Nell’effetto farfalla, le parti talvolta s’invertono. Accade che la meteorologia si vendichi dell’affronto della farfalla che, con un sol battito d’ala, si dimostra capace d’innescare un tornado settimane dopo a migliaia di chilometri di distanza. E, di solito, la mitologia occidentale localizza la farfallina a Tokyo, madre degli uragani newyorkesi con buona pace dei tifoni giapponesi, di madre ignota.

Per una volta, non è la farfalla a innescare la tempesta, ma la tempesta a innescare un esodo biblico di farfalle. La pioggia nell’Africa subsahariana può aumentare in modo abnorme la quantità delle farfalle in viaggio dal sud del mondo verso l’Europa. Protagonista è una specie molto diffusa.

La vanessa del cardo (Vanessa cardui secondo Linnaeus, 1758) è una farfalla particolare, una specie capace di migrare percorrendo lunghe distanze. La ‘dama dipinta’ (painted lady) è riconoscibile per le ali arancioni con le inconfondibili punte bianche e nere. E, a seconda delle stagioni, la si trova ovunque, tranne che in America Meridionale e in Antartico.

Dalle nostre parti, la vanessa trascorre l’inverno nella fascia tropicale, talvolta nelle aree più calde del Mediterraneo come la Sicilia; ma in primavera migra. E di nuovo in autunno. Dal Nord Africa e dal Mediterraneo si sposta verso l’Europa meridionale e centrale, fino ad arrivare alla Gran Bretagna nei mesi di maggio e giugno.

L’esodo stagionale della vanessa è irregolare. La numerosità della popolazione immigrata che approda in Europa varia enormemente da un anno all’altro, anche di un fattore cento, per lo stupore incredulo di generazioni di naturalisti e appassionati. In alcuni anni, lo sciame percorre, nei suoi viaggi di andata e ritorno, fino a 13mila chilometri, dall’Africa subsahariana alla Scandinavia e viceversa. Tra le migrazioni annuali di insetti che si conoscono, quella della vanessa del cardo è una delle più lunghe.

Un gruppo internazionale di studiosi ha recentemente aperto un velo sull’influenza del clima in tema di migrazione della vanessa (Gao Hu et Al., Environmental drivers of annual population fluctuations in a trans-Saharan insect migrant, PNAS, 118,26, 2021). Quanto più piove dalle parti della savana subsahariana, tanto più le inondazioni danneggiano gli insediamenti umani, con importanti conseguenze sull’agricoltura. Fin qui nulla di nuovo: basta visitare siti che catalogano, pressoché in tempo reale, le inondazioni nel mondo: per esempio Floodlist.com. Da sempre, il fenomeno scandisce la vita in quelle aree del pianeta, senza dover scomodare il riscaldamento globale che, nel corso di questo secolo, potrà fare la sua parte in una delle regioni più sensibili del pianeta.

Le inondazioni, a loro volta, alimentano la vegetazione, ossia il cibo invernale delle larve. Durante gli anni più piovosi nella savana subsahariana, c’è stato un boom di farfalle europee, per esempio nel 2009 e nel 2015. E, probabilmente, assisteremo quest’anno allo stesso fenomeno. Più è rigogliosa la vegetazione primaverile nell’Africa nordoccidentale, maggiore è la proliferazione di farfalle che, durante il loro lungo viaggio verso nord, fanno anche parecchi pit stop.

Poiché la vanessa del cardo vive soltanto due settimane, queste migrazioni sono un esito multigenerazionale. A lungo si è sospettato che le variazioni primaverili di migranti, osservate nel Mediterraneo, dipendessero dal benessere africano di cui aveva goduto la generazione precedente. In base a 21 anni di osservazioni, i ricercatori hanno stabilito come la numerosità delle farfalle europee sia fortemente influenzata dalla quantità di piogge monsoniche che si sono rovesciate sull’Africa subsahariana occidentale durante l’estate e l’autunno precedenti (vedi Figura).

Perché mi ha incuriosito questa storia? Circa trent’anni fa partecipai a un’accesa discussione scientifica sulla natura caotica delle precipitazioni meteoriche. Trovo perciò divertente che l’effetto farfalla, archetipo del comportamento caotico, si possa metaforicamente ribaltare. La seconda ragione riguarda la complessità che governa la dinamica delle migrazioni. E trovo perciò interessante scoprire, ancora una volta, come il clima, la meteorologia e l’idrologia siano importanti fattori di controllo del fenomeno.

La vanessa del cardo ha finora rivelato solo uno dei suoi segreti: il fattore chiave che controlla la sua migrazione verso settentrione, così variabile da un anno all’altro. Resta un mistero come diavolo le farfalle riescano a navigare e sopravvivere durante il loro fantastico viaggio di ritorno verso sud alla fine dell’estate.

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