Le persone con disabilità in Ue vivono oltre il doppio delle discriminazioni. E in Italia manca la percezione
Le persone con disabilità che vivono nell’Unione Europea subiscono oltre il doppio delle discriminazioni rispetto alle persone senza disabilità. Si tratta di gravi penalizzazioni di vario genere che avvengono, in particolare, negli ambiti amministrativi, uffici pubblici, spazi comuni, istruzione e quando si tratta di cercare una casa accessibile o un alloggio temporaneo. A certificarlo è il report pubblicato il 4 maggio da Eurostat, con i dati più recenti a disposizione risalenti al 2024, che fornisce diverse indicazioni sul grado delle percezioni delle discriminazioni.
Un elemento emerso dal sondaggio sono le quote più elevate di discriminazioni percepite, che sono state registrate in Estonia (14,6%) e Spagna (14,5%), seguono Belgio, Olanda e Svezia con rispettivamente il 12,8%, il 12,5% e il 12,3%. Le quote più basse si sono registrate, invece, a Cipro e in Italia (entrambe al 3,1%), in Croazia (4,3%) e in Ungheria (4,5%). Dati che fanno riflettere non poco e pongono alcune riflessioni sui risultati ottenuti, ad esempio considerando la percezione segnalata in Italia rispetto invece alla condizione molto critica nella quale le persone con disabilità vivono in moltissime realtà della Penisola.
“I dati Eurostat”, ha commentato Luisella Bosisio Fazzi, rappresentante italiana del Gruppo Donne del Forum Europeo Disabilità (EDF), “mostrano che in Italia solo una piccola quota di persone con disabilità dichiara di aver subito discriminazioni nei servizi pubblici, ad esempio, ma questo non indica un reale livello di inclusione diffuso, piuttosto un basso riconoscimento e una scarsa percezione soggettiva dei contesti in cui si verificano le discriminazioni. In una realtà dove barriere di vario genere, esclusione e sostituzione delle decisioni sono spesso normalizzate, purtroppo molte violazioni non vengono nemmeno percepite come tali”. Bosisio Fazzi, nota nel settore delle disabilità per la sua esperienza decennale a sostegno dei diritti per tutti, ci tiene a precisare anche che “questa self perceived discrimination nel caso italiano evidenzia chiaramente dei limiti perché la percezione è soggettiva ed è influenzata da diversi elementi che possono essere le aspettative interiorizzate, la consapevolezza di lottare per veder riconosciuti i propri diritti, il contesto sociale in cui si è immersi. I dati diffusi da Eurostat”, aggiunge, “sottolineano ancora una volta la necessità assoluta di rafforzare anche nel nostro paese la cultura dei diritti da garantire per tutti”.
Secondo l’Ufficio statistico in Europa il 9,4% delle persone con disabilità di età pari o superiore ai 16 anni ha dichiarato di “essersi sentito discriminato nel contatto con uffici amministrativi o servizi pubblici”, numeri che risultano oltre il doppio rispetto al 4% evidenziato dalle persone senza disabilità. Lo studio esce a maggio, in occasione del mese dedicato alla diversità celebrato dall’Ue per sensibilizzare sull’importanza delle diversità e dell’inclusione e fotografa una situazione grave che conferma ancora un evidente gap soprattutto nell’accesso equo e dignitoso ai servizi pubblici.
Analizzando i diversi ambiti considerati, si evidenzia un elemento uniforme: la discriminazione nei confronti delle persone con disabilità non è episodica, ma “sistemica”, attraversa diversi settori della vita quotidiana, configurandosi come un “fenomeno strutturale”. Le disparità emergono, ad esempio, quando si tratta di cercare un alloggio, l’8,2% delle persone con disabilità ha riferito di essersi sentito discriminato, contro il 5,2% delle persone senza disabilità. Da sottolineare che le criticità possono assumere forme diverse, dalla mancanza di accessibilità strutturale degli edifici per la presenza di barriere architettoniche da eliminare, alla riluttanza dei proprietari degli immobili ad affittare a persone con esigenze specifiche, fino a ostacoli burocratici e amministrativi che complicano ulteriormente il processo, dilungando tempi e provocando stati di stress. Situazioni molto simili si evidenziano anche negli spazi pubblici e negli istituti di istruzione: nel primo caso il 5% delle persone con disabilità segnala discriminazioni, rispetto al 3% delle persone senza disabilità, nel secondo caso le percentuali sono rispettivamente del 4,1% e del 2,3%. Differenza nel garantire diritti in egual misura e a subire, ancora una volta, risultano le persone che vivono condizioni di fragilità. Va detto che negli ultimi anni, l’Ue ha adottato diversi piani operativi per promuovere i diritti delle persone con disabilità, tra cui la Strategia europea sulla disabilità 2021-2030. Nonostante questo, però, le statistiche più recenti mettono in luce che l’attuazione concreta di tali politiche incontra ancora gravi lacune, ostacoli significativi e diffuse situazioni di esclusione.
Gli autori del report spiegano che “la discriminazione percepita si riferisce all’esperienza di discriminazione auto-dichiarata” e viene misurata chiedendo agli individui se, negli ultimi 12 mesi (ultimi 5 anni per quanto riguarda l’alloggio), si sono sentiti personalmente discriminati in un certo numero di situazioni. La percezione soggettiva della discriminazione, misurata tramite sondaggi, “può essere influenzata da diversi fattori”, precisa Eurostat, “tra cui la consapevolezza degli individui, le aspettative, il contesto legale e il grado di accettazione sociale. Di conseguenza”, aggiunge l’ente statistico, “questi fattori possono avere un impatto significativo sulla segnalazione dei casi di discriminazione e sulla comparabilità dei dati tra diversi gruppi di popolazione, paesi o contesti culturali”.
Lo studio lancia un rilevante allarme sul grado di effettiva inclusione delle donne e degli uomini con disabilità. Dimostra inoltre che la discriminazione nei confronti delle persone disabili continua ad essere una realtà diffusa a macchia d’olio nel vecchio continente e che tale situazione si registra in settori fondamentali per la qualità di vita come i servizi pubblici, l’istruzione, l’accesso alla casa e gli spazi comuni. Un fenomeno ancora lungi da essere pienamente risolto per garantire pari opportunità per tutti. Il report dimostra infine che serve un cambiamento culturale, politiche efficaci concrete e maggiore consapevolezza in merito ai diritti delle donne e uomini con disabilità. Tutto questo per il momento rappresenta ancora una chimera in Unione Europea. C’è molta strada ancora da fare.