Le vaccinazione con le dosi di AstraZeneca sono ripartite in quasi tutta Italia e la percentuale di disdette è stata molto vicina a quella “fisiologica“, cioè a quella che si registrava anche prima del blocco del siero inglese: tra il 5 e il 10% dei prenotati ha dato forfait. “In alcune Regioni l’annullamento delle prenotazioni è stato del 20%, in altre del 10% e in altre ancora non c’è stato. Quindi il differenziale è praticamente zero“, ha spiegato il commissario per l’emergenza Covid, il generale Francesco Figliuolo, parlando dalla Cecchignola a Roma, dove insieme al capo della protezione civile, Fabrizio Curcio ha ricevuto la prima dose di AstraZeneca. “Abbiamo avuto una battuta d’arresto con la sospensione di AstraZeneca per 4 giorni ma già da ieri stiamo recuperando – ha aggiunto Figliuolo – e ora ci sarà una forte accelerazione“. Quel “ora” però significa tra un mese, ovvero dalla terza settimana di aprile, quando “le dosi del vaccino Johnson&Johnson arriveranno in Italia”. Da quel momento, ha spiegato il commissario, “l’obiettivo fissato è la somministrazione di 500mila dosi al giorno”. Il farmaco J&J ha già ricevuto il via libera dell’Ema e le prime consegne erano attese a partire dal secondo trimestre, quindi da inizio aprile. Come già successo per gli altri vaccini, però, l’azienda ha avuto problemi con la produzione delle dosi. Un dejà vu che rischia di rallentare ancora la campagna di immunizzazione. Per ora l’obiettivo finale rimane quello fissato a suo tempo dall’ex commissario Domenico Arcuri: “Arrivare all’80% della popolazione che deve essere vaccinata entro fine settembre“, ha spiegato Figliuolo.

La lotta per accelerare la consegna di dosi prosegue anche a livello europeo. “Rispetta il tuo contratto con l’Europa prima di iniziare a consegnare in altri paesi”, è il messaggio che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha mandato oggi ad AstraZeneca. Dopo il via libera dell’Ema, che ha stabilito che il vaccino “è sicuro”, resta il nodo delle dosi che la multinazionale anglo-svedese mette a disposizione degli Stati Ue. E von der Leyen ha annunciato quale può essere la contromisura di Bruxelles se le forniture continueranno a essere così lente: “Abbiamo la possibilità di vietare un’esportazione pianificata”, ha spiegato in un’intervista al gruppo media tedesco Funke. La presidente della Commissione già nei giorni scorsi aveva riacceso lo scontro tra Unione Europea e Regno Unito, parlando delle dosi dei vaccini esportate dall’Ue verso altri Paesi senza reciprocità. Tra questi c’è appunto la Gran Bretagna che, nonostante produca il vaccino AstraZeneca, non ha ancora assicurato l’invio di fiale verso il continente. Il dato di fatto è che nel secondo trimestre la multinazionale “consegnerà all’Ue 70 milioni di dosi rispetto ai 180 milioni che aveva contrattualmente promesso di fornire”.

La possibilità di sequestrare i vaccini alle aziende che non rispettano le consegne, quindi, è uno strumento sul tavolo della Commissione, come ha confermato anche il vicepresidente Frans Timmermans: “Se saremo costretti a farlo lo faremo. Sarebbe un nostro diritto, ma il lavoro del mio collega Thierry Breton sta andando molto bene e vedo un cambiamento da parte dell’industria quindi non penso che sarà necessario. In caso contrario, lo faremo“, ha spiegato a la Repubblica. Timmermans ha poi commentato l’attuale momento della campagna vaccinale: “In situazioni di crisi assolute come quella attuale si commettono dappertutto errori e c’è sempre spazio per imparare e migliorare. Ora la priorità assoluta è far arrivare più velocemente i vaccini. Dopo analizzeremo cosa è successo”. Su AstraZeneca il vicepresidente ha aggiunto: “Se non rispettano gli impegni previsti dal contratto dobbiamo agire. L’Europa esporta più di tutti al mondo, ma chiediamo reciprocità ed equilibrio: chi produce vaccini deve anche esportarli, non solo prendersi i nostri”.

Le dosi in arrivo in Italia
Se le somministrazioni sono ripartite, l’incognita riguarda ancora una volta le forniture: questa settimana la consegna è slittata. Secondo quanto apprende l’Ansa, l’arrivo di 134mila dosi del vaccino previsto giovedì scorso è stato annullato per motivi logistici, a causa della sospensione precauzionale delle somministrazioni, ma il mancato carico non intaccherà la campagna vaccinale. Con la ripartenza delle inoculazioni del vaccino di Oxford, il carico verrà recuperato il prossimo 24 marzo e si sommerà alle altre 145mila dosi ancora previste per quel giorno: così saranno recapitate in tutto 279mila dosi. Previsto per questo fine settimana, inoltre, l’arrivo di 344mila dosi del vaccino di Moderna nell’hub militare di Pratica di Mare: le fiale saranno poi distribuite nei centri vaccinali delle varie regioni. Si tratta finora del più grosso carico singolo fornito da Moderna.

Il blocco di quattro giorni secondo le stime ha fatto saltare circa 200mila somministrazioni in tutta Italia che, secondo il governo, saranno recuperate in un paio di settimane ampliando gli orari per le vaccinazioni. Saranno invece le Regioni – alcune delle quali riprenderanno nelle prossime ore o addirittura lunedì – a decidere se inserire chi era prenotato tra il 16 e il 18 marzo tra coloro che sono in lista nelle successive due settimane o se scalare in avanti di quattro giorni tutte le prenotazioni. Quel che è certo, come ha fatto sapere il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, è che chi rifiuta di vaccinarsi con Astrazeneca oggi, verrà reinserito “per ultimo“.

In molti centri, in ogni caso, già venerdì così come avvenuto anche negli ultimi giorni prima del blocco, molti cittadini si sono messi in coda nella speranza di ricevere una dose “avanzata”. La procedura, però, come ha indicato Figliuolo è diversa: i “riservisti” vanno comunque individuati tra coloro che sono già prenotati per i giorni successivi sempre all’interno delle categorie indicate dal piano. Se dai centri vaccinali ci si dovesse accorgere della possibilità che ci siano dosi residue, partirà una segnalazione a Poste italiane che invierà un sms per convocare i soggetti.

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