Nel 1881 Rassa, comune dell’arco alpino occidentale a due passi dalle pareti del Monte Rosa, contava 699 abitanti. Nel 2017 si erano ridotti a 67. Un trend comune alla stragrande maggioranza dei comuni delle Alpi occidentali. Sessantasette abitanti che vivono (sopravvivono?) grazie a una risorsa, l’integrità ambientale: “quattro case” raggruppate sulla confluenza di due torrenti integri (Sorba e Gronda), costantemente percorsi da amanti della natura, escursionisti e canoisti. Forse questo non è stato compreso però dagli amministratori del comune che pervicacemente vogliono fare gli imprenditori nel campo idroelettrico. È la storia della centralina di Rassa, di cui già mi occupai in passato, ma che vale oggi la pena di riprendere.

Non è una novità che un amministratore di montagna sia il peggior difensore del territorio che amministra (infatti non è un caso che l’ambientalismo sia nato in città), ma nel caso di Rassa questo atteggiamento è ancor più incomprensibile perché oltre al sicuro danno ambientale, territoriale e di immagine, gli introiti per le casse comunali sarebbero davvero miseri. Sono oramai alcuni anni che va avanti una battaglia legale intentata da chi ha a cuore le sorti del torrente Sorba (da cui verrebbe captato circa il 50% della portata).

Nel frattempo Rassa si è meritata la bandiera nera di Legambiente nel 2017 e oggi, in attesa che si pronunci il 16 dicembre prossimo il Tribunale Superiore delle Acque, è in rete una raccolta firme – promossa dagli abitanti e da tanti amanti del luogo – che ha già raccolto circa 3.000 adesioni da tutto il mondo.

Greta Thunberg e i suoi seguaci che predicano la transizione energetica (dal fossile alle rinnovabili) dovrebbero leggersi la storia di questo impianto e immaginare cosa diventerebbe un torrente oggi impetuoso se l’opera fosse realizzata.

Dovrebbero farsi un giro per Alpi e Appennini per vedere come sono ridotti corsi d’acqua, fino a pochi anni fa integri, solo per produrre una manciata di Kw. Dovrebbero unirsi alle 150 organizzazioni che giusto nei giorni scorsi hanno lanciato un appello all’Ue, appello che chiede che cessino i finanziamenti pubblici a questa minima ma deleteria fonte di energia.

Ma soprattutto dovrebbero coniugare un altro verbo insieme a “transitare”: il verbo “ridurre”. Ridurre drasticamente i consumi che sono incompatibili con Madre Terra, con o senza le fonti fossili. Per abbandonare noi le vesti di consumatori e rientrare in quelle di uomini.

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