AstraZeneca “è lontana dalle dosi che avrebbe dovuto distribuire. Non crediamo che stia facendo di tutto” per onorare i suoi impegni e quindi “analizziamo tutte le possibili misure da prendere”. La Commissione Ue reagisce così all’annuncio ufficiale del gruppo farmaceutico anglo-svedese che ci saranno nuovi tagli alle forniture di vaccino anti Covid ai 27 Paesi membri rispetto alle 40 milioni di dosi di cui l’ad Pascal Soriot aveva parlato lo scorso 25 febbraio davanti al Parlamento europeo. Una quantità già di molto inferiore rispetto all’obiettivo di 90 milioni di dosi previsto dagli accordi. Venerdì il premier Mario Draghi, che la settimana scorsa ha bloccato l’export di 250mila dosi verso l’Australia, aveva annunciato l’obiettivo di triplicare il ritmo giornaliero delle somministrazioni (oggi circa 170.000 al giorno) e annunciato la firma del “primo contratto tra un’azienda italiana e un’azienda titolare di brevetto” in vista della produzione in Italia.

AstraZeneca è dispiaciuta di annunciare carenze nelle spedizioni pianificate di vaccini contro il Covid-19 all’Unione europea, nonostante il lavoro instancabile per accelerare le forniture“, si legge in una nota del gigante anglo-svedese. Reuters aveva anticipato la decisione, dando notizia di un documento condiviso con funzionari europei e datato 10 marzo, in cui l’azienda annunciava la consegna di 30,1 milioni di dosi entro la fine di marzo e altri 20 milioni ad aprile. In pratica un terzo degli obblighi contrattuali e un calo del 25% rispetto agli impegni presi il mese scorso. Intanto in diversi Paesi europei sono stati ritirati lotti di siero AstraZeneca in attesa di verifiche su alcuni eventi avversi.

Secondo il Financial Times, le difficoltà di AstraZeneca sono in parte legate a uno dei suoi impianti di produzione europei che non ha ancora consegnato neanche una dose a sei mesi dalla firma del contratto. Si tratta dell’impianto olandese gestito da Halix che non ha ancora ricevuto il via libera dell’Ue a rifornire il Vecchio Continente pur essendo citato nell’accordo siglato da AstraZeneca e Commissione europea in agosto. Secondo il Ft, “il mistero dell’impianto” solleva domande sulla gestione di AstraZeneca del suo contratto con l’Europa e sulla supervisione europea.

Le forniture non sono peraltro l’unico problema della Ue sul fronte degli approvvigionamenti. I leader di Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Lettonia e Slovenia hanno infatti scritto alla Commissione per lamentare “enormi disparità” nella distribuzione dei vaccini tra i Paesi membri dell’Ue. Una fonte Ue ha fatto sapere che la questione sarà “di nuovo affrontata dai 27 Paesi membri” nel vertice convocato per il 25 e 26 marzo.

L’Italia prosegue intanto sulla strada della produzione interna. Palazzo Chigi ha reso noto che la multinazionale americana Patheon Thermo Fisher – oltre 25 miliardi di fatturato annuo e 75mila dipendenti nel mondo – ha firmato “una lettera di intenti per la produzione di massa di un vaccino in Italia”. La Stampa scrive che l’azienda americana produrrà nei due stabilimenti di Monza e Ferentino (Frosinone) l’antidoto tedesco Curevac, sviluppato con la tecnica dell’Rna messaggero come Pfizer e Moderna (che stanno confermando l’altissima performance in termini di efficacia) e che dovrebbe essere il prossimo approvato dall’Agenzia europea del farmaco (Ema). La sede europea della multinazionale, che collabora regolarmente con Pfizer, è in Olanda e, scrive Repubblica, negli ultimi anni la società, anche grazie a fondi pubblici, ha puntato molto su ricerca e sviluppo, con investimenti importanti. Oltre a Patheon Thermo Fisher, altre quattro aziende italiane sarebbero disposte ad avviare la produzione negli stabilimenti sul territorio nazionale ma la partenza non sarebbe possibile prima di otto mesi.

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