Un mio progetto di legge prevede la promozione di modalità di vendita che eliminano gli imballaggi per contrastare l’emergenza climatica e il dilagare della plastica.

Ci concentriamo, a ragione, sul riciclo e sul trattamento sostenibile dei rifiuti. Lo stesso impegno va messo però anche nella riduzione a monte della produzione di rifiuti: agire sulle cause è sempre più efficace che limitare l’impatto degli effetti. Per farlo, occorre in questo caso partire da un’analisi più puntuale dei nostri modelli di commercio. Si possono eliminare gli imballaggi destinati alla vendita di alimenti e detergenti?

Certamente: gli esempi non mancano. Per farli diventare la regola e non l’eccezione, servono, però, politiche chiare da parte delle istituzioni e impegni concreti da parte del mondo economico. La vendita di prodotti sfusi e alla spina è l’alternativa alla produzione di rifiuti da imballaggio (in carta, cartone, plastica, vetro, alluminio, poliaccoppiati), che costituiscono una porzione rilevante dei rifiuti solidi urbani: basta anche solo guardare a quelli che accumuliamo quotidianamente nelle nostre case.

Sulla base di queste considerazioni di puro buonsenso, nelle scorse settimane ho depositato un progetto di legge – in Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna – che ha come obiettivo promuovere e incentivare la vendita di prodotti alimentari e detergenti sfusi e alla spina. Un’opzione, questa, a sostegno dei target ambizioni che la Regione Emilia-Romagna si è data nel provvedimento-quadro sulla nuova pianificazione regionale in materia di rifiuti: 80% di raccolta differenziata su base regionale, 70% di riciclo, riduzione a 110 chilogrammi pro capite/anno di rifiuti non riciclati, prevenzione della produzione totale dei rifiuti come previsto dal Piano Nazionale (diminuzione del 5% per unità di Pil), divieto di avvio a smaltimento in discarica degli indifferenziati.

Se vogliamo rispettare questi obiettivi, bisogna correre. Il progetto di legge di Europa Verde prevede, tra l’altro, lo stanziamento di risorse regionali, tramite bandi rivolti agli esercenti, per sostenere sia l’apertura di nuovi esercizi dedicati esclusivamente alla vendita di prodotti sfusi e alla spina, sia l’introduzione di appositi reparti (i cosiddetti green corner) in esercizi commerciali già esistenti. Per diffondere la cultura del modello di vendita di prodotti senza imballaggio, sono inoltre previsti la realizzazione di un logo identificativo di tali punti vendita, efficaci azioni di formazione, informazione e divulgazione rivolte a esercenti e consumatori finali, la mappatura degli esercizi in Emilia-Romagna che adottano questo modello di vendita. È evidente che anche la ricerca deve fare la sua parte: per garantire livelli ottimali di igiene e modalità di trasporto in grado di fare a meno degli imballaggi del singolo prodotto finale.

Ridurre la produzione di rifiuti e organizzare una efficiente raccolta differenziata finalizzata al riciclo sono due pilastri dell’economia circolare e hanno effetti positivi anche per combattere l’emergenza climatica, tema caldo di queste settimane in vista della Cop26 di Glasgow. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi e il presidente Usa Joe Biden di recente hanno speso parole importanti sul rischio che stiamo correndo di avvicinarci in maniera irreversibile al punto di non ritorno. Gli eventi meteo estremi dell’estate 2021 hanno contribuito evidentemente a questa presa di coscienza.

Ora bisogna agire concretamente per ridurre le emissioni di gas serra all’origine dei cambiamenti climatici! Anche interventi apparentemente di nicchia, come la promozione della vendita di prodotti sfusi e alla spina, vanno nella direzione giusta. La transizione va attuata a tutti i livelli e in tutti i comparti: basta annunci e continui stop-and-go, come quelli a cui ci sottopone il ministro della finzione ecologica Roberto Cingolani. Per noi Verdi/Europa Verde un ministro sbagliato nel posto sbagliato.

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