Le unioni civili? Farò una grande festa solo quando arriverà il matrimonio. Conosco bene l’omofobia
Sono passati 10 anni dall’approvazione Legge Cirinnà (n. 76/2016), in vigore dal 5 giugno 2016 che ha introdotto in Italia le unioni civili tra persone dello stesso sesso, riconoscendo diritti e doveri simili al matrimonio (assistenza morale/materiale, pensione di reversibilità, comunione dei beni), ma escludendo l’obbligo di fedeltà e la stepchild adoption ovvero la possibilità di adottare figli. Finalmente! ha esclamato la comunità LGBTQ+, ma c’è quella parola “simili” che fa comprendere che anche questa legge, tanto agognat,a è frutto di un compromesso, un lavoro di paziente cesello senza il quale non sarebbe mai stata approvata.
Com’era accaduto nel 2007 con i DICO (acronimo di DIritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi) un disegno di legge che restò nel cassetto. Ormai il matrimonio tra persone dello stesso sesso è legale in oltre 37 paesi membri delle Nazioni Unite, ma in Italia credo non arriverà mai, i nostri parlamentari non sono abbastanza laici per sfidare il Vaticano.
So quanto è difficile lottare per i diritti civili nel nostro Paese, per la comunità LGBTQ+ ho iniziato con il FUORI – Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano – e non ho mai smesso. Ho conosciuto Flaminia nel 1998 e abbiamo deciso di convivere. Lei è romana e si è trasferita a Milano, una prova di grande amore lasciare il Ponentino per le nebbie lombarde. Non ci siamo mai nascoste, abbiamo vissuto la nostra storia alla luce del sole.
La prima difficoltà l’abbiamo incontrata quando abbiamo deciso di acquistare la casa. Facevamo fatica ad accendere il mutuo, eppure il nostro 740 era di tutto rispetto. La nostra era una situazione “anomala” e solo grazie all’intervento dell’amica avvocata Simona Viola ci siamo riuscite. Ma le difficoltà maggiori le abbiamo incontrate a Roma e ad Anzio.
Nella capitale abbiamo rilevato una libreria a San Giovanni che è diventata punto di riferimento della Comunità LGBTQ+ e non solo. Ovviamente era poco gradita ai fascisti che più volte hanno imbrattato le nostre vetrine e saracinesche. Ci sono stati tentativi di aggressioni anche nei nostri confronti, ma per fortuna i carabinieri della Stazione Britannia erano nostri affezionati clienti e questa frequentazione ha disincentivato gli attacchi. Ad Anzio abbiamo toccato con mano le difficoltà in ospedale. Al pronto soccorso la mia compagna non poteva entrare per starmi accanto: per la legge lei non era niente e quindi non aveva diritto ad assistermi. Anche in ospedale è stato difficile ottenere che fosse lei a decidere della mia vita in caso di complicazioni: abbiamo firmato carte su carte e ancora non era sufficiente.
Invece nella cattolica Lucca abbiamo riscontrato una laicità inaspettata: in ospedale Flaminia ha potuto assistermi dal pronto soccorso al post operazione, addirittura le hanno preparato una brandina affinché potesse restare al mio fianco durante la notte. Mentre in Lomellina abbiamo sperimentato il medico di base omofobo che ci guardava con disprezzo; ovviamente l’abbiamo cambiato. Per chi non lo ha mai provato è difficile capire, personalmente riconosco subito l’omofobia, anche quando è celata sotto sorrisi di circostanza.
Ovviamente in quegli anni non esisteva una legge sulle unioni civili per persone omosessuali e tutto era lasciato al buon senso. Grazie al mio impegno per i diritti civili ho capito che molte persone tollerano gli omosessuali a patto che questi siano “invisibili”, ovvero che non chiedano di essere come gli altri. Per loro noi dovremmo continuare ad essere “diversi” senza pretendere diritti egualitari. Cittadini di Serie B a cui viene concesso di essere “simili” ai cittadini di Serie A. Insomma, personalmente farò una grande festa quando anche in Italia sarà possibile sposarsi tra persone dello stesso sesso, ma quando?