Mentre l’ex consigliere regionale di Fratelli d’Italia Domenico Creazzo ha scelto il rito immediato, stamattina il senatore di Forza Italia Marco Siclari ha optato per l’abbreviato nel corso dell’udienza preliminare del maxi-processo “Eyphemos”, nato da un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria contro le cosche di Sant’Eufemia d’Aspromonte. Accusato di scambio elettorale politico mafioso, attraverso i suoi avvocati, il parlamentare aveva chiesto il rito abbreviato condizionato all’interrogatorio di due testimoni, ma il gup Maria Rosa Barbieri ha rigettato la richiesta ammettendo Siclari al rito alternativo secco. Dopo aver cassato tutte le eccezioni preliminari, il giudice ha rinviato a lunedì la prossima udienza preliminare per i circa 50 imputati che hanno scelto l’ordinario, mentre il processo per il senatore e gli altri ammessi all’abbreviato andrà al 25 marzo quando potrebbe iniziare la requisitoria del pubblico ministero Giulia Pantano. E’ lei ad aver coordinato le indagini assieme al procuratore Giovanni Bombardieri e all’aggiunto Gaetano Paci.

Stando all’inchiesta, Marco Siclari sarebbe stato appoggiato dalla cosca Alvaro alle politiche del marzo 2018. L’esponente di Forza Italia, infatti, “accettava – si legge nel capo di imputazione – a mezzo dell’intermediario Giuseppe Antonio Galletta, la promessa di procurare voti da parte di Domenico Laurendi, appartenente al locale di ‘ndrangheta di Santa Eufemia della famiglia mafiosa Alvaro”. Secondo i pm due mesi più tardi, Siclari si è interessato per far ottenere il trasferimento a Messina a una dipendente delle Poste, figlia di un affiliato. A battere cassa dal senatore di Forza Italia, per i magistrati, sarebbe stato sempre Domenico Laurendi attraverso il medico Giuseppe Galletta. Nelle intercettazioni, la squadra mobile ha sentito le rassicurazioni di quest’ultimo al presunto boss sull’impegno del politico per i desiderata della cosca: “La prossima settimana dobbiamo parlare perché Tajani (non indagato, ndr) a questo qua, Tajani, personalmente lo conosce a questo… questo qua è di Riccione”. Detto fatto: “In men che non si dica Laurendi veniva accontentato”.

Del trasferimento della dipendente delle Poste, tra l’altro, ne ha parlato lo stesso Domenico Laurendi, conosciuto con il soprannome di “Rocchellina”, durante l’interrogatorio del 4 agosto 2020 reso al pm Pantano: “Marco Siclari – sono le sue parole – l’ho conosciuto in una bancarella qua, una bancarella dico dove c’è il gazebo che fanno i cosi. È l’unica volta che l’ho visto. L’ho conosciuto come centinaia di persone che mi è stato presentato dal mio dottore, il dottore Galletta, il mio medico curante… Dopo l’elezione, ho chiesto a Galletta di dire a Siclari che avevo bisogno di una consulenza per il trasferimento di una parente, che era la Zoccali non ricordo il nome”. Essendo Siclari un dottore, la pm Pantano ha chiesto se si fosse trattato di una consulenza medica. La prima risposta, durante l’interrogatorio, è stata dell’avvocato Luca Cianferoni, uno dei due difensori di “Rocchellina”: “No, consulenza amministrativa”. A ruota la spiegazione dello stesso Laurendi: “Visto che sono persone che hanno contatti, voglio dire, diciamo, con il mondo, più di noi altri, voglio dire, nel senso che ne so, mi può dare qualche spiegazione, qualche idea, qualche…”.

Tutti gli atti, adesso, sono sulla scrivania del gup Barbieri che dovrà decidere se il senatore Siclari è colpevole o meno del reato di scambio elettorale politico-mafioso. Dopo le indagini, per i magistrati “risulta accertato che Siclari Marco nelle elezioni politiche del marzo 2018 candidato con il centrodestra ha riportato in Sant’Eufemia d’Aspromonte, ove è stato primo eletto, nr 782 voti, pari al 46,10 % dei voti espressi validamente con uno scarto di 350 voti in suo favore rispetto al secondo più votato del Movimento Cinque Stelle”. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Tommasina Cotroneo aveva scritto: “Come nelle migliori tradizioni ‘ndranghetiste, anche la politica, tutta, è terreno elitario di interesse mafioso”. La Procura di Reggio Calabria aveva chiesto al Parlamento l’autorizzazione a procedere dopo che il gip Cotroneo aveva disposto gli arresti domiciliari per l’esponente di Forza Italia. Il processo è iniziato e tra qualche mese arriverà la sentenza di primo grado. Ma dopo 12 mesi, il procuratore Giovanni Bombardieri e la Dda sono ancora in attesa della decisione della Giunta per le autorizzazioni.

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