Oltre 460mila firme a sostegno del disegno di legge Zan contro l’omotransfobia sono state consegnate oggi simbolicamente in Senato dai promotori della campagna “Da’ voce al rispetto“, per spingere una rapida approvazione del testo anche a Palazzo Madama, di fronte allo stallo in commissione Giustizia e all’ostruzionismo del centrodestra sul provvedimento.
Dopo l’abbinamento del provvedimento a prima firma Ronzulli-Salvini al testo Zan già approvato a Montecitorio, con il rischio di allungare ulteriormente i tempi (considerate anche le quasi 200 audizioni richieste dai partiti del centrodestra, ndr), l’appello dei promotori delle due petizioni on line targate “Dà voce al rispetto” (con le firme raccolte su All Out e Change.org) è quello di passare direttamente in Aula per superare l’ostruzionismo. “Non c’è più tempo da perdere, vogliamo che questa legge sia approvata e che venga approvata così com’è”, ha rilanciato Rosario Coco, segretario di Gaynet. Non senza mandare un messaggio a chi, all’interno del fronte che ha già approvato il ddl Zan alla Camera, come i renziani Italia Viva, continua a cercare mediazioni e a invocare trattative per sbloccare lo stallo: “Ogni modifica significherebbe tornare alla Camera e quindi affossare questo provvedimento“, insistono. Era stato lo stesso capogruppo renziano Davide Faraone a parlare di “diverse posizioni su cui è necessario provare a fare sintesi invece che procedere con la dannosa dinamica del derby che non porta da nessuna parte” e a invocare un ‘tavolo politico’: “Possibile che debbano esistere solo le posizioni estremiste fra chi dice di non toccare nulla e Pillon?”, aveva ribadito.
Una posizione che non piace al M5s: “Mi sembra chiaro che ormai il ddl Zan debba difendersi da attacchi sia esterni che interni. Si vada direttamente in Aula a questo punto per sbloccare la situazione”, ha rilanciato la senatrice pentastellata Alessandra Maiorino. E anche dalle associazioni c’è chi chiede coerenza a Italia Viva: “Decida da che parte stare, vorremmo capire se vuole sostenere una strategia di palese affossamento. Bonetti e Scalfarotto non hanno parlato di modifiche o trattative, al contrario di Faraone. Facciano pace con se stessi”.

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