Lo hanno bloccato ieri sera perché stamattina aveva intenzione di prendere il pullman della Flixbus delle 8 e 10 dalla fermata di Lampugnano, a Milano. Prima tappa: la Germania. Era diretto a Francoforte dove sabato alle 21.45 avrebbe preso un volo della Latam: scalo a San Paolo e destinazione finale a Porto Securo, una delle mete turistiche più ambite del Brasile. Niente da fare però per Luca Sostegni: gli uomini del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Milano lo hanno fermato prima su ordine della procura. All’uomo vengono contestati il peculato e la tentata estorsione, ma in realtà è solo l’ultimo terminale di una vicenda ancora tutta da ricostruire. Per questo motivo sono molte le acquisizioni e le perquisizioni eseguite oggi e già pianificate per i prossimi giorni: bisogna aggiungere tasselli fondamentali alle indagini sulla compravendita “gonfiata” di un palazzo a Nord di Milano da parte della Lombardia film commission, fondazione no profit di proprietà della Regione e del comune lombardo. Ottocentomila euro di soldi pubblici sono stati spesi per comprare un capannone a Cormano, che per gli inquirenti valeva la metà: forse pure meno. Ma questa non è la solita cronaca di un affare poco chiaro, una mezza truffa compiuta da personaggi sconosciuti. Questa è una storia più grande, che per gli inquirenti è “solo all’inizio” e che potrebbe ampliarsi fino a incrociare un mistero ancora irrisolto. Sì, perché l’inchiesta su Sostegni coinvolge direttamente professionisti al servizio della Lega. Gli stessi che spuntano più volte in vari rivoli delle indagini sui 49 milioni di euro di fondi pubblici oggetto di una truffa ai danni dello Stato. Quei soldi, per ordine di una sentenza della Cassazione, stanno rientrando, seppur lentamente, nelle casse statali: a rate. Ma sono ancora al centro delle inchieste di quattro procure, e per motivi diversi.

I commercialisti della Lega indagati – Sarà per questo motivo, per l’evocazione del partito di Alberto da Giussano, che oggi Matteo Salvini ha commentato così la notizia del fermo di Sostegni: “La pazienza delle persone perbene ha un limite, da oggi querelo chiunque accosti il mio nome a gente mai vista né conosciuta”. E in effetti nelle carte dell’inchiesta di Milano il nome dell’ex ministro dell’Interno non c’è. E neanche quello del suo partito. Indagati con Sostegni, però, sono i tre commercialisti che lavorano o hanno lavorato per la Lega. Si chiamano Alberto Di Rubba, Andrea Manzoni e Michele Scillieri e sono già finiti citati più volte nelle inchieste sui fondi del Carroccio. I primi due sono i professionisti di Bergamo ai quali Giulio Centemero, tesoriere e parlamentare della Lega, ha affidato i conti del partito: sono rispettivamente il revisore legale del gruppo al Senato e direttore amministrativo di quello alla Camera. Il terzo, invece, ha lo studio in via Privata delle Stelline 1, a Milano, dove ilfattoquotidiano.it ha scoperto che era stata domiciliata la sede fantasma della Lega per Salvini premier, il nuovo partito nazionale creato dall’ex ministro dell’Interno per mandare in soffitta quello vecchio, secessionista e padano.

Come nasce l’indagine – L’indagine che ha portato al fermo di Sostegni, infatti, nasce da lì. All’inizio era un fascicolo modello 45 – e quindi in origine senza reati né indagati – aperto dal procuratore aggiunto di Milano Eugenio Fusco e dal sostituto Stefano Civardi. Era un’indagine conoscitiva legata proprio alle proteste degli inquilini del palazzo di via Stelline, dove era domiciliata la Lega per Salvini premier. È partendo da Scillieri che gli investigatori delle Fiamme Gialle hanno ricostruito un complesso puzzle di bonifici e compravendite che ha condotto la procura di Milano in Svizzera. Meno di due mesi fa i pm hanno inviato una rogatoria nel Paese elvetico ma non hanno ancora ricevuto risposta. L’ipotesi è che in Svizzera siano finiti i fondi ottenuti da Di Rubba, Manzoni e Scillieri grazie alla compravendita a prezzi gonfiati di un palazzo alla Lombardia film commission. Gli investigatori hanno ricostruito come i percorsi seguiti da questi soldi siano molto simili ai mille rivoli che potrebbero aver inghiottito parte dei 49 milioni di fondi pubblici oggetto di una truffa ai danni dello Stato. Ma andiamo con ordine.

I reati: il peculato, la turbata libertà degli incanti, l’estorsione – Per questa vicenda Di Rubba, Manzoni e Scillieri sono indagati per turbata libertà degli incanti e peculato. I tre professionisti sono accusati di aver “promosso e organizzato la cooperazione nel reato“. Che reato? “Previa pianificazione di una complessa operazione immobiliare, si appropriavano di 800.000 euro” bonificati il 4 dicembre del 2017 dalla Fondazione Lombardia Film commission sul conto corrente di Immobiliare Andromeda. La prima era presieduta da Di Rubba, al quale per questo motivo viene contestato anche l’aggravante di aver violato i “doveri inerenti a una pubblica funzione“. La seconda per gli investigatori era “amministrata di fatto” da Scillieri, che è indagato pure per sottrazione fraudolenta delle imposte, con l’aggravante di averla commessa “nell’esercizio dell’attività di consulenza fiscale”. Sì perché quel capannone faceva parte dei beni di un’altra società riconducibile a Scillieri: la Paloschi srl, che aveva debiti per oltre mezzo milione di euro con lo Stato. Debiti che sono stati acquisiti dal gruppo grazie a una complessa operazione che di fatto ha impedito all’Erario di ottenere il pagamento delle tasse. Per quest’ultimo reato il commercialista è indagato insieme a Sostegni e a Fabio Barbarossa, che è suo cognato e titolare della Immobiliare Andromeda. Nel decreto di perquisizione della procura entrambi sono considerati “prestanome” di Scillieri. Ma proprio a Sostegni è contestata anche una tentata estorsione ai danni dei tre commercialisti: gli erano stati promessi 50mila euro ma ne aveva ricevuto solo 20mila “per il contributo fornito ai fatti contestati“. Quindi aveva minacciato i professionisti: o gli davano i 30mila euro che gli spettavano o avrebbe rivelato ai giornalisti il coinvolgimento di Scillieri, Manzoni e Di Rubba nella pianificazione e attuazione di quella che gli inquirenti definiscono una “articolata operazione illecita“. La compravendita del palazzo di Cormano, infatti, è stata raccontata nei mesi scorsi dai cronisti di Report e dell’Espresso.

La strana compravendita del capannone di Cormano – La “complessa operazione immobiliare” comincia nel 2016. Gli investigatori delle Fiamme gialle hanno ricostruito come Scillieri “veniva incaricato, da Dubini Marianna, vedova Paloschi, di trovare soluzione alla pendenza fiscale di euro 573.581, che gravava su Paloschi srl, società del defunto marito”. Era la Paloschi srl che, tra altri beni, possedeva il capannone di Cormano. Il 13 luglio del 2016 Scillieri fa nominare Sostegni liquidatore della Paloschi srl. Il 26 dello stesso mese suo cognato Barbarossa diventa amministratore dell’immobiliare Andromeda. Per i finanzieri entrambe le società erano amministrate “di fatto” da Scillieri. Le date sono da considerare con molta attenzione: il 14 febbraio del 2017 Andromeda compra l’immobile di Cormano, pagato – “anomalamente” scrivono i finanzieri – con quattro assegni che però non saranno mai incassati. L’8 novembre Scillieri cancella la Paloschi srl dal registro delle imprese. Il 4 dicembre il capannone di Milano Nord viene comprato dalla Fondazione Lombardia film commission, che già dal maggio dello stesso anno sta cercando una nuova sede grazie ai fondi messi a disposizione dal Pirellone. Tra l’aprile del 2015 e il giugno del 2018 il presidente della società pubblica, nominato durante il governo di Roberto Maroni, è proprio Di Rubba mentre Scillieri ne era consulente. Manzoni è indagato in quanto “socio d’affari di Di Rubba“.

“Così hanno turbato la selezione per l’immobile da comprare” – Le contestazioni di turbata libertà degli incanti e peculato sono legati al fatto che i tre avevano avuto un ruolo attivo nel portare alla Lombardia film commission l’immobile di Cormano. Scrivono gli investigatori: “Al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente da parte di Fondazione Lombardia Film Commission turbavano il procedimento amministrativo diretto a selezionare immobile idoneo alle attività della fondazione“. A Di Rubba viene contestato di aver prospettato alla “Fondazione che presiedeva, l’opportunità di acquistare un immobile da adibire a sede stabile dell’ente“. I tre commercialisti, quindi, “congegnavano una procedura di scelta del contraente, inserendo, fra i requisiti relativi all’immobile da acquistare, talune ‘specifiche‘ esattamente ritagliate sul capannone nella disponibilità di Scillieri“. Che tipo di specifiche? Per esempio che l’immobile doveva “essere situato nel comune di Milano ovvero in comuni limitrofi ma nella zona nord cli Milano”. Casualmente Cormano è proprio a Nord di Milano. Poi si disponeva che l’immobile doveva essere “preferibilmente, un edificio autonomo con posti auto e aree di parcheggio“. Gli investigatori non possono fare a meno di notare che si tratti “praticamente delle caratteristiche del capannone industriale sito in Cormano e nella disponibilità di Scillieri”. Infine, nell’Avviso di ricerca dell’immobile, era espressamente previsto che sarebbero state considerate ammissibili pure “le proposte di immobili da ristrutturare, per i quali la proprietà si fosse impegnata a realizzare le opere necessarie a rendere l’edificio conforme alle disposizioni di legge ed ai requisiti richiesti”. Ovviamente il capannone di Cormano “non era immediatamente fruibile dalla Fondazione e richiedeva importanti interventi”.

800mila euro per un capannone “pagato” 400mila – Per quell’affare, e cioè per il “rafforzamento della struttura patrimoniale“, la Regione Lombardia aveva destinato un finanziamento di un milione di euro. Quasi l’intera somma, e cioè 800mila euro, viene bonificata il 4 dicembre del 2017 da parte della Fondazione all’immobiliare Andromeda. In cambio alla Film commission va il capannone ancora da ristrutturare, in cui oggi risulta essere la sede della fondazione. Il 7 marzo del 2018 torna in campo Sostegni: nel giro di tre settimane incassa da Immobiliare Andromeda undici bonifici accreditati sul suo conto personale per un totale di 260mila euro. I primi 10 hanno come causale “acconto prezzo cessione immobiliare atto notaio Grandi del 14.02.2017”. L’ultimo, invece, ha come causale “saldo prezzo acquisto immobile Cormano, via Bergamo 7, atto notaio Grandi del 14/02/2017”. A quel punto Sostegni bonifica dal suo conto alla Bpm 195mila euro a favore del conto corrente 81309 aperto presso la Banca del Piemonte, filiale di Milano, e intestato Fidirev società fiduciaria srl, con causale “mandato fiduciario N1200“. Con la stessa causale invia, sempre a Fidirev, 55mila dal proprio conto personale Bancoposta. In totale, dunque, finiscono a Fidirev 250mila euro. Chi c’è dietro quella fiduciaria? Il presidente è Roberto Tradati, stimato revisore legale di Milano che gli investigatori sospettano essere in rapporti con Scillieri. Chi altro invece agisce sul mandato fiduciario N1200? Su questo stanno continuando a indagare gli inquirenti. Probabilmente lo sa Sostegni, che oggi è in stato di fermo dopo aver cercato di estorcere denaro a Di Rubba, Manzoni e Scillieri. Se non avessero saldato il loro “debito”, scrive la procura, avrebbe rivelato “i retroscena dell’acquisizione del capannone di Cormano” a partire “dal coinvolgimento dei tre nella pianificazione ed attuazione di tale articolata operazione illecita”. Chissà se deciderà di raccontare quei retroscena agli inquirenti. L’indagine della Finanza è solo alle battute iniziali.

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