“C’è una distanza tra i bisogni del Paese reale e la politica che si sta sempre più chiudendo al suo interno e non si pone il problema che più della metà del corpo elettorale non va a votare”. Ad attaccare è il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, alla manifestazione per lo sciopero generale in Piazza del Popolo a Roma.
“Noi invece diamo voce al disagio sociale che c’è nel Paese. Abbiamo bisogno di prendere la parola e farebbe bene chi è in Parlamento ad ascoltarci”, ha continuato il segretario generale della Cgil. Per poi rilanciare: “Oggi è l’avvio di una mobilitazione perché pensiamo che il Paese vada cambiato, con una riforma fiscale e delle pensioni degna di questo nome e cancellando la precarietà. È l’inizio di una battaglia“, afferma. Anche il segretario della Uil, Pierpaolo Bombardieri, ha aggiunto: “Ci hanno accusato di aver dilaniato il tessuto sociale, ma queste persone non le vedeva nessuno. Il disagio sociale in questo Paese c’è e non possiamo non rappresentarlo. Noi lanciamo un segnale al governo. C’è un Paese che soffre, che ha bisogno di aiuto, di risposte concrete”.
In piazza migliaia di lavoratori e delegazioni arrivate da tutta Italia, comprese quelle di alcune vertenze aperte, da Gkn a Whirlpool, fino a Jsw ed Elica. E anche alcuni rappresentanti dei navigator: La proroga di quattro mesi? Soltanto un primo passo, ora serve delineare il nostro futuro”, c’è chi rilancia. Ma presenti erano anche lavoratori di Mps. E lavoratori precari e somministrati che vedranno scadere a fine anno i loro contratti nella pubblica amministrazione: “Non sapremo che fine faremo, già le Prefetture sono sotto organico”, spiega una di loro. “Ci hanno assunto per esaminare le domande di regolarizzazione, ancora in fase di stallo dopo la sanatoria Bellanova. Ora che ne sarà delle richieste di tanti invisibili e del nostro futuro?”, c’è chi si appella al governo. Voci da una piazza che, rivendicano i sindacati, mostrano tutti i limiti di una manovra e di un’azione del governo sul tema del lavoro considerata “insufficiente”.

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