Il blocco dei licenziamenti ha contribuito a preservare 330mila posti di lavoro. A dirlo, durante la presentazione del rapporto annuale alla Camera, il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. “Una parte ridotta dei lavoratori ha perso il posto a seguito del blocco dei licenziamenti – ha specificato – E secondo i dati statistici, il blocco dei licenziamenti ha preservato 330 mila posti di lavoro” .

Il risultato del blocco dei licenziamenti economici emerge con chiarezza nei dati sulle cessazioni: nei 24 mesi che precedono la pandemia, il numero medio annuo di licenziamenti (al netto di quelli disciplinari) è stato di 560mila, un numero più che dimezzato, 230mila, nell’anno del Covid.

Quanto ai pensionamenti, il presidente dell’Istituto, Pasquale Tridico sottolinea che in Italia “il rapporto tra numero di pensionati e occupati si mantiene su un livello che è tra i più elevati nel quadro europeo”. E il rapporto tra l’importo complessivo delle pensioni, in termini nominali, e il numero degli occupati è “cresciuto del 70% tra 2001 e 2020”. Il dato, per i sindacati, dimostra quanto sia “urgente” aprire un tavolo di confronto fra Governo e sindacati sulle pensioni e quanto sia “grave non averlo ancora fatto”.

Tridico quindi spiega il ruolo rivestito dagli strumenti di sostegno al reddito, il Reddito di cittadinanza, l’indennità di disoccupazione e la Cassa Integrazione in deroga, che “hanno rappresentato una tutela contro il peggioramento delle condizioni di povertà e deprivazione nel periodo della crisi”. Nell’annus horribilis della pandemia, Tridico, ancora una volta, promuove il reddito di cittadinanza e boccia anche se parzialmente Quota 100. Se da un lato, fa notare, Quota 100 “non mostra evidenza chiara di uno stimolo a maggiori assunzioni” di giovani, derivante dall’anticipo pensionistico, dall’altro il Reddito è stato per moltissimi “àncora di salvataggio”, “strumento di inclusione sociale” e “leva contro la regressione nella povertà assoluta”.

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