Le notizie di “iniziative di gruppi criminali dirette ad attentare alla vita del collega Nino Di Matteo, il cui impegno nel contrasto alla criminalità mafiosa lo espone da anni a seri pericoli per la sua incolumità, destano forte preoccupazione e pongono all’attenzione generale la questione delle mafie e della loro persistente vitalità, nonostante gli sforzi compiuti da magistratura e forze dell’ordine nell’attività repressiva”. Lo afferma in una nota la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati, in riferimento all’articolo del Fatto Quotidiano che riporta una frase del boss di ‘ndrangheta Gregorio Bellocco, pronunciata dopo la scarcerazione di Giovanni Brusca e ascoltata da un agente di Polizia penitenziaria nel carcere di Opera: “Il giudice Di Matteo lo ammazzano, gli hanno già dato la sentenza”.

“Molto è stato fatto, ma il fenomeno criminale è tutt’altro che sconfitto“, scrive l’Anm. “Gli inquietanti segnali che provengono dagli ambienti carcerari, e di cui ora si ha pubblica notizia, impongono un serio approfondimento della vicenda, anche e anzitutto sul piano della prevenzione. Nell’esprimere piena solidarietà e vicinanza al collega Nino Di Matteo”, conclude la nota, la Giunta “confida che nulla sarà tralasciato dagli organi competenti per assicurarne la massima tutela”.

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