Con la riapertura dell’aeroporto internazionale di Kabul – chiuso per ore dopo il drammatico assalto di lunedì – sono ripartite le missioni di salvataggio aereo organizzate dagli Stati europei. L’unico volo effettuato finora dall’Italia nell’operazione “Aquila Omnia” dei ministeri di Esteri e Difesa resta quello con cui sono state portate in salvo 70 persone (di cui 19 collaboratori locali). Il segretario agli Esteri di Londra Dominic Raab ha fatto invece sapere che sono 3.300 i cittadini afgani evacuati dai militari britannici nell’ambito del ponte aereo in corso da Kabul, mentre va avanti anche il rimpatrio di cittadini britannici presenti in Afghanistan, con altre 150 persone rientrate solo domenica. Raab ha definito “angoscianti” le scene all’aeroporto, ma ha aggiunto che martedì “la situazione appare più stabile” dopo l’arrivo di “altri militari britannici e americani”. Le missioni militari inviate da Usa e Regno Unito in Afghanistan per assicurare l’evacuazione stanno lavorando per facilitare la partenza di almeno altre 6mila persone via Kabul, ha detto nel pomeriggio a Sky News l’ammiraglio Ben Keys della Royal Navy. Il numero delle richieste, ha detto, “cambia di ora in ora” e che “non sono consentite pause”.

Intanto il sito Defense One ricostruisce che domenica, nel pieno dell’assedio talebano alla capitale, un aereo cargo militare C-17 dell’Air force statunitense è decollato con 640 rifugiati stipati a bordo (su una capienza massima di 154 persone) portandoli in salvo in Qatar, nella base Usa di Al Udeid. Il sito pubblica anche un’immagine dell’interno del velivolo diffusa dai militari, con moltissimi passeggeri – in maggioranza giovani uomini, ma anche donne anziani, bambini – seduti per terra durante il volo. A quanto si apprende il C-17 non doveva partire così carico, ma gli afghani che avevano ottenuto l’autorizzazione a partire e stavano aspettando il loro turno sono riusciti ad entrare dal portellone posteriore semiaperto. Nonostante il sovraffollamento, l’equipaggio ha scelto di partire comunque.

Nella notte è riuscito ad atterrare anche il primo aereo della missione tedesca, costretta a interrompersi lunedì dopo i disordini all’aeroporto. Il volo è ripartito per Tashkent (Uzbekistan), ma sono state caricate solo sette persone sulle 145 della lista ufficiale (88 cittadini tedeschi e 57 lavoratori dell’ambasciata). Si tratta di cinque persone di cittadinanza tedesca, un olandese e un afgano. “All’aeroporto c’è una situazione molto caotica, pericolosa e complessa – ha spiegato la ministra della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer alla tv Ard – Avevamo veramente molto poco tempo, siamo atterrati a rotta di collo e abbiamo preso a bordo le persone che si trovavano già lì”. Un secondo aereo arrivato in giornata ha imbarcato 125 passeggeri (tedeschi, afghani e di altre nazionalità) ed è atterrato da poco a Tashkent. Il ministro degli Esteri Heiko Maas ha annunciato che il ponte aereo proseguirà “intensivamente fino a quando la situazione lo consentirà in un modo o nell’altro”. Il governo di Berlino si sta appoggiando anche agli aerei americani: ieri sera 40 dipendenti dell’ambasciata sono stati evacuati a bordo di un volo statunitense che li ha trasportati a Doha.

Un Airbus A310 è invece decollato dalla capitale degli Emirati Arabi Uniti, Abu Dhabi, ed è atteso all’aeroporto parigino di Roissy Charles-de-Gaulle con a bordo 45 persone, tra cittadini francesi e di paesi partner, evacuati da Kabul dalle autorità transalpine: lo ha reso noto il ministero delle Forze Armate. L’arrivo è previsto nel pomeriggio. Altri collegamenti sono previsti nelle prossime ore e nei prossimi giorni per evacuare tutti i cittadini francesi da Kabul, così come gli afgani che hanno lavorato per organizzazioni francesi e che stanno lasciando il Paese dopo la sua caduta nelle mani dei talebani.

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