Se questa sia la volta buona per tenere le grandi navi da crociera fuori dalla Laguna di Venezia, lo dirà solo il tempo. Per il momento il governo sembra aver messo un punto fermo, a distanza di nove anni dal decreto Clini-Passera che aveva vietato il passaggio dei natanti con più di 40mila tonnellate davanti a Piazza San Marco e lungo il Canale della Giudecca. Il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha dato l’annuncio via Twitter: “Una decisione giusta e attesa da anni: il Consiglio dei ministri approva un decreto legge che stabilisce che l’approdo definitivo delle Grandi Navi a Venezia dovrà essere progettato e realizzato fuori dalla laguna, come chiesto dall’Unesco”. La proposta è stata formalizzata dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, assieme ai ministri delle Infrastrutture Enrico Giovannini e della Cultura, Franceschini, e approvata sotto forma di un decreto-legge contenente “disposizioni urgenti in materia di trasporti e per la disciplina del traffico crocieristico nella laguna di Venezia”.

Per il momento viene bandito un concorso di idee per trovare una soluzione che tuteli il patrimonio artistico, culturale e ambientale di Venezia e garantisca le attività legate alle crociere e al traffico merci. Sarà bandito entro 60 giorni dall’Autorità portuale del Mare Adriatico settentrionale, in due fasi, per raccogliere “proposte ideative e progetti di fattibilità tecnica ed economica” relativi ai punti di attracco – al di fuori della Laguna – per navi passeggeri con più di 40mila tonnellate e navi porta container adibite a trasporti transoceanici. Sono così stati stanziati 2,2 milioni di euro: un premio di 1 milione e 153 mila euro andrà al vincitore, 798 mila euro sono di rimborsi spese ai partecipanti e 240 mila euro per avvisi e costi della commissione giudicatrice. Saranno i progetti a indicare se la soluzione finale si comporrà di due punti d’attracco distinti per passeggeri e merci, o di un unico porto in Adriatico. Il ministro Giovannini ha annunciato: “La prossima settimana proporrò un incontro con il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, e con il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, per valutare insieme le questioni emerse nell’ultima riunione del ‘Comitatone’, che riguardano il riequilibrio idrogeologico dei territori lagunari, il recupero dei beni pubblici e la manutenzione dei sistemi di sicurezza”.

Il concorso di idee riguarda il punto d’arrivo di un processo che a questo punto sembra avviato, anche se modalità e tempi di soluzione dei problemi di Venezia conoscono sempre andamenti molto lenti. Il Comitatone di dicembre aveva infatti stabilito una prima fase di dirottamento delle imbarcazioni a Porto Marghera, e una soluzione definitiva con attracchi extra-lagunari. Non a caso l’Autorità Portuale ha bandito un progetto di fattibilità del nuovo terminal crociere a Porto Marghera, una soluzione (del costo di circa 40 milioni di euro) vista con favore dal sindaco Luigi Brugnaro, sostenitore dell’utilizzo del Canale dei Petroli per far arrivare le navi passeggeri fino alle banchine industriali e non più a Marittima. Ma a Venezia le soluzioni intermedie spesso diventano definitive. Basti pensare che il divieto imposto dal decreto Clini-Passera non è mai stato osservato dal marzo 2012 ad oggi, in attesa di una soluzione alternativa che non si è mai concretizzata.

Intanto il Comitato Ambiente Venezia e i No Grandi navi stanno battendo da giorni la grancassa, in vista di un convegno previsto per il 10 aprile in campo Santa Maria Formosa sulle soluzioni al problema crocieristico a Venezia. La posizione del Movimento è nota: “Fuori le Grandi Navi ora e sempre”. Se il governo ha indicato la prospettiva, i No Grandi Navi contestano la transizione, ancora incerta. Ad esempio il bando (che scadrà il 15 aprile) per il Terminal a Porto Marghera, che appare in contraddizione con l’obiettivo di tenere le navi fuori dalla laguna. E ricordano la denuncia, che risale al 2015, dell’illegittimità della concessione trentennale senza gara rilasciata dall’Autorità Portuale alla società Venezia Terminal Passeggeri (controllata dalla finanziaria regionale Veneto Sviluppo), che gestisce il flusso turistico. Su quella concessione l’Autorità Anticorruzione ha acceso un faro da tempo, ha convocato di recente le due parti per un’audizione, ma non è ancora arrivata a una conclusione formale, pur lasciando intravvedere dubbi sui presupposti della concessione e sulla possibilità di una proroga dopo il 2024.

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