Un Otello bianco? “Sappiamo perfettamente di dover affrontare una sfida con la storia ma non dobbiamo aver paura di rischiare”. Il sovrintendente e direttore artistico del Teatro alla Scala, Fortunato Ortombina, alla presentazione della stagione 2026-2027 ha usato parole come rischio, responsabilità, scelte a volte scomode. Prima fra tutte quella di non dipingere con il cerone nero il volto del protagonista dell’opera di Verdi che aprirà il 7 dicembre la prossima stagione. Perché? “Il fatto che non sia dipinto di nero – ha chiarito a margine della conferenza stampa – se leggiamo bene Boito e Verdi, ha poca importanza. La forza di questo personaggio è tale da trascendere il colore della pelle. Insomma ci sono tante riflessioni che potremmo fare”.
A dirigere l’opera di Giuseppe Verdi tratta dal dramma di William Shakespeare sarà il nuovo direttore musicale Myung-Whun Chung, contratto appena firmato e grandissima esperienza interpretativa nella direzione delle opere verdiane, che non manca di sottolineare il grande affiatamento con l’orchestra della Scala. Damiano Michieletto, al suo ottavo spettacolo scaligero, debutta invece come regista di una serata che vede in scena un cast in cui figurano Brian Jagde nel ruolo principale, Luca Salsi in Iago ed Eleonora Buratto nei panni di Desdemona.
Il fatto che il protagonista dell’opera, composta per la Scala su libretto di Arrigo Boito nel 1887, sia senza blackface non scalfirà, secondo Ortombina, la profondità del tratteggio psicologico e dell’intreccio tra passioni, ambizioni, pregiudizi e dramma collettivo. Anzi, renderà l’opera ancora più calata nel nostro tempo. “Non è più il tempo di andare per scelte confortevoli”, ha commentato ancora il sovrintendente descrivendo questa scelta come rischiosa. Infatti il mondo dei melomani si divide fra chi la considera come superamento di uno stereotipo e chi, al contrario, ritiene che il contesto razziale sia un elemento inseparabile dal dramma originale. Tuttavia, non è la prima volta che il Moro non sia “moro”: esistono precedenti significativi nel teatro di prosa.
L’Otello di Carmelo Bene, rivoluzionario, estremo: lui bianco, gli altri neri
Intitolata Otello o la deficienza della donna, quella di Carmelo Bene è una radicale riscrittura dell’opera d Shakespeare portata in teatro nel 1979 e poi in televisione. La sua particolarità sta nell’inversione cromatica: il Moro di Venezia viene rappresentato con la pelle bianca, mentre il resto dei personaggi si tinge di nero.
Non si tratta solo di un’inversione cromatica, però. Ma di un ribaltamento della struttura drammaturgica shakespeariana: l’Otello dell’irriverente Bene non uccide Desdemona, resta immerso in una solitudine tutta maschile. Il termine ‘deficienza’ attribuito alla donna per il regista non è assolutamente dispregiativo. Sta invece a indicare una propensione al superamento delle rigidità logiche dell’universo maschile da parte dell’universo femminile.
La riscrittura di Luigi Lo Cascio: un Otello siciliano
Autore, regista e interprete nel ruolo di Iago, Luigi Lo Cascio nel 2014 riscrive la tragedia di Shakespeare mettendo in scena un Otello dove i personaggi maschili parlano siciliano e solo Desdemona si esprime in italiano. La sua riscrittura, rivoluzionaria, non rinuncia ad affrontare i grandi temi tratteggiati dal Bardo ma semplicemente li proietta in una diversa contestualizzazione. Anche in questo caso a emergere è la solitudine generata dai meccanismi misteriosi e oscuri della mente maschile, lontana dall’abbandono all’amore.
E nell’opera lirica esistono precedenti?
Scrive Emilio Sala, musicologo e docente all’Università Statale di Milano su Amadeus (“Cosa succede se Otello diventa bianco?”, agosto 2019): “Nel mondo anglosassone, Otello black-face è ormai bandito dalle scene. Se trovi un tenore nero come Ronald Samm per interpretare il ruolo (così nel 2013 all’Opera North di Leeds), allora bene, altrimenti guai! Annerire la pelle di un cantante bianco fa riemergere (ritorno del rimosso?) la vecchia pratica razzista del black-face”. Lo scrive dopo aver visto una rappresentazione dell’Otello messo in scena da Andrea Cigni a Trapani con un Moro bianco. Ma fa riferimento anche a una produzione del Met di New York di Otello del 2015 che giudicava ‘inimmaginabile’ oggi anche solo l’ipotesi di truccare di nero la pelle del tenore Aleksandrs Antonenko.
L’interrogativo alla base della scelta contemporanea: se Otello diventa bianco si modifica la dinamica del pregiudizio razziale e si perde l’idea del conflitto con lo straniero? La risposta più accreditata oggi vede in Otello la sua diversità. In qualsiasi senso essa sia.
Alla Scala torna anche I Puritani dopo 60 anni
Oltre al titolo inaugurale di stagione, Ortombina inserisce anche I puritani di Bellini nel novero di sfide della Scala. Opera difficilissima da interpretare, che richiede un tenore di grande tessitura: manca dal Piermarini da 60 anni. “Non possiamo rimanere senza un titolo per paura che non ci siano i cantanti adatti – ha sottolineato – che vanno scovati e preparati. Abbiamo tanto lavoro da fare per creare una nuova generazione di cantanti”. Con il tenore Galeano Salas, la regia di Davide Livermore e sul podio Fabio Luisi l’opera tornerà a coinvolgere il pubblico internazionale e milanese. Fra i tredici titoli d’opera della prima vera stagione del nuovo sovrintendente, il più antico è stato composto alla fine del ‛600, il più recente nel 1987. E l’Otello esce dalla comfort zone.
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Nella foto in alto | A sinistra Damiano Michieletto, a destra Carmelo Bene