Davvero un lavoro eccellente quello della dda di Reggio Calabria, che da diversi anni a questa parte, prima con Federico Cafiero De Raho, ora con Giovanni Bombardieri, sta ottenendo risultati davvero eccellenti. Il tutto con grande equilibrio e sobrietà anche mediatica. Di questi tempi non è poco. Anzi!

L’ultimo arresto del boss latitante in Portogallo “Ciccio Pakistan”, alias Francesco Pelle, mi fa tornare indietro nel tempo a circa quattordici anni orsono. Precisamente a Duisburg, in Germania, nel cuore dell’Europa, una città da 500 mila abitanti. Intorno alle due di notte di quel 15 agosto 2007, il cuoco calabrese del ristorante pizzeria “Da Bruno” chiude il locale con due camerieri e tre amici e si avvia tranquillo a prendere l’auto. Erano tutti calabresi “ritenuti affiliati o comunque vicini” – per dirla con la sentenza della Cassazione del 2016 – al clan Pelle-Vottari di San Luca. Vengono investiti in quel parcheggio da una pioggia di proiettili, 54 colpi, sparati da due pistole. Non si salva nessuno. Tutti morti ammazzati in un fiume di sangue sparso per terra.

Era l’ultimo atto di una faida quella di San Luca tra i Pelle-Vottari ed i Nirta-Strangio iniziata nel 1991. A Natale del 2006, nel tentativo di eliminare il boss Giovanni Nirta, venne uccisa per errore la moglie, Maria Strangio.

Proprio quell’agguato, in cui furono rimaste ferite 4 persone, compreso un bambino, fu la risposta all’attentato del 31 luglio 2006, ad Africo, in cui “Ciccio Pakistan” venne ferito alla schiena da un colpo di fucile sparatogli mentre si trovava sul terrazzo di casa con in braccio il suo primogenito appena nato. Il bambino è rimasto incredibilmente illeso, ma il proiettile gli lesionò in maniera permanete la spina dorsale costringendolo a vivere sulla sedia a rotelle.

Per la cosiddetta “strage di Natale” Francesco Pelle è stato condannato in via definitiva alla pena dell’ergastolo. L’uccisione di una donna ed il ferimento di un bambino, fu un errore grave ed imperdonabile che doveva essere lavato con il sangue. A quelle latitudini non c’è altro modo di farlo: sangue chiama sangue! Sempre, o quasi, in giorno festivo, perché la festa deve trasformarsi in giorno di lutto e di lacrime.

Il 15 agosto del 2007, dal punto di vista simbolico, ha lo stesso valore dell’11 settembre per l’America. Come è avvenuto per quest’ultima che ha scoperto a causa di quei tragici eventi di essere vulnerabile da attacchi terroristici nel proprio territorio, così l’Europa ha compreso in quel ferragosto che la ‘ndrangheta non è solo un problema degli italiani ma dell’Europa intera.

“Con la strage di Ferragosto a Duisburg – si legge in una relazione della Commissione Parlamentare antimafia della XV legislatura – la Germania e l’Europa scoprono attoniti la micidiale potenza di fuoco e l’enorme potenzialità criminale di una mafia proveniente dalle profondità remote e inaccessibili di un mondo rurale e arcaico. Molte cose colpiscono gli stupefatti investigatori tedeschi e l’ immaginario collettivo: la determinazione e la professionalità degli assassini, il numero e l’età dei morti, il fatto che la strage sia stata compiuta nel cuore dell’Europa civilizzata a migliaia di chilometri di distanza da San Luca e un santino bruciato – indicatore inequivoco di una recente affiliazione rituale – trovato in tasca a uno dei giovani assassinati. Parte sotterraneo da San Luca ed erompe a Duisburg un connubio esplosivo fra vendette ancestrali e affari milionari, un misto di faide tribali e di spietata modernità mafiosa, producendo uno shock improvviso e micidiale per l’opinione pubblica e per le autorità tedesche”.

Per la catena di delitti, connessi alla faida di San Luca, e commessi tra il Natale del 2006 e il Ferragosto 2007, notte della strage di Duisburg, la Cassazione ha confermato il 9 giugno 2016 cinque ergastoli. Tra i quali quello di Ciccio Pakistan, ora assicurato alle patrie galere.

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