La Sicilia? Una Regione dal patrimonio storico-artistico straordinario, riconosciuto anche dal poeta latino Lucrezio: “Giusto è che questa terra, di tante bellezze superba, alle genti si addìti e molto si ammiri, opulenta d’invidiati beni e ricca di nobili spiriti”. Eppure quei beni quasi mai vengono gestiti da esperti in archeologia. Poche settimane fa sono stati scelti i direttori dei Parchi archeologici di Tindari e Lilibeo-Marsala che si sono aggiunti a quelli nominati in precedenza, permettendo così di avere un quadro completo delle figure alla guida dei 14 parchi archeologici siciliani. Di essi 9 risultano diretti da architetti, uno da un’agronoma, mentre soltanto quattro da archeologi. Si tratta di quelli di Catania e della valle dell’Aci, di Naxos e Taormina, di Leontinoi e infine quello di Segesta. Per i Parchi della Valle dei Templi di Agrigento e per quello di Gela, per quello di Morgantina e della Villa romana di Piazza Armerina e quello di Gela, neanche un archeologo. E così per gli altri. Ad occuparsi di templi e villae, mura e anfiteatri, cave e teatri e molto altro, sono quasi sempre architetti.

Una situazione che sta creando non poche polemiche, dalla senatrice del gruppo misto Margherita Corrado che ne ha scritto sulla sua pagina Facebook a diverse associazioni, come Italia Nostra, l’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli e l’Associazione Memoria e Futuro. Nel Dossier sulla crisi del sistema di tutela del Patrimonio culturale in Sicilia presentato all’Ars si legge che “ormai da molti anni, le sezioni tecnico scientifiche delle Soprintendenze, dei Musei, delle Gallerie d’arte e delle Biblioteche, che ai sensi della legge regionale 116/1980 e del Codice dei beni e del paesaggio, dovrebbero essere affidate ad archeologi, storici dell’arte, bibliotecari, etnoantropologi, naturalisti, vengono dirette in prevalenza da architetti, geologi o ingegneri, ma anche agronomi e laureati nelle discipline più varie”. Le associazioni confermano sostanzialmente i rilievi mossi nel 2017 da Pino Zingale, Procuratore Generale presso la Sezione Giurisdizionale d’Appello per la Regione Siciliana, all’amministrazione regionale dei beni culturali. Una delle principali cause della pessima gestione del patrimonio culturale siciliano? “La gestione dei siti e dei parchi archeologi in Sicilia è al limite di collasso: E’ frutto di una mancata progettualità. Basti pensare che molti siti archeologici non hanno neppure un archeologo”, scriveva Zingale.

Tutto è rimasto pressoché invariato. Anche nei Musei archeologici, quasi tutti dipendenti dai Parchi. Soltanto il Museo archeologico Regionale “Antonino Salinas” é diretto da una archeologa. Già, perchè al Museo archeologico “Pietro Griffo” di Agrigento la direzione é affidata a un laureato in Economia e commercio. Mentre una laureata in Scienze politiche dirige il Museo regionale interdisciplinare di Caltanissetta e un agronomo il Museo archeologico di Adrano. Invece degli architetti hanno funzione direttiva al Museo archeologico regionale di Gela, al Museo regionale della Villa romana di Piazza Armerina, al Museo archeologico regionale “Bernabò Brea” di Lipari e al Museo regionale di Kamarina. La direzione della Galleria regionale di Palazzo Bellomo di Siracusa, invece, è affidata ad un geologo. Cancellate le figure (ruoli) al Museo archeologico di Gela, a quello di Aidone-Morgantina, a quello archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa.

I soprintendenti? Su nove, gli architetti sono otto e una una é una etno-antropologa. Nessuna delle sezioni archeologiche delle Soprintendenze uniche, che in Sicilia sono postazioni dirigenziali, è diretta da archeologi. Sei sono affidate ad architetti, una ad un geologo, le altre sono attualmente vacanti. Ci sono poi Soprintendenze, come quella di Caltanissetta, che non hanno un archeologo neanche tra i funzionari. Non ci sono funzionari archeologi nemmeno nel Parco archeologico di Gela, in quello della villa del Casale di Piazza Armerina, nel Parco archeologico di Kamarina, in quelli di Selinunte, Segesta, Leontinoi. A scorrere gli organigrammi potrebbe venire il dubbio che in Sicilia gli archeologi non esistano. Ma non è così. Piuttosto sembrano scarseggiare le occasioni per concorrere a posti nei Beni culturali regionali. “La Regione siciliana, anche per effetto dei pensionamenti, ha dotazioni organiche limitate, é indubitabile”, spiega a ilfattoquotidiano.it Alberto Samonà, assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana. Che aggiunge: “Bisogna considerare che nella gestione delle diverse strutture sono ormai richieste competenze di tipo manageriale-gestionale. In ogni caso all’interno dei Parchi e dei Musei, é sempre garantita la necessaria competenza di personale tecnico specializzato”.

Il tema riguarda anche il metodo utilizzato per l’assegnazione degli incarichi dirigenziali. A scegliere i direttori dei parchi é l’Assessore regionale per i Beni Culturali tramite un atto di interpello rivolto ai dirigenti. Che alla dichiarazione di disponibilità devono allegare il proprio curriculum, nonostante si faccia difficoltà a rintracciare i criteri prescelti per la valutazione e la comparazione. Medesima procedura viene seguita dal Dirigente generale dell’Assessorato per la nomina di Soprintendenti e i dirigenti delle sezioni tra tutti i dirigenti dell’amministrazione regionale. “Su mia richiesta, il Dirigente Generale, Sergio Alessandro, ha avviato un atto di interpello cui è stata data massima pubblicità e trasparenza, al fine di garantire a tutti gli interessati la possibilità di candidarsi a ricoprire l’incarico”, aggiunge l’assessore. “Le nomine sono state operate, pertanto, tenuto conto delle candidature pervenute e delle esperienze rilevate, cercando di valorizzare sia le competenze personali che gli eventuali ruoli significativi già svolti dai candidati”.

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