È stato scarcerato e posto agli arresti domiciliari Luca Sostegni, in carcere dallo scorso 15 luglio nell’ambito dell’indagine milanese su Lombardia Film Commission e sui fondi della Lega: è considerato il prestanome del commercialista Michele Scillieri. Il gip Giulio Fanales ha accolto la richiesta della difesa: “La proficua collaborazione fornita dall’indagato allo sviluppo delle indagini, unitamente alle dichiarazioni ammissive in ordine alle proprie responsabilità, consente di ritenere intervenuto un primo affievolimento del pericolo di reiterazione ” del reato, così da “rendere allo stato adeguata (…) la misura meno afflittiva rappresentata dagli arresti domiciliari”, ha scritto il giudice nel provvedimento di scarcerazione.

Per la procura Scillieri, insieme ad Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba, è una delle figure al centro dell’affare del capannone di Cormano venduto alla Lombardia Film Commission. La Lfc, all’epoca presieduta da Di Rubba, scelto in quota Lega Nord, acquista il capannone da una società gestita da Fabio Barbarossa, cognato di Scillieri. La compravendita, per l’accusa, era stata compiuta al prezzo gonfiato di 800mila euro: soldi pubblici, una parte dei quali è stata retrocessa a Di Rubba e Manzoni. Il 10 settembre nell’indagine della Guardia di Finanza sono finiti ai domiciliari sia Scillieri che Di Rubba e Manzoni, rispettivamente direttore amministrativo e revisore contabile del Carroccio al Senato e alla Camera: sono i personaggi principali dell’indagine.

Proprio oggi tra l’altro la Guardia di Finanza di Milano, su disposizione della Procura, oggi ha sequestrato in via d’urgenza un’auto d’epoca a Barbarossa. Il sequestro preventivo riguarda una Porsche 356 A Coupè del 1959 che Barbarossa, aveva comprato a un prezzo, si sospetta, inferiore al valore di mercato e cioé per 30 mila euro, denaro proveniente dalla compravendita del capannone di Cormano, nel milanese, e quindi ritenuto frutto del peculato. Secondo le prime stime l’auto varrebbe circa 80 mila euro.

Il primo a essere fermato per quell’affare fu Sostegni, bloccato il 15 luglio dagli investigatori del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano per via del pericolo di fuga, poiché viveva tra l’Italia e il Brasile, Paese dove si era trasferito dopo aver trovato una nuova compagna e dove ha aperto una pizzeria e dove stava per ritornare. Il 18 luglio ci fu il primo interrogatorio davanti al gip: è indagato per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, peculato ed estorsione, perché avrebbe minacciato Scillieri e gli altri due professionisti, Di Rubba e Manzoni, di rivelare alla stampa i dettagli dell’operazione sul capannone. Chiedeva, stando al capo di imputazione, per il suo silenzio 50mila euro e ne avrebbe ottenuti almeno 25mila, oltre alla promessa di 1000 euro ogni 20 giorni. La minaccia consisteva nel prospettare di rivelare i particolari di operazioni ai giornalisti di Espresso e Report, che lo aveva intervistato (foto).

Nei mesi scorsi Sostegni ha reso molti interrogatori davanti al procuratore aggiunto Eugenio Fusco e al pm Stefano Civardi, – l’ultimo qualche giorno fa – raccontando del suo ruolo nella compravendita e ,per esempio, del giro dei soldi incassati, parte dei quali, o rimbalzati, attraverso la fiduciaria Fidirev, in Svizzera, o finiti sui conti degli altri indagati e di altre operazioni su cui ora la procura sta scavando. I due pm hanno dato parere favorevole alla richiesta di sostituzione della misura del carcere con quella dei domiciliari presentata dal difensore di Sostegni, l’avvocato Giuseppe Alessandro Pennisi. Il legale sta ora portando il suo cliente in un’abitazione in una località fuori Parma. Lì Sostegni sarà ospite da un amico, ma non potrà uscire di casa nemmeno per un paio di ore al giorno: il gip ha rigettato, infatti, l’istanza di potersi “allontanare giornalmente dal luogo degli arresti”. A ciò si aggiunge la prescrizione, che si dispone in genere in questi casi, del divieto di comunicare con persone diverse da coloro che coabitano con lui o che lo assistono.

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