Qui si rischia grosso, sarebbe inutile provare a nasconderlo.
Il rischio è quello che riguarda la tenuta democratica del Paese. Non tanto perché negli ultimi dieci anni abbiamo avuto prevalentemente governi che sono stati espressione legittima del Parlamento, ma non di quella legittimante del popolo. Neppure perché si profilerebbe all’orizzonte chissà quale ventata di matrice fascista, come può far pensare il ruolo della destra estrema nell’atto vandalico di Roma contro la sede della Cgil, o in generale le ampie infiltrazioni che essa ha prodotto nei no-vax e no-green pass.

Intendiamoci, sono entrambi fatti reali e gravi, ma non credo che rappresentino l’elemento strutturale di quella crisi che rischia di intaccare la tenuta democratica dell’Italia. Piuttosto, costituiscono l’effetto di un problema che sta più a monte, questo sì identificabile come l’origine e la miccia di spinte fascistoidi o eversive.

La struttura di cui parlo riguarda la politica, ormai composta perlopiù da figure tutt’altro che autorevoli e sprovviste due delle doti di uno statista: il coraggio e la lungimiranza. Questa eclissi della politica si traduce in un governo che – comunque guidato dall’uomo italiano simbolo della finanza per eccellenza – mostra anch’esso una preoccupante mancanza di coraggio e lungimiranza.

Lo si vede dall’approssimazione impolitica con cui ha imposto un Green Pass che, anche agli occhi degli osservatori più benevoli, è parso un ripiego ipocrita rispetto alla scelta più coerente ed onerosa: la vaccinazione obbligatoria. Se c’è veramente un’emergenza sanitaria, allora il governo ha tutto il diritto e persino il dovere di imporre per legge la misura più conseguente. Altrimenti si dà adito alle peggiori elucubrazioni complottiste, egoiste e anti-sociali (per non parlare di quelle anti-scientifiche) già largamente presenti nella popolazione italiana. In un momento di crisi sociale diffusa, in cui il popolo avrebbe bisogno di essere guidato da figure autorevoli, l’ipocrisia di Stato risulta essere l’arma meno autorevole di tutte.

Soprattutto se parliamo dello stesso Stato che, di fatto, si è prostrato al potere e all’ordine valoriale della finanza, lasciando correre il massacro in atto dei diritti sociali e lavorativi proprio mentre ha tentato di imporre altre misure legali (il Green pass, appunto) di dubbia opportunità e utilità.

Eh sì, tutti ci siamo accorti anche dei notevoli aumenti della benzina, delle bollette e in generale della fiscalità che colpisce le classi medie e piccole. Per di più in un Paese come il nostro, in cui è già altissimo il livello delle disuguaglianze di reddito.

L’imperdonabile e pericolosissima eclissi di una politica degna di questo nome emerge proprio qui. Da una parte troviamo la destra estrema che si organizza in maniera violenta per manifestare non contro l’ingiustizia sociale, ma contro il “terribile” Green Pass, producendo di fatto una compattezza di opinione pubblica e mezzi di comunicazione a favore di un governo che in buona parte non la merita.

Sul fronte opposto assistiamo allo spettacolo patetico di una sinistra che si limita a denunciare la “matrice fascista” delle manifestazioni contro vaccini e Green Pass, salvo guardarsi bene dal contrapporsi alla macelleria sociale, per non parlare della sua inerzia nel prendere iniziative pensate e concrete affinché la politica torni a governare la finanza.

È appena il caso di ricordare che l’ultima volta in cui la Destra risultò funzionale alla finanza e la Sinistra incapace di rappresentare il disagio sociale, fu un attimo prima che si piombasse nella tragedia nazifascista.

Oggi dovremmo sapere bene che i drammi sociali accadono quando la politica – cioè i rappresentanti della volontà popolare – tradiscono il popolo stesso. Ma del resto viviamo nel Paese in cui una nota trasmissione televisiva consegna il beffardo “Tapiro” alla tradita invece che al traditore…

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