Open Day aperti ai diciottenni con Astrazeneca? Questa è una campagna vaccinale molto complicata e bisogna tener presente che quando si usa un vaccino bisogna ragionare in termini di rapporto rischio-beneficio. Su questo punto non dico che ci sia stata superficialità, ma sicuramente scarsa chiarezza da parte degli enti regolatori, come l’Ema“. Sono le parole pronunciate ai microfoni di “24 Mattino”, su Radio24, da Pierluigi Lopalco, professore ordinario di Igiene all’Università di Pisa e assessore regionale alla Salute in Puglia.

E spiega: “L’Ema ha detto che il vaccino Astrazeneca presenta un profilo rischi-benefici favorevole e che si può utilizzare dai 18 anni in su. Quindi, l’ente supremo europeo, tra l’altro deputato anche alla farmacovigilanza e quindi alla valutazione continua degli eventi avversi, non ha mai detto una parola contro Astrazeneca, se utilizzato per persone al di sotto di una certa età. Tuttavia, c’è una serie di evidenze raccolte nel tempo e, man mano che andiamo avanti, ci accorgevamo che effettivamente questo evento è comunque estremamente raro. Ma la valutazione del rapporto rischi-benefici deve necessariamente cambiare nel corso del tempo – continua – perché lo stesso vaccino può essere utile in una certa fase della campagna vaccinale quando, per esempio, non ci sono alternative. In quest’ultimo caso, pur di non lasciare non protetta una persona, somministro un farmaco che può presentare un evento avverso raro. Però se l’alternativa esiste, questa va utilizzata. Quindi, dobbiamo fermarci e ragionare, possibilmente non troppo a lungo, perché abbiamo bisogno velocemente di una risposta e di una decisione che ci metta in sicurezza. Oggi le alternative esistono e dobbiamo capire questo: se mettiamo lo stop ai vaccini Astrazeneca in alcune fasce d’età, la campagna vaccinale può continuare?“.

Lopalco sottolinea: “Non abbiamo documenti ufficiali in cui leggere chiaramente una chiara tabella di incidenza degli eventi avversi, magari separati per età e per genere. Questo va fatto. Quello che stiamo verificando è che il rischio di Astrazeneca aumenta col diminuire dell’età e paradossalmente il rischio di contrarre la malattia invece diminuisce col diminuire dell’età. Quindi, capite bene che, man mano che andiamo giù, aumenta il rischio di eventi avversi e diminuisce il rischio di malattia, cioè il rapporto rischi-benefici velocemente si inverte. Pertanto, bisogna tracciare una linea su una determinata fascia d’età“.

L’assessore regionale si sofferma su quanto è stato deciso in Puglia: “Circa Astrazeneca da dare ai più giovani, sono stato tranchant coi nostri direttori generali: niente vaccino a vettore virale. Negli Open Day per i maturandi, infatti, abbiamo usato solo Pfizer. Per gli over 60 abbiamo utilizzato per la maggior parte Astrazeneca. In questo siamo stati fortunati, perché questo vaccino è stato ben accolto dalle persone più anziane. Allo stato attuale, la responsabilità di dire sì o no ad Astrazeneca è politica. Ma la scienza deve fornire alla politica gli elementi di valutazione, cioè quella famosa tabella di cui ho parlato prima. Sta poi al politico tracciare una linea e dire qual è il rischio ammissibile nella somministrazione di un vaccino. La scienza, insomma, deve indicare la via, ma è la politica che poi deve ingranare la marcia e guidare – conclude – I richiami per chi ha fatto la prima dose di Astrazeneca? Ancora una volta è la scienza che deve darci informazioni. Quello che ad ora sappiamo è che eventi avversi con questo vaccino si registrano solo con la prima dose, nonostante, ripeto, non ho ancora letto nulla in nessun documento ufficiale. Aspettiamo informazioni scientifiche a riguardo. Dopodiché, è chiaro che se dobbiamo abbandonare del tutto il vaccino Astrazeneca, la campagna vaccinale rallenterà, il che metterebbe un po’ a rischio tutta la popolazione“.

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