Dopo che ilfattoquotidiano.it ha raccontato come molte Regioni governate dal centrodestra abbiano nei fatti boicottato la app Immuni, il nuovo Dpcm emanato nella notte corre ai ripari. E specifica che “al fine di rendere più efficace il contact tracing attraverso l’utilizzo dell’App, è fatto obbligo all’operatore sanitario del Dipartimento di prevenzione della azienda sanitaria locale, accedendo al sistema centrale di Immuni, di caricare il codice chiave in presenza di un caso di positività“.

Il caso più clamoroso, come emerso nei giorni scorsi, è quello del Veneto dove gli operatori finora non hanno mai utilizzato la app per segnalare i contagiati e avvertire chi sia entrato in contatto con loro. La Regione guidata da Luca Zaia si è giustificata sostenendo che poiché “l’eventuale contatto registrato non si configura in senso assoluto come contatto stretto” sarebbe necessario un “protocollo applicativo per uniformare le procedure di tutte le Regioni”. Poi ha annunciato che da oggi sarebbe comunque partito l’inserimento dei codici.

“Immuni? Più che altro è una rottura di scatole”, ha detto dal canto suo il direttore dell’Ats Milano Vittorio De Micheli al fatto.it, ammettendo che “gli ultimi operatori arruolati non sono stati formati per nulla e quindi abbiamo dei sanitari che, quando devono sbloccare Immuni, aspettano il collega che lo sa fare”. E l’Ats sta addirittura lavorando per conto suo su un altro fronte, “una piattaforma che consentirà di inviare sms direttamente dal laboratorio sul cellulare di chi risultasse positivo”.

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