A pochi giorni dalla deadline del 30 novembre, quando ArcelorMittal potrebbe abbandonare Taranto riconsegnando le chiavi del siderurgico, è stato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a riaprire nuove prospettive per l’ex Ilva: “Stiamo definendo l’accordo con Arcelor Mittal per completare il progetto di investimento”, con un accordo di “partenariato pubblico privato” ha spiegato il premier. Un piano che secondo i sindacati Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm lascia non pochi nodi irrisolti. Perché, se l’ingresso dello Stato viene considerato positivo, questa “partecipazione attraverso Invitalia non può essere semplicemente una decisione di natura finanziaria. È indispensabile che lo Stato assuma un ruolo e una funzione di indirizzo e di controllo nelle scelte strategiche di politica industriale del gruppo”, ha spiegato Francesca Re David, segretaria Fiom Cgil, nel corso di una conferenza stampa organizzata a Roma.

I sindacati denunciano di essere stati tagliati completamente fuori dalla trattativa: “Non sappiamo nulla, se non quanto anticipato dai giornali. Intollerabile l’atteggiamento sia nei confronti dei lavoratori che di chi li rappresenta. Il governo ci convochi, dopo il 30 c’è ancora tutto da fare”, ha aggiunto il segretario Fim-Cisl Roberto Benaglia. E attaccano: “L’accordo del 6 settembre 2018, firmato al Mise da Governo, ArcelorMittal e da noi è stato disatteso per responsabilità sia dell’esecutivo, che della multinazionale. Sia l’intesa del 4 marzo che quella che ci sarà il 30 novembre ci hanno visti solamente spettatori e per questo non ci sentiamo vincolati in nessun modo”, ha aggiunto Rocco Palombella, segretario Uilm. E ancora: “Vogliamo conoscere e discutere, senza accordi pre confezionati, del piano industriale e occupazionale, con l’imprescindibile salvaguardia sia dei dipendenti, che dei 1700 in Ilva AS e quelli dell’indotto”. L’obiettivo, spiegano, è quello di evitare qualsiasi licenziamento: “Non firmeremo mai accordi che prevedono esuberi, riduzioni salariali e tempi lunghi per il piano industriale e ambientale”.
Ma non solo, perché nemmeno la prospettiva di una cassa integrazione senza reali garanzie occupazionali, al termine del percorso, viene considerata accettabile, con la richiesta di aprire subito la trattativa con A.Mittal e governo sul piano industriale con cui traghettare l’ex gruppo Ilva verso il rilancio: “Non ci si può affidare all’infinito alla cassa integrazione. Siamo preoccupati per un possibile slittamento sui tempi, probabilmente al 2025, e siamo di fronte ad una trattativa tutta da fare. Chiediamo un cronoprogramma preciso degli investimenti in grado di accelerare le ricadute positive in termini ambientali, industriali e occupazionali”, hanno concluso.

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