In Italia quando si deve investire sui temi dello sviluppo sostenibile risulta spesso complicato reperire le risorse economiche necessarie. Ci sono sempre altre priorità sulle quali dirottare le risorse economiche a disposizione. Non vorremmo che la stessa cosa accadesse adesso, con il nuovo ministero della Transizione ecologica – sintesi dei precedenti ministeri dell’Ambiente e, in parte, dello Sviluppo economico – che ha il compito di assicurare il coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica e la relativa programmazione.

Il neo ministro Roberto Cingolani ha presentato in otto punti quanto intende portare avanti per il nostro Paese. Con l’annunciato “documento di visione” sarà più facile capire gli obiettivi puntuali che si è prefissato il nuovo governo e, soprattutto, con quali modalità intende raggiungerli. A supporto di questa azione di governo vi sarà il neo Comitato interministeriale per la transizione ecologica (Cite), presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri, o, in sua vece, proprio dal ministro della Transizione ecologica, e composto anche dai ministri per il Sud e la coesione territoriale, dell’Economia e delle finanze, dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, della Cultura e delle Politiche agricole e forestali.

Questo nuovo ministero risulterà strategico per il supporto che potrà fornire alle città, visto che la sfida è anche e soprattutto a livello urbano. Il tema della sostenibilità nelle città potrà essere meglio affrontato anche grazie all’istituzione del “Recovery package”, un fondo di circa due trilioni di euro, in aggiunta ai finanziamenti nazionali dei singoli Stati membri. Si tratta del “pacchetto di stimolo” più grande mai adottato a livello europeo. E l’obiettivo è quello di utilizzare questi fondi in modo sostenibile, sulla base dei principi dell’economia circolare.

Sarà centrale il ruolo delle associazioni, non solo di quelle che storicamente si sono impegnate nella protezione e conservazione ambientale, ma anche di molte altre che potrebbero essere stimolate ad impostare le proprie azioni con un approccio nuovo ove i temi ambientali, finalmente, assumessero il ruolo prioritario che meritano. Inoltre, non dimentichiamo il ruolo fondamentale di tali associazioni per un concreto e proficuo monitoraggio di terza parte. Gran parte di queste risorse verranno utilizzate all’interno delle città attraverso i fondi di coesione, che rappresentano il veicolo attraverso il quale ridurre le disparità all’interno dell’Ue stessa. Circa un terzo di tali fondi (oltre 100 miliardi di euro) finanzierà progetti relativi ai temi della sostenibilità, con un focus speciale nelle regioni e nelle città che necessitano un salto più grande per raggiungere la neutralità climatica e il “livello zero” nei rifiuti.

Risorse addizionali, pari a circa 250 miliardi di euro, arriveranno dal fondo “Next Generation Eu” e saranno destinate specificatamente per finanziare progetti sostenibili. Il 30% di questo fondo verrà raccolto sul mercato attraverso “green bonds”.
L’obiettivo è quello di non mettere in competizione la lotta alla crisi che ha colpito l’Europa con gli investimenti necessari per il futuro. Investimenti che, oltre a rilanciare l’economia, devono risultare utili per migliorare l’ambiente, l’aria che respiriamo nelle città, la gestione dei nostri rifiuti e sostenere tutti coloro che stanno sviluppando oggi le soluzioni del nostro prossimo futuro.

Le amministrazioni locali, e i Comuni in particolare, che rappresentano il punto di contatto privilegiato dei cittadini con la Pubblica amministrazione, giocheranno un ruolo fondamentale e come non mai risulterà prioritaria una reale e fattiva collaborazione tra i diversi livelli di governance al fine di investire al meglio le risorse dell’Ue. Il ruolo delle città risulterà sempre più strategico, anche come luogo ove testare nuove soluzioni: innovazione, pianificazione urbana, materiali eco-compatibili ed economia circolare sono tutti temi interconnessi tra loro, e con il lancio del “New European Bauhaus” risulta più chiaro il legame tra tutti questi temi, ai quali si aggiunge una nuova dimensione: la cultura.

La soluzione suggerita è quella di combinare la tecnologia con la cultura, la sostenibilità con lo stile. Un lavoro da fare tutti insieme: istituzioni europee, amministratori locali e imprese, in sinergia con i cittadini. E quando si menziona la cultura, dovrebbe essere facile intuire che l’Italia è il paese che più di tutti gli altri potrebbe beneficiarne. È un’occasione da non perdere.

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