Decine di conti correnti, poche società – quasi sempre le stesse – che incassano fatture “a cifra tonda, centinaia di bonifici in entrata e in uscita: anche troppi. È una “vorticosa movimentazione” quella registrata dal conto corrente della Lega per Salvini premier. Un numero di operazioni che esplodono letteralmente tra il 2018 e il 2019. E sollevano i sospetti dell’Antiriciclaggio. Il motivo? Tra le altre cose i milioni che escono dai conti del Carroccio finiscono spesso a società riconducibili a uomini più o meno vicini al partito. Tra le migliaia di pagine dell’inchiesta che ha portato all’arresto dei tre commercialisti del partito di Matteo Salvini ci sono anche diverse segnalazioni dell’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia: ilfattoquotidiano.it ha potuto consultarle. Per la procura di Milano Alberto Di Rubba, Andrea Manzoni e Michele Scillieri sono le persone al centro dell’affare del capannone venduto a prezzo “gonfiato” alla Lombardia film commission. Ed è indagando su questa vicenda che gli investigatori del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza hanno prodotto decine di informative che ricostruiscono i flussi finanziari dei professionisti, revisori legali del partito alla Camera e al Senato e molto vicini allo stesso Salvini. Documenti investigativi che sono destinati a moltiplicarsi: dopo la notizia dell’arresto dei tre, infatti, dal mondo bancario sono arrivate almeno altre 50 segnalazioni di operazioni sospette tutte riconducibili all’indagine dell’aggiunto Eugenio Fusco e del sostituto Stefano Civardi. Mentre l’inchiesta su Di Rubba, Manzoni e Scillieri va avanti, i finanzieri stanno analizzando punto per punto questi nuovi input di indagine. Ma andiamo con ordine.

I “giroconto Genova” – Già in un’informativa del 26 febbraio scorso, gli uomini delle Fiamme gialle riportano un alert dell’Antiriciclaggio su uno dei tanti conti correnti nel mirino. Non un conto qualsiasi, ma quello aperto il 4 dicembre 2017 e intestato alla Lega per Salvini premier. Per inquadrare il periodo basti ricordare che il 14 settembre di quello stesso anno il Tribunale di Genova, dopo la sentenza di condanna di Umberto Bossi e dell’ex tesoriere Francesco Belsito per la truffa dei rimborsi elettorali, aveva ordinato il sequestro degli ormai famosi 49 milioni di euro. Qualche mese dopo era stata aperta un’inchiesta per riciclaggio, tutt’ora in corso e che incrocia quella della procura di Milano. Le due indagini sono separate ma agli atti dell’inchiesta della procura guidata da Francesco Greco spuntano anche degli strani bonifici da 100mila euro con causale “giroconto Genova“: escono periodicamente dai conti dellla Lega dal gennaio del 2017 fino al settembre del 2019. Bonifici che, come si legge nell’informativa della Finanza, approdano su “un altro conto aperto presso una banca diversa”: per gli investigatori quei bonifici “sembrerebbero non avere alcuna attinenza con la normale attività di gestione di un partito”.

L’alert sul conto della Lega – Ma sono altri gli elementi del conto corrente della Lega che insospettiscono gli 007 di Bankitalia. Quali? Il conto, su cui risulta unico delegato ad operare il tesoriere Giulio Centemero, aumenta il volume delle operazioni tra il 2018 e l’8 settembre 2019. L’Antiriciclaggio conteggia nel 2018 223 movimentazioni in avere per 2.444.133,34 euro e 234 movimentazioni in dare per 1.163.353,41 euro. Numeri che si moltiplicano l’anno dopo: le movimentazioni aumentano anche di dieci volte (ne vengono annotate 3082 in avere e 916 in dare) mentre i bonifici in entrata e in uscita raddoppiano e triplicano: arrivano 5.882.317,41 euro, ne escono 5.113.346,44 euro. In totale su quel conto corrente ci sono in meno di due anni 4445 operazioni che muovono oltre 14 milioni e mezzo di euro.

“Vorticosa movimentazione del conto” – Attenzione però: questa, infatti, non è solo una storia di numeri. È anche – o forse soprattutto – una storia di nomi. L’operatività sul conto del Carroccio viene considerata anomala perché i soldi in entrata arrivano da “persone fisiche o giuridiche ideologicamente legate al partito a titolo di sostegno per importi non adeguati al profilo economiche delle stesse”. Mentre in uscita emergono “pagamenti spesso a vista, di fatture a cifra tonda a società fornitrici della Lega sulle quali anche si rilevano notizie di stampa negative”. I motivi per cui il conto della Lega viene segnalato all’Uif sono diversi: si sospetta, tra le altre cose, una “vorticosa movimentazione del conto caratterizzata da flussi d’importo molto rilevante in un ristretto periodo di tempo, ripetuti afflussi di bonifici riferiti a fatture e/o versamenti di assegni, specie se a cifra tonda ovvero se riconducibili a un’unica o a un numero limitato di imprese, controparti flussi in entrata contestualmente seguiti da trasferimenti di fondi privi di apparente giustificazione commerciale, in favore di altra Società che non sembrano collegabili all’attività svolta dal cliente”.

Val Seriana targata Lega – Tra i bonifici in uscita considerati “interessanti” ci sono quelli della Pontida Fin srl, la finanziaria del Carroccio, e di alcune società “formalmente riconducibili ai direttori amministrativi e revisori contabili del gruppo parlamentare del partito politico al Senato e alla Camera” cioè Di Rubba e Manzoni. I due commercialisti possiedono quote e rivestono cariche societarie nella studio Dea Consulting, poi diventata Partecipazioni srl (in pratica la loro piccola holding), nella Mdr Stp e Nsa, che sta per Non solo auto: è un concessionario che i Di Rubba hanno aperto a Casnigo, il loro piccolo paesino nella Val Seriana. In effetti negli ultimi anni tutta la Bergamasca è diventata la nuova roccaforte della Lega: almeno a livello contabile. Chi analizza il conto del partito sottolinea, infatti, come alcuni bonifici a soggetti privati meritino attenzione non solo “per consistenza e ricorrenza degli emolumenti corrisposti“, ma anche perché quei soggetti sono “nel novero dei fornitori abituali del partito i cui referenti” sono risultati vicini a Di Rubba.

La Lega milione per milione – Il giro di soldi è tentacolare ma sempre uguale a se stesso. Dal conto della Lega escono 6.268.615 euro: Pontida fin (amministrata da Di Rubba) ha ricevuto 926.471,25 euro (tra il 30.08.2018 e il 22.07.2019), Radio Padania ha ricevuto 187.454,70; Mdr Stp srl (di Manzoni e Di Rubba) ha ricevuto 216.415 euro ; la Nsa-Non solo auto (cioè la concessionaria amministrata da un cugino di Di Rubba e partecipata per il 70% da Studio Dea) ha ricevuto 197.968,50 euro, la Cpz spa amministrata da Marzio Emiliano Carrara, (altro imprenditore bergamasco in affari con il Carroccio, attivo nel settore delle tipografie, negli ultimi anni ha avuto “un’espansione esponenziale ed una significativa ascesa del fatturato passato”) ha ricevuto 1.121.569,91 euro, di cui 34.200 euro trasferiti alla stessa Dea. C’è poi la Barachetti service, amministrata dall’ex elettricista Francesco Barachetti, indagato con Di Rubba per concorso in peculato e suo vicino di casa a Casnigo: ha ricevuto 555.405 euro, 311.100 dei quali l’ultimo giorno di agosto del 2018. Insomma: nel giro di un anno circa 3,2 milioni di euro escono dai conti della Lega per finire su quelli di società riconducibili ai suoi commercialisti. O a personaggi comunque vicini al partito. Come Carrara o Barachetti, che è stato anche consigliere comunale del Carroccio.

Il giro dei soldi – Si dirà: sono tutte fatture saldate dalla Lega ai suoi fornitori e contributi girati alle varie ramificazioni del partito. Può darsi. A questo punto, però, gli ispettori della Finanza annotano: “La provvista così incamerata di Pontida e Radio Padania risulta utilizzata, in prevalenza, per la disposizione di bonifici in favore di beneficiari a loro volta collegati al partito di riferimento in qualità di fornitori abituali, tra cui le società riconducibili a Barachetti“. Che vuol dire? Che i soldi usciti dalle casse della Lega riprendono a girare passando sempre dalle stesse persone. Tutte vicine ai revisori contabili dei gruppi alla Camera e al Senato. Dalla Pontida Fin Barachetti – che dall’idraulica è recentemente passato al settore delle sanificazioni (stando alle indagini su consiglio di Manzoni) – ha ricevuto 677.208 euro, la Bmg (sempre riferibile a Barachetti) ha incassato 185.500; la Mc srl (interamente partecipata dalla Pontida e amministrata da Centemero) si è vista accreditare 184.000 euro a titolo di finanziamento socio; la Eco srl (amministrata e partecipata da Pierino Maffeis, anche lui indagato nell’inchiesta milanese) ha ricevuto 32.940 euro. Da Radio Padania sempre la Barachetti ha ottenuto 113.647,18 euro; la Dea 38.400 euro; la Mdr 25.275,82 euro a titolo di pagamento fatture. Sono sempre le stesse società, le stesse sigle, gli stessi nomi, le stesse persone. E sono tutti bonifici ordinati quasi sempre con la stessa causale: “Saldo fattura“.

Un bancario per amico – Tutto legale, per carità: al momento questo è solo uno dei tanti rivoli finanziari sui quali si è poggiata la lente d’ingrandimento degli investigatori. Un’altra traccia, invece, porta a Seriate, l’ennesima cittadina in provincia di Bergamo di questa storia: è lì, nella filiale cittadina dell’Ubi banca che era stato aperto il conto della Dea Consulting di Manzoni e Di Rubba. Era diretta da Marco Ghilardi, il funzionario licenziato dall’istituto per non avere segnalato presunte anomalie in una lunga serie di operazioni: ora è diventato testimone nell’indagine condotta da Civardi e Fusco. Nella sua filiale aveva un conto – il numero 5970 – anche l’Associazione Più Voci: è lì che il 2 dicembre 2015 viene accreditato un bonifico da 125mila euro con causale “erogazione liberale” disposto dall’Immobiliare Pentapigna srl (controllata al 100% da Luca Parnasi). In seguito (il 12 febbraio 2016) ne arriverà un altro dello stesso importo. Stesso percorso fa una donazione dell’Esselunga. Per quei bonifici il tesoriere Centemero è finito accusato di finanziamento illecito sia da parte della Roma e che da quella di Milano: in entrambi i casi pende una richiesta di rinvio a giudizio.

“Non aprite quel conto. È di Centemero” – Sarà per questo motivo che, quando finisce nei guai, il bancario Ghilardi si rivolge subito a Di Rubba: il numero di telefono del commercialista della Lega è tra i primi che compone dopo la sospensione. In una serie infinita di telefonate il professionista vicino a Salvini prova a tranquillizzarlo, promette che gli pagherà l’avvocato e in effetti il legale a Ghilardi sarà procurato proprio da Manzoni e Di Rubba. Poi l’ex direttore di banca deciderà di parlare con gli inquirenti. Tra le altre cose dichiarerà che “nello stesso periodo dei giri di soldi tramite Più Voci, Di Rubba mi aveva chiesto di aprire il conto di Radio Padania e delle associazioni regionali della Lega“. Tentativo che fu bloccato dai vertici dell’istituto. Un’altra richiesta bloccata da Ubi, ma nella filiale di Clusone (ovviamente in provincia di Bergamo) fu quella presentata di Di Rubba: voleva aprire un conto corrente per la neo costituita Manzoni&Di Rubba società tra professionisti. Solo che l’istituto aveva individuato come titolare effettivo di quel conto Centemero, tesoriere della Lega e socio di minoranza della società dei due commercialisti. “In base alle informazioni sin qui disponibili, non sono noti i documenti considerati nella predetta analisi e, pertanto, non sono note le ragioni che hanno portato la banca ad individuare in Centemero il titolare effettivo della società e/o del rapporto bancario”, annotano i finanzieri in un’informativa del 4 novembre del 2019. Dopo quello stop i soci hanno preferito non insistere: una settimana dopo sono comunque riusciti ad aprire un conto corrente per la loro società. A dare il via libera la filiale dell’Ubi di Seriate: quella guidata dall’amico Ghilardi.

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