Nel giorno in cui l’Agenzia europea del farmaco si è pronunciata definitivamente sulla sicurezza e l’efficacia del vaccino AstraZeneca, il premier britannico Boris Johnson annuncia che proprio domani – come oltre 11 milioni di suoi connazionali hanno già fatto – si farà somministrare il siero prodotto dalla multinazionale anglo-svedese. Le ultime revisioni della autorità regolatorie confermano che i benefici dei vaccini anti Covid “sopravanzano di gran lungo i rischi”, ha detto Johnson, con la raccomandazione a tutte le persone che vengono convocate ad accettare di vaccinarsi. “L’antidoto di Oxford è sicuro, l’antidoto Pfizer è sicuro, ciò che non è sicuro è prendersi il Covid“, ha rimarcato il premier, ricordando che gli ultimi dati accreditano un 60% di efficacia di una singola dose AstraZeneca contro il contagio, dell’80% contro il ricovero e dell’85% contro i rischi di morte.

Nel corso della stessa conferenza stampa, poi, sono state fornite le conclusioni della Mhra – l’Agenzia del farmaco britannica – che esclude formalmente che vi sia alcuna prova di un legame fra l’uso del vaccino di AstraZeneca e i singoli casi di trombi sanguigni diagnosticati ad alcune persone dopo la somministrazione, e raccomanda quindi di continuare a inoculare questo siero che nel Regno Unito, a differenza di molti altri Paesi nel resto d’Europa, non è mai stato sospeso.

Phil Bryan, capo della sicurezza vaccinale alla Mhra, ha precisato però che l’Agenzia sta conducendo indagini ulteriori su 5 singoli casi di trombosi più specifiche e gravi segnalate nel Regno fra persone sottoposte a vaccinazioni anti Covid. Bryan ha spiegato che i 5 casi specifici, “analoghi” ad altri registrati in Norvegia e Germania e “molto rari in natura”, sono ancora oggetto di studio “per raccogliere più informazioni e determinare” con certezza se non siano “stati causati dal vaccino”. “Al momento non vi sono prove di una relazione causale” con il vaccino di AstraZeneca neppure “riguardo a questi casi”, che restano “un evento medico ancora estremamente raro”, ha poi puntualizzato Bryan. “Mentre sappiamo che questi vaccini sono altamente efficaci per fronteggiare il peso tuttora enorme delle infezioni da Covid nella popolazione”, ha rimarcato, notando come “quindi il bilancio costi benefici rimanga favorevole alle vaccinazioni”.

I casi in esame riguardano la “formazione di coaguli di sangue nelle vene cerebrali (trombosi della vena sinusale), che si verificano insieme a una riduzione del livello di piastrine (trombocitopenia)”. Questo evento, sottolinea la Mhra, “è stato segnalato in meno di una persona su un milione di soggetti vaccinati nel Regno Unito e può anche verificarsi naturalmente. Non è stata stabilita un’associazione causale con il vaccino”, tiene a puntualizzare l’ente regolatorio britannico.

“Abbiamo ricevuto un numero molto limitato di segnalazioni” di questa “forma estremamente rara di trombosi”, dichiara June Raine, Chief Executive dell’agenzia. “Considerato il tasso estremamente basso di questi eventi tra gli 11 milioni di persone vaccinate” con AstraZeneca, “e poiché un collegamento con vaccino non è dimostrato – aggiunge – i benefici del vaccino nella prevenzione di Covid-19 e del rischio associato di ricoveri e morte continuano a superare i rischi di potenziali effetti collaterali”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il professor Munir Pirmohamed, uno dei luminari britannici coinvolti nei controlli, e presidente della Commission on Human Medicines, secondo il quale, “avendo rivisto tutti i dati disponibili, possiamo concludere che non c’è nemmeno un rischio marginale d’incremento del rischio di tromboembolie venose” legate alla somministrazione di AstraZeneca o di qualunque vaccino anti Covid. È per questo – ha concluso Pirmohamed – “che noi continuiamo a raccomandare ad oggi a tutti coloro a cui il vaccino viene offerto di farsi vaccinare”.

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