Una linea netta, tracciata dal presidente dell’Authority per la privacy: no alle liste dei lavoratori no-vax del mondo della scuola in mano ai presidi. È senz’appello la posizione di Pasquale Stanzione, che in un’intervista a Repubblica spiega come “non è consentita la verifica diretta delle scelte vaccinali” e “della condizione sanitaria da parte dei dirigenti scolastici”.

Insomma: i presidi non potranno sapere chi tra professori e personale Ata si è vaccinato o meno. “Devono limitarsi a verificare il possesso di una certificazione valida”, spiega il garante. La differenza con gli elenchi dei bambini vaccinati prodotte nel 2017 risiede nell’atto normativo che ha introdotto la necessità della certificazione verde: “In quel caso la vaccinazione era prevista come obbligatoria” ed “era già normativamente previsto che, a regime, le scuole trasmettessero alle Asl gli elenchi degli iscritti”.

Ad oggi, invece, il vaccino anti-Covid non è obbligatorio e quindi, ad avviso dell’Authority, i dirigenti scolastici non potranno avere una lista del personale non vaccinato. Dovranno invece limitarsi a controllare che il Green pass (ottenibile anche con il tampone ogni 48 ore) sia valido. E anche l’autocertificazione, proposto dal sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso, ad avviso di Stanzione, pone dei limiti.

“Questa forma di attestazione – spiega il giurista – non è attualmente prevista dalla normativa vigente. Se venisse introdotta per legge, ci si dovrebbe comunque limitare alla sola certificazione dell’assenza di condizioni che impediscono l’ingresso a scuola, senza riferimento a dati ulteriori”.

Per quanto riguarda invece l’estensione del Green pass a tutti i luoghi di lavoro, tema dibattuto in questi giorni anche in seno al governo con il ministro della Pa Renato Brunetta che lo ha proposto per i dipendenti pubblici che lavorano in front office: “Ciò che va comunque evitato – sottolinea Stanzione – sono le discriminazioni in base alle scelte vaccinali e l’indebita conoscenza, da parte di soggetti non legittimati, dei dati sanitari degli interessati”.

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