeare proiettati nella contemporaneità. Una coppia come tante che le differenze di appartenenza hanno separato. In questo caso ucciso.

A ispirarsi alla vicenda dei “Romeo e Giulietta” di Sarajevo è il coreografo Davide Bombana, direttore del Ballo al teatro Massimo di Palermo. Dal 19 al 23 dicembre andrà in scena il suo “Romeo e Giulietta” su musica di Sergej Prokofiev in una trasposizione attuale della tragedia shakespeariana. Che parte proprio dalla vicenda di cronaca. “La coreografia – spiega Bombana – prende spunto da questa tragedia contemporanea per far emergere lo smarrimento e l’impotenza verso l’incapacità degli esseri umani di superare l’intolleranza nei confronti della diversità”. Un’intolleranza che, nella rivisitazione del titolo in stile neoclassico, prende di volta in volta la forma di faide familiari, di lotte sociali o di conflitti etnici che nella loro follia travolgono ogni sentimento di umanità.

I due ragazzi sono stati trovati mano nella mano, hanno sfidato la morte tentando di fuggire dalla città devastata dal conflitto etnico-confessionale. I loro corpi abbracciati sono rimasti insepolti per otto giorni in quella striscia di terra di nessuno fra due fronti contrapposti. E proprio come il “Romeo e Giulietta” di Shakespeare, si sono raggiunti per morire l’uno accanto all’atra. Musulmana lei, cristiano ortodosso lui, il loro amore non sopportava condizionamenti. Aveva resistito all’odio etnico della Sarajevo assediata.

Davide Bombana viene a conoscenza dell’impatto di questa storia mentre è al lavoro all’Opera di Sarajevo per il balletto “Mare Nostrum” nel 2015. Sta montando le coreografie e utilizza le musiche di Jordi Savall, Antichi canti e brani con testi in francese, inglese, castigliano, catalano, tedesco, italiano, turco, greco, arabo, ebraico. Componimenti che raccontano una storia antica, di tutti. Ma ci sono anche ninna nanne di tradizione slava e suoni aggiunti dal coreografo. Come l’eco di spari di mitragliatrici. “Mi accorgo allora – racconta – che i danzatori hanno attacchi di ansia. Mi sento smarrito, subito non ne capisco il motivo”.

Già prima delle prove, quando Davide Bombana fa ascoltare il cd di Jordi Savall agli artisti di Sarajevo, una danzatrice non più giovanissima si commuove riconoscendo una vecchia ninna nanna che le cantava la nonna da bambina. Ma il secondo episodio è più grave: non è solo commozione. E’ paura. Ci sono suoni registrati di bombardamenti da arrangiare per completare la colonna sonora del balletto. “Alcuni danzatori sono sgomenti – racconta – mi pregano di togliere quei suoni. Mi dicono che l’ansia che crea in loro è troppo forte e lacerante da gestire”.

Tutto si ferma. Le prove, i passi, la musica. La maître de ballet Edina Papo prende in mano la situazione. Chiama il coreografo in disparte e gli spiega che no, non è ancora superato il trauma della guerra che hanno vissuto. E forse non lo sarà mai. “Lo stato d’animo che si prova a essere accerchiati per essere uccisi non si dimentica”, gli rivela. Basta un niente per tornare alla dimensione del terrore di bombe e spari. “Non c’è un danzatore che non abbia qualche vittima della guerra dei Balcani”, aggiunge.

Così, nel 2016, Davide Bombana rimette insieme i tasselli di quell’esperienza significativa per lui come artista e come uomo. E decide di creare un “Romeo e Giulietta” a partire dalla cronaca dell’amore dei due ragazzi di Sarajevo. Per dare memoria a una delle storie più tristi di quella guerra e lanciare un messaggio forte. “Il balletto vuole essere un grido contro ogni forma di intolleranza e prevaricazione verso le minoranze di ogni genere, di razza, di religione o sessuali – spiega – L’umanità, nonostante le crudeltà e gli orrori perpetrati nel passato, dopo tante atrocità ancora non riesce a rinsavire”.

Fra tutte le scene colpisce il passo a due della camera da letto, consumato in una stanza dove c’è un grande lenzuolo bianco a coprire gli amanti. Giulietta, che in tutte le parti pubbliche del balletto indossa il velo, ha il seno nudo. Si concede finalmente a una libertà del corpo mai provata. Ma il momento della fuga è rotto dagli spari. Serbi e Bosniaci sono in fila, con i due giovani uccisi al centro del palcoscenico. Infine Bombana pone l’accento sul dolore delle madri. Le donne di tutte le guerre di ieri e di oggi.

Creata per l’allora compagnia junior Balletto di Toscana ma mai eseguita da professionisti, questa trasposizione vede in scena cast inediti. Sono i talenti del corpo di ballo del teatro Massimo di Palermo, una delle poche fondazioni lirico sinfoniche con all’attivo una compagnia di balletto stabile. Nei ruoli principali, accompagnati dall’orchestra del teatro diretta da Ido Arad, i ballerini Romina Leone e Andrea Mocciardini, Gianluca Mascia e Francesca Bellone. “In principio ero un po’ scettico sull’opportunità di presentare lo spettacolo nel periodo delle festività natalizie – puntualizza il coreografo e direttore – ma poi ho pensato che se il Natale vuole essere un messaggio d’amore deve esserlo fino in fondo. E Romeo e Giulietta ci fa riflettere su quanto siano spaventose, ancora oggi, le discriminazioni per le minoranze, non solo a livello religioso”. “Questo balletto è un grido contro le discriminazioni e un inno alla tolleranza”, conclude.

Ma non lo sarà solo durante le festività natalizie e solo in Italia. Il balletto verrà rimontato da Bombana proprio per il corpo di ballo del teatro dell’opera di Sarajevo nel 2022, a poche centinaia di metri dal luogo in cui sono morti i due ragazzi. E così alla memoria di Romeo e Giulietta della guerra dei Balcani, oltre alle poesie, alle canzoni, ai video dedicati dalla gente che li ha conosciuti o ne ha conosciuto la storia, si aggiungerà un balletto che potrà entrare nel repertorio delle compagnie internazionali.

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