“La scuola è stata una seconda casa, è stata fondamentale. Alla primaria, quando ho perso il papà, stare con i compagni e le maestre era come stare in una famiglia. Ed è stato così anche negli anni successivi. Certo durante l’emergenza non è filato tutto liscio: ci sono stati disagi, va ammesso. Ma diciamolo chiaramente: la scuola, in questi due anni di pandemia, non ci ha lasciati soli”. A raccogliere le parole di Giovanna Iamatteo, classe 2002, è Alessandra Migliozzi, giornalista, capo ufficio stampa del ministero dell’Istruzione che è tornata a prendere in mano la penna per pubblicare “La scuola non si ferma. Racconti dalla pandemia guardando al futuro” (Gruppo editoriale “La Scuola sei”).

Migliozzi che dal 2013 lavora nel palazzo di viale Trastevere e conosce meglio di ogni altro i ministri che si sono succeduti in questi anni, nei mesi scorsi, ha deciso di ascoltare, registrare e scrivere le storie di coloro che hanno vissuto in prima persona la scuola in tempo di pandemia: i ragazzi, in primis, ma anche i dirigenti scolastici , i sindacalisti (nel libro c’è un’intervista alla segretaria nazionale della Cisl Scuola), i dirigenti del ministero e i genitori del comitato “Priorità alla scuola”. Il risultato è un caleidoscopio di racconti che lasciano nel lettore la sensazione di essere di fronte ad un’occasione che ancora non abbiamo compreso se le scuole coglieranno o meno.

Uno scenario ben immaginato dall’ex presidente dell’Indire, Giovanni Biondi, che nel libro di Alessandra Migliozzi dice: “Cosa rimarrà di questa esperienza di chiusura delle scuole? Immaginiamo due ipotetici insegnanti di lettere. (…) Il primo ha semplicemente ribaltato quello che faceva prima in aula dentro lo schermo (…) Il secondo ha proposto, invece, attività diverse pensando, potremmo dire, direttamente in digitale. (…)Entrambi i docenti hanno utilizzato la tanto discussa formazione a distanza. Ma, nel primo caso, l’insegnante appena potrà rientrerà in classe, chiuderà il computer e, con esso, archivierà questa parentesi. Nel secondo caso, invece, il docente potrà non solo proseguire questa esperienza ma inserirla facilmente all’interno di un modello in presenza”. Tante anche le esperienze virtuose raccolte nel testo: dai tutoring per gli studenti più fragili all’istituto “Einaudi” di Bassano del Grappa agli open day social del comprensivo di Sassuolo 4 ovest alla sinergia creata dal “Tosi” di Busto Arsizio ai laboratori esperienziali all’esterno dell’istituto “Amore” di Pozzallo.

La parte più toccante è sicuramente quella dedicata alle voci degli studenti: dopo tante indagini, tanti numeri e rapporti di associazioni varie, in “La scuola non si ferma”, l’autrice offre l’opportunità ai protagonisti assoluti della scuola di prendere parola. Storie come quella di Daniele che ha vissuto il virus sulla sua pelle o come quella di Antonio Leandro, ipovedente che – come racconta lui – “è stato scelto dalla musica”. Un libro che non racconta gli alberi abbattuti ma la foresta che cresce. Un solo suggerimento: potete iniziare a leggere “La scuola non si ferma” da pagina 21 tralasciando le retoriche parole del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e dell’ex Stefania Gianni.

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