Abolire la caccia su tutto il territorio nazionale, abrogando una serie di norme della legge 157 del 1992 (“Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio”). A partire dal comma 2 dell’articolo 1, che consente l’attività venatoria “purchè non contrasti con l’esigenza di conservazione della fauna selvatica e non arrechi danno effettivo alle produzioni agricole”. È l’obiettivo della proposta di referendum promossa dal comitato Sì aboliamo la caccia, che ha avviato la raccolta firme a luglio superando le 200mila adesioni. E che adesso, sull’onda di partecipazione legata alle campagne su eutanasia e cannabiscon l’aiuto della firma digitale – punta a superare il tetto delle 500mila entro il 20 ottobre, in modo da portare anche questo referendum alle urne.

Oltre all’abolizione dell’attività venatoria (cioè la caccia programmata sul territorio) la proposta di quesito punta ad abolire anche il comma 4 dell’articolo 4, che consente la cattura temporanea, da vivi, di un elenco di specie di uccelli (allodola, cesena, tordo sassello, tordo bottaccio, merlo, pavoncella e colombaccio) commercializzabili come richiami da caccia. Con una serie di ulteriori modifiche, gli articoli dal 12 al 19, che al momento disciplinano vari aspetti della caccia, sono abrogati o “sterilizzati” con l’elisione dei riferimenti. Infine, l’articolo 21 sarebbe ridotto a recitare tout court “è vietato l’esercizio venatorio”, mentre al momento propone un lungo elenco di circostanze in cui si applica la previsione. A favore della proposta di referendum venerdì è arrivato anche l’endorsement di Beppe Grillo: il fondatore del M5s ha invitato a firmare con una citazione del filosofo greco Pitagora: “Fintanto che l’uomo continuerà a distruggere senza sosta tutte le forme di vita, che egli considera inferiori, non saprà mai cos’è la salute e non troverà mai la vera pace”.

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